“Servizi” I Comuni battono cassa ma in Borsa hanno 9 miliardi

06/11/2006
    luned� 6 novembre 2006

    Pagina 11 – Politica

    SONO 14 LE SOCIET� QUOTATE CONTROLLATE DAGLI ENTI LOCALI. E POI CI SONO AEROPORTI, AUTOSTRADE, ACQUEDOTTI

    I Comuni battono cassa
    ma in Borsa hanno 9 miliardi

      Per le citt� interessate
      i dividendi provenienti
      dalle aziende partecipate
      rappresentano anche
      la met� delle entrate
      extratributarie

        retroscena
        PAOLO BARONI

        ROMA
        I Comuni italiani continuano a piangere miseria, a battere cassa con Roma, quando in realt� sono seduti su una vera e propria montagna di soldi. Basta scorrere il listino di piazza Affari per imbattersi in almeno 14 societ� a controllo soprattutto municipale, che messe tutte assieme capitalizzano all’incirca 16,6 miliardi di euro. Pi� della met� di questa cifra, qualcosa come 8,9 miliardi, � il valore dei titoli in mano agli enti locali. Le citt� pi� ricche sono senza dubbio Milano, Roma, Torino, Brescia e Bologna. La sola Aem milanese, vero e proprio colosso del settore, vale infatti 3,83 miliardi di euro e Letizia Moratti ne controlla il 43% per un controvalore di 1,6 miliardi. La Asm di Brescia, controllata dal Comune al 69,2% ed in predicato di fondersi con la genella milanese, ne vale 2,84, l’Acea romana (51% in mano a Veltroni) 2,97, mentre l’emiliano-romagnola Hera (47,9% in mano ai vari municipi, con Bologna al 14,9% e Modena al 13,7%) capitalizza altri 3 miliardi. La sola quota che fa capo al sindaco Sergio Cofferati vale la bellezza di 460 milioni. Dall’unione tra Aem Torino del sindaco Sergio Chiamparino e la genovese Amga del suo collega Giuseppe Pericu da pochi giorni � nata Iride che in Borsa oggi capitalizza 1,75 miliardi di euro ed � controllata per il 51,1% da Fsu, la Finanziaria Sviluppo Utilities che Torino e Genova si dividono met� per uno. Le ultime quotazioni valorizzano la quota di Fsu ben 895 milioni, mentre il 19% detenuto direttamente dalla Finanziaria Citt� di Torino ne vale altri 330.

        Ma nel �giardinetto� municipale troviamo anche societ� di gestione aeroportuale (Comune e provincia di Venezia detengono rispettivamente il 14,6% ed il 14,4% della Save che capitalizza 630 milioni di euro) e un po’ di acquedotti, con Torino e Genova che assieme hanno l’87% di Acque Potabili, mentre al solo capoluogo ligure fa capo il 68,32% della Mediterranea acque (valore 202 milioni). E questo solo per restare alle societ� quotate, fuori dal listino infatti ci sono altri gioielli, dall’emiliana Enia (controllata da Parma, Piacenza e Reggio Emilia, valore di mercato quasi un miliardo di euro) al pacchetto di controllo dell’autostrada Milano-Serravalle (su cui la Provincia di Milano ha investito molti milioni) ad importanti partecipazioni in societ� di gestione aeroportuale come quelle detenute da Milano nella Sea (la societ� che gestisce gli scali di Malpensa, Linate ed un pezzo di Orio al Serio controllata all’84%), da Torino nella Sagat (38% al Comune, 8% alla Regione, 5% alla Provincia) e da Bologna nella Sab.

        Oltre ai settori tradizionali (acqua, luce e gas, gestione rifiuti e trasporto locale) il cosiddetto neo-statalismo municipale negli ultimi anni ha messo a segno una vera e propria esplosione di attivit�. In pochi anni si � passati da 70 ad oltre 800 societ� per azioni controllate o partecipate da comuni e province, ormai presenti assieme alle Regioni in tantissimi settori di attivit� non sempre �strategici� per chi svolge funzioni pubbliche: dalla finanza alla ristorazione, dalla farmaceutica al comparto immobiliare all’information technology, dallo sviluppo scientifico-tecnologico a quello culturale, alimentare e fieristico.

        Tutte societ� ed imprese che devono a tutti i costi restare nell’orbita di Comuni, Province e Regioni? E soprattutto con quote di controllo che a volte vanno dal 50 al 70%? I dubbi sono tanti, a cominciare dal fatto che in molti casi si tratta di attivit� che negli altri paesi europei non sono gestite dagli enti territoriali e dove il privato assicura pi� concorrenza e migliori servizi all’utente.

        Perch� i sindaci non vendono? Per tre ordini di ragioni. La prima pu� essere di tipo politico: la presenza di Comunisti, Verdi o Rifondazione nelle principali giunte locali rende molto difficili robusti piani di privatizzazione.

        Il secondo � un problema di opportunit�: a fronte dei progressivi e sempre pi� robusti tagli dei trasferimenti statali il controllo di societ� del calibro di Aem, Acea o Asm, costituisce una fonte costante (e sempre molto ingente) di entrata. Secondo una elaborazione fatta dal Centro studi Confindustria per comuni come Brescia, Roma e Torino utili e dividendi provenienti da aziende partecipate costituiscono la met� o poco pi� delle entrate extratributarie.

        Con la capitale che sfiora il 60%, Torino che arriva al 50 e Brescia che si colloca poco sotto. Il terzo nodo attiene ovviamente alla gestione del potere che deriva dal controllo di societ� per azioni tanto importanti, coi loro presidenti, consiglieri di amministrazione e sindaci da nominare di volta in volta.