Servizi, turismo, pulizie in sciopero

09/05/2007
    mercoledì 9 maggio 2007

    Pagina 8 – Lavoro Economia

    L’11 maggio assemblea dei sindacati confederali a Roma

      Servizi, turismo, pulizie in sciopero:
      sono 4 milioni i senza contratto

        di Manuele Bonaccorsi

        Salari, orario di lavoro, appalti. Su questi tre punti chiave si gioca la difficile partita per il rinnovo contrattuale di oltre 3 milioni di lavoratori del terziario: 1,6 milioni di addetti ai servizi, 1,2 nel turismo, più di 500 mila lavoratori delle imprese delle pulizie. La trattativa si è arenata da tempo: basti pensare che il contratto delle pulizie è scaduto da 24 mesi, quello del turismo da 17 mesi (mentre per il terziario sono passati solo 5 mesi). I sindacati hanno già proclamato lo sciopero per imprese di pulizia e turismo, che si svolgerà l’11 maggio. Lo stesso giorno oltre 4mila delegati di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil si riuniranno al Palalottomatica di Roma per una mega assemblea, con la presenza dei tre segretari confederali, che servirà a rivendicare il diritto a un nuovo contratto. La trattativa è ferma su molti dei punti controversi emblematici del nuovo mondo del lavoro basto su esternalizzazioni, flessibilità degli orari e precarietà contrattuale. I sindacati chiedono di ritoccare al ribasso le percentuali di contratti a tempo indeterminato; limiti all’uso diffusissimo del part-time; l’applicazione delle tutele del contratto collettivo anche alle imprese appaltatrici; l’introduzione del Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva) già introdotto dal governo nel settore dei cantieri edili. Per quanto riguarda la parte economica la richiesta, tutt’altro che esorbitante, è di 78 euro per i servizi e 90 per le imprese di pulizia e il turismo.

        La controffensiva di Confindustria e Confcommercio, come già accaduto per i metalmeccanici, è centrata sull’applicazione del decreto 66/2004, che permetterebbe alle imprese di variare i carichi di lavoro senza trattare con le Rsu, sulla libertà di usare contrattuti atipici (si pensa anche all’introduzione del lavoro a chiamata, tra le tipologie più precarizzanti della legge 30) e la difesa del part time. La richiesta padronale ha anche un valore prettamente economico: nel contratto scaduto, infatti, era già prevista lìapplicazione delle regole dell’«orario multiperiodale», cioè cambiamenti di orario a seconda dei carichi di lavoro. Ma le aziende vogliono poter disporre di questi benefici di flessibilità senza trattativa, e senza gli incentivi e le maggiorazioni previste dal vecchio contratto a risarcimento della maggiore flessibilità.

        Nel campo delle imprese di pulizia il rinnovo è forse ancora più delicato. Il settore, infatti, è uno dei più esposti al gioco degli appalti al massimo ribasso, e occupa principalmente lavoratori "deboli", immigrati e donne, spesso assunte a part time e costrette alle difficoltà dell’orario spezzato (per esempio due ore di lavoro la mattina presto, prima dell’apertura degli uffici, e due di sera, dopo la chiusura). Accade molto spesso, inoltre, che il cambio dell’azienda vincitrice dell’appalto, pur senza effetti sull’occupazione, provochi una diminuzione degli orari di lavoro e un peggioramento delle tutele. E frequentemente la colpa ricade per intero sui committenti pubblici, costretti dalla diminuzione dei bilanci a cercare risparmi a spese dei lavoratori: ad esempio appaltando i servizi di pulizia a costi inferiori a quelli previsti dal contratto collettivo nazionale. Se Confindustria e Confcommercio chiedono mano libera, con l’applicazione integrale delle leggi antilavoriste del governo Berlusconi, anche le istituzioni hanno gravi colpe: non solo i tagli ai trasferimenti, ma anche il mantenimento in vita della legge 30, che continua a mietere vittimr in questa nuova stagione di rinnovi.