Settembre lancia i consumi

26/11/2003



      Mercoledí 26 Novembre 2003

      Economia
      Settembre lancia i consumi

      La spesa delle famiglie – Secondo l’Istat le vendite al dettaglio registrano un aumento dello 0,6% nei confronti di agosto e del 3,3% rispetto al 2002


      MILANO – Le vendite al dettaglio allungano il passo a settembre e mettono a segno una crescita del 3,3% su base annua, la più sostenuta da maggio.
      A livello congiunturale l’incremento è stato dello 0,6 per cento. È presto però per parlare di risveglio dei consumi. Il risultato di settembre sembra influenzato dalla raffica di promozioni effettuate soprattutto nel settore dei beni di largo consumo al rientro dalle vacanze. L’Istat ricorda infatti che a trainare la ripresa delle vendite sono stati gli alimentari (+6,1%), mentre nei comparti non food l’incremento è risultato contenuto (+1,4%). Tra i prodotti non alimentari variazioni più sostenute per gli elettrodomestici (3,4%) e fotocine (+3,3%); abbigliamento, calzature e cuoio hanno invece accusato una flessione dello 0,1 per cento. L’aumento delle vendite ha interessato tutte le zone del Paese, anche se sembra essere stato più intenso nelle regioni meridionali, dove l’incremento ha raggiunto il 3,9 per cento. Ma anche al Nord (+3,4% con un +3,7% all’ovest) e nel Centro (+2%) è stato rilevato un apprezzabile dinamismo. Come in passato, la grande distribuzione è riuscita a mettere a segno un aumento delle vendite consistente (+5,7%), mentre le piccole imprese hanno visto la crescita limitata all’1,7 per cento. Nell’ambito della grande distribuzione, a far registrare la crescita più consistente sono stati gli hard discount (+7,5%) e gli impermercati (+6,4%), dove gli alimentari hanno incasellato un’impennata del 10 per cento. Nei primi nove mesi dell’anno le vendite sono aumentate in media del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2002, con una punta del 5,1% per gli alimentari e un minimo dello 0,6% per gli altri settori. Positivi i commenti del Governo. «Finalmente siamo all’uscita del tunnel della crisi» sottolinea Adolfo Urso, viceministro alle Attività produttive. «La crescita delle vendite al dettaglio – aggiunge – testimonia che sta ritornando un clima di fiducia anche tra i consumatori che hanno ripreso ad acquistare, la fase più difficile per la nostra economia sembra oramai essersi conclusa». L’ottimismo dell’Esecutivo non trova però larghi consensi nelle valutazioni di operatori, sindacati e consumatori, tra i quali prevalgono invece cautela e scetticismo.
      «C’è poco da consolarsi con i dati sulla ripresa delle vendite al dettaglio, perchè ancora una volta riguarda solo la grande distribuzione» ribatte la Confesercenti. «Non c’è una ripresa significativa della domanda interna» aggiunge il Centro studi Confcommercio, che ribatte: «La situazione delle vendite in quantità e quindi della spesa delle famiglie permane stagnante». Per i sindacati non bastano alcuni segnali per una chiara inversione di rotta della domanda interna, mentre resta da sciogliere il nodo della politica economica. «I dati sula ripresa dei consumi non cambiano i problemi di bilancio familiare per i meno abbienti e per gli anziani» ribatte il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta. «I salari e le pensioni – spiega il leader Cisl – risentono, infatti, in modo chiaro della pressione dei prezzi. Diventa sempre più decisivo avere delle politiche dei redditi che tengano presenti queste aree della popolazione». «Se i consumi aumentano nella grande distribuzione e negli hard discount significa solo che in Italia esiste una spasmodica necessità di risparmiare – sottolinea il vicesegretario generale Ugl, Renata Polverini -. In questo quadro sconfortante e di forte depressione serve a poco dire che i consumi sono in ripresa quando i beni maggiormente acquistati si trovano nel settore alimentare». E i consumatori pongono l’attenzione proprio sulle difficoltà incontrate dalle famiglie per mantenere stabili i livelli della spesa. «I dati sui consumi non possono suscitare ottimismo, in quanto gli italiani hanno ricominciato a spendere ma indebitandosi e perchè la ripresa economica per il nostro Paese non è dietro l’angolo e per vederla dovremo ancora aspettare un anno, un anno e mezzo» afferma Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, associazione che fa parte dell’Intesa consumatori. Il vero problema – aggiunge Lannutti – «è la mancanza di fiducia (si veda l’articolo in basso, Ndr), gli italiani hanno paura del futuro e quindi non spendono. Credo che questa situazione durerà ancora molto, a meno che il Governo non cambi strategia adoperandosi per un aumento dei redditi».

      VINCENZO CHIERCHIA
      ELIO PAGNOTTA