“Servizi” Catricalà: «Troppi freni alle liberalizzazioni»

10/11/2006
    venerd� 10 novembre 2006

    Pagina 39 – Economia

      Il presidente dell�Antitrust, Catrical�: ho dovuto moderare l�entusiasmo che avevo sul decreto Bersani

        �Troppi freni alle liberalizzazioni
        si affossa la ripresa economica�

          corporativismo
          Non bisogna cedere alle
          istanze corporative.
          So che si stanno studiando
          disegni di legge che puntano
          a ripristinare il sistema
          precedente in alcuni settori
          resistenze
          Ci sono resistenze da parte di
          pubblica amministrazione,
          farmacisti, banche e professioni
          E sui tassisti il governo ha
          lasciato i Comuni un po’ soli

            GIOVANNI VALENTINI

            ROMA – �La concorrenza pu� essere il motore della ripresa economica, com�� gi� avvenuto del resto in altri Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti d�America. L� ha prodotto uno sviluppo che nessun�altra leva politica, n� fiscale n� creditizia, avrebbe potuto comportare�. In un�intervista rilasciata a Repubblica RadioTV, il presidente dell�Antitrust, Antonio Catrical�, fa il punto sull�attuazione del "pacchetto Bersani" e lancia un appello pubblico a proseguire con determinazione sulla strada delle liberalizzazioni.

            �In questi ultimi tempi – prosegue – ho dovuto moderare l�iniziale ottimismo che nutrivo all�indomani del decreto Bersani�. E spiega: �Ho visto che ci sono molte resistenze, forse troppe e particolarmente forti. Ho trovato resistenze nella pubblica amministrazione, per tutto ci� che riguarda il pubblico servizio e le aziende municipalizzate. Ho trovato resistenze nelle professioni, nei tassisti, nella distribuzione dei farmaci e perfino nel sistema bancario ad accettare i nuovi principi introdotti dalla riforma�.

            Vuol dire che sta diventando pessimista sul futuro delle liberalizzazioni nel nostro Paese?

              �No, tutto questo non mi fa perdere la speranza. Sappiamo che la strada delle liberalizzazioni � dura e difficile. E sappiamo anche che il decreto Bersani non � solo un fatto simbolico, ma � misurabile economicamente. L�Italia � un Paese fortemente conservatore, non ama i cambiamenti. � un Paese dove esistono forti incrostazioni, dove sono tollerate incompatibilit� e conflitti d�interesse come peccati veniali e perci� viene mantenuto lo "status quo", viene difeso il privilegio�.

              E allora, che cosa si deve fare?

                �Non bisogna cedere alle istanze corporative. So che si stanno gi� studiando disegni di legge per ripristinare il precedente sistema in diversi settori e invece bisogna insistere, laddove sono stati delegati poteri e funzioni agli enti locali affinch� attuino le riforme. Per noi dell�Antitrust, questa � una necessit� assoluta. Anche perch� insieme alle riforme sono stati attribuiti nuovi poteri all�Autorit� e noi intendiamo utilizzarli fino in fondo, come abbiamo gi� fatto due volte: una contro una circolare dell�Abi che suggeriva alle banche alcuni espedienti e l�altra contro i grossisti farmaceutici che si rifiutavano di rifornire le cosiddette parafarmacie�.

                Nel settore bancario, sono in atto diverse fusioni come quella fra Banca Intesa e San Paolo. Lei ritiene che questa tendenza possa favorire i consumatori, riducendo i prezzi dei servizi e migliorandone la qualit�?

                  �Le aggregazioni, di per s�, dovrebbero produrre economie di scala. Ma non � detto che queste si percuotano sui risparmiatori, a loro vantaggio. � necessaria una maggiore concorrenza per innescare la molla che spinge ad abbassare i prezzi. E questo lo deve fare il mercato. Noi dobbiamo vigilare che non si formino troppi intrecci azionari e non consentano un gioco al rialzo: certo, la presenza dello stesso socio in pi� entit� bancarie, non favorisce la competizione�.

                  Un altro capitolo dolente per i cittadini, soprattutto per quelli pi� anziani e meno abbienti, riguarda i farmaci e le farmacie…

                    �S�, riguarda le tasche dei cittadini e riguarda anche l�erario perch� la spesa farmaceutica ha superato ormai il 50% di quella sanitaria complessiva. Qui occorre senz�altro un intervento pi� deciso: bisogna favorire la domanda di farmaci equivalenti, meno costosi di quelli griffati ma altrettanto efficaci, eliminando i pregiudizi culturali che ancora persistono. � un settore che pu� avere un grande sviluppo, come in America e nei Paesi anglosassoni. Con la diffusione dei farmaci da banco anche nei supermarket, dove comunque occorrer� la presenza di un farmacista, si prevedono 5.000 nuove assunzioni nel prossimo anno�.

                    La "guerra dei taxi", intanto, continua. Il problema si pu� risolvere soltanto con l�aumento delle licenze?

                      �Non solo con l�aumento licenze, ma questo resta il passaggio centrale. Altrimenti, se l�offerta continua a rimanere limitata, non si potranno concordare n� le tariffe n� la qualit� del servizio. Poi, occorrono anche altri strumenti: per esempio il cosiddetto taxi-sharing, cio� la possibilit� di usare lo stesso taxi per pi� passeggeri che compiono il medesimo tragitto. In questo caso, per�, il governo ha lasciato un po� soli i Comuni e ha fatto gi� marcia indietro: sarebbe stato meglio mantenere l�impostazione originaria del decreto�.

                      Una volta si diceva che le privatizzazioni non funzionano senza una vera liberalizzazione del mercato. A che punto siamo?

                        �Purtroppo, � in atto un rallentamento nella privatizzazione sia delle societ� che gestiscono reti strategiche sia nei servizi locali. Anzi, per le municipalizzate il fenomeno � esponenziale. Noi riteniamo invece che lo Stato debba essere pi� snello: lo Stato migliore � meno Stato possibile. In Italia, la Pubblica amministrazione continua ad avere un ruolo eccessivamente invasivo, e talvolta addirittura oppressivo, nei confronti del cittadino�.