«Servono risparmi per quindici miliardi»

27/07/2007
    venerdì 27 luglio 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

    il documento
    La risoluzione della maggioranza sui conti pubblici

    “Servono risparmi
    per quindici miliardi”

      STEFANO LEPRI

      È citato perfino l’uranio impoverito, tra le 6.600 parole della risoluzione votata ieri dal Senato: sul documento di programmazione economica e finanziaria del governo per il periodo 2008-2010. Il testo, infatti, impegna il governo a indennizzare i militari colpiti da malattie professionali che potrebbero avere questa causa. C’è qualcosa un po’ per tutti, dalla sicurezza stradale all’Iva per la pesca; c’è un impegno solenne a ridurre la spesa pubblica, e dettagliati elenchi in cui si possono rintracciare almeno due dozzine di scopi per i quali, al contrario, la spesa dovrebbe aumentare.

      Manca invece l’indicazione in cifra di un tetto alla spesa pubblica «primaria» (ovvero calcolata al netto degli interessi) che il ministro Tommaso Padoa-Schioppa aveva auspicato e che il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi aveva raccomandato di inserire. Il sottosegretario all’Economia Nicola Sartor promette che si rimedierà a settembre: «la quantificazione della spesa e la scansione temporale della riduzione le daremo nella nota di aggiornamento del Dpef».

      Saldo a 24 miliardi
      Per il momento, la grandezza a cui la legge finanziaria 2008 viene vincolata è, come da tradizione, il «saldo netto da finanziare» (astrazione contabile assai lontana dal deficit che in concreto si finanzia emettendo titoli di Stato): viene stabilito in 24 miliardi di euro. L’unica spesa di cui si afferma che non deve aumentare «in alcun modo» è quella per gli armamenti; l’unico risparmio reso esplicito è quello sui costi della politica, con l’invito al governo a mettere in bilancio nel 2008 «una quota prevalente» dei 2 miliardi da ottenere a regime.

      Il successo dell’ala dura
      La sinistra dell’Unione vanta un successo. Il testo della risoluzione impegna il governo a «proseguire» oltre il protocollo del 23 luglio la riforma delle leggi sul lavoro, inserendoci tra l’altro ciò che la Cgil chiedeva e non ha ottenuto: le varie forme di contratti a termine «non devono superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa». Ma sono decine le [FIRMA]lobbies che possono indicare qualche buona parola per loro; fino alla richiesta di soldi per nuove convenzioni con la Tirrenia, sollecitati da Regioni e Comuni isolani.

      In sostanza, chi ha vinto? Non è gradevole, per i politici, esprimersi in questi termini. «Se vogliamo adeguarci a questo schema gladiatorio, per cui ogni giorno si deve stabilire se ha prevalso la sinistra massimalista o la sinistra riformista, io sono soddisfatto, perché il messaggio chiave è che non deve aumentare la pressione fiscale» risponde Enrico Morando, che come presidente della commissione Bilancio ha guidato la discussione sul Dpef ed è uno dei capifila dei riformisti al Senato.

      «Manovra solo coi tagli»
      Con quel testo, sostiene, la manovra 2008 si può fare soltanto con tagli severi alle spese, «per almeno un punto di prodotto lordo», ovvero 15 miliardi di euro; «la pecca, casomai, è che non si definsicono simili traguardi per il 2009 e il 2010». La risoluzione scritta dai capigruppo dell’Unione dà via libera alla riforma del bilancio dello Stato (sul modello francese, anche se non lo si dice) per «missioni» e «programmi» in modo che sia possibile capire meglio per che cosa si spende e quanto, e così tagliare (qui segendo il modello britannico della spending review). L’esperienza, secondo Morando, insegna che i tagli di spesa all’ingrosso non funzionano, «come il 2% del ministro Domenico Siniscalco con il centro-destra o il comma 507 della legge finanziaria del centro-sinistra l’anno scorso».

      «Conteniamo le tasse»
      Nella formula precisa che è stata scelta, la pressione fiscale si dovrà «contenere e gradualmente ridurre». Per bilanciare le richieste delle varie parti della coalizione, la lista delle priorità per gli sgravi si è allungata: «riduzione del prelievo tributario complessivo a carico delle famiglie, in particolare di quelle numerose o incapienti, dei soggetti economicamente più deboli, quali i giovani precari e gli anziani, e delle imprese, con particolare attenzione a quelle di dimensioni minori, artigiane e del lavoro autonomo».

      Il gettito della nuova aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie coprirà «interventi fiscali in favore dei redditi più bassi e delle famiglie», ma si confermano anche gli sgravi Ici e «un sistema di tassazione separata per i redditi da locazione».