Servizi, laboratorio di flessibilità

16/12/2004

    giovedì 16 dicembre 2004

      sezione: ECONOMIA ITALIANA - pagina 14

            Per Billè è il terreno più adatto per verificare le potenzialità della legge Biagi
            Servizi, laboratorio di flessibilità
            EUGENIO BRUNO
            ROMA • Il commercio si è rivelato il «laboratorio» ideale per verificare sul campo tutte le potenzialità contenute nella legge Biagi. Lo hanno dichiarato all’unisono il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, e il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, che ne hanno discusso ieri a Roma nel corso del workshop «Il terziario, laboratorio sociale della riforma Biagi: flessibilità, apprendistato, bilateralità».

            Sacconi ha battuto soprattutto sul tasto della flessibilità. A suo giudizio, la principale novità introdotta dalla legge 30 del 2003. «Prima dell’introduzione della legge Biagi — ha sottolineato — la regolazione del lavoro era troppo tarata sulla tradizionale dimensione industriale, sulle sue caratteristiche fortemente standardizzate».


            Il sottosegretario al Welfare ha invece definito i servizi, flessibili per natura, come il terreno ideale per tastare il polso alla nuova normativa. Con un’avvertenza supple• mentare: non confondere flessibilità con precarietà. «La precarietà — ha precisato Sacconi — è quella dei disoccupati, dei sommersi, e dei condannati ai margini del mercato del lavoro da cattivi educatori che li hanno portati a una laurea in discipline poco appetite dal mercato. Cattivi maestri — ha aggiunto — che la domenica fanno la morale sulla precarietà e negli altri sei giorni la producono». Laddove le tipologie contrattuali introdotte dalla nuova disciplina, ha concluso, sono invece funzionali «a includere nel mercato del lavoro le persone che non sarebbero disponibili a orari di lavoro standard».


            Sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzato Billè che ha innanzitutto ricordato come il nuovo contratto del commercio, della distribuzione e dei servizi abbia dato ampio spazio agli strumenti offerti dalla legge Biagi. Per il presidente di Confcommercio solo insistendo sulla strada della flessibilità si permetterà al Paese di recuperare competitività. Affinché ciò accada — ha specificato — «tutti i soggetti che governano il mercato del lavoro, ivi comprese le Regioni, dovranno realizzare appieno il suo ruolo». Per raggiungere questo scopo — ha precisato Billè — potrebbe rendersi «necessaria una manutenzione del protocollo del ’93». Una formula che va letta come una riforma della contrattazione. E cioè, seguendo gli esempi offerti dai recenti rinnovi di commercio e turismo, «tarando più puntualmente le risposte alle esigenze del territorio e delle aziende».


            Ma c’è stato spazio anche per le note più problematiche. Come il ritardo nella riforma dell’apprendistato, da lui definito «l’unico strumento che consentirà l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro attraverso modalità formative». Un’altra più generale: permettere all’Italia di recuperare, nei servizi, il terreno che la separa dai partner europei. A questo proposito, Billè ha ricordato come, nel nostro Paese, risulti impiegato nel terziario il 63% dei lavoratori contro il 67 del Vecchio continente. Senza contare che con Francia (69,9%) e Gran Bretagna (73,7%) il gap è ancora più marcato.