«Serve responsabilità, non autunni caldi»

12/07/2002

Venerdí 12 Luglio 2002



Il presidente di Confindustria D’Amato valuta positivamente il Patto per l’Italia e invita il Governo a procedere sulla strada delle riforme
«Serve responsabilità, non autunni caldi»
Politica dei redditi per garantire la stabilità e il calo dell’inflazione – Sul sommerso puntiamo all’avviso comune anche con la Cgil

Massimo Mascini
ROMA – Buona la riforma del mercato del lavoro introdotta con il Patto per l’Italia, ma adesso occorre andare avanti, portare a compimento tutte le altre riforrme, compresa quella previdenziale. È questo l’invito forte della Confindustria, la cui Giunta ieri ha espresso una valutazione molto positiva sull’accordo tripartito del 5 luglio. Antonio D’Amato ha spiegato che l’andamento non positivo dell’economia internazionale, le ombre che escono da questo quadro, più numerose delle luci, convincono sulla necessità di procedere velocemente sulla strada ineludibile delle riforme per avere così più sviluppo, più occupazione, più equità. Il presidente di Confindustria ha sottolineato l’esigenza di tenere fede agli impegni assunti di politica dei redditi, di avere cioè comportamenti coerenti con l’esigenza di sviluppo. Tutto il mondo sindacale, ha detto, deve condividere questo sforzo per la politica dei redditi, tutti coloro che hanno firmato l’accordo del 1993. C’è bisogno infatti del «massimo di responsabilità sociale – ha affermato -; non serve minacciare autunni caldi dopo che 38 associazioni hanno firmato un patto per crescere e una sola organizzazione non lo ha firmato». Un invito alla moderazione indirizzato esplicitamente all’organizzazione di Sergio Cofferati. «Che ci sia voglia di una nuova ondata rivendicativa lo dicono oggi la Cgi e la Fiom, che stanno cercando lo spunto per avanzare rivendicazioni che però metterebbero in difficoltà il Paese». D’Amato dice che è invece importante sedersi al tavolo della negoziazione e discutere i problemi aperti. L’occasione, insiste, c’è, perché si apre adesso un tavolo per mettere a punto un avviso comune contro l’economia sommersa. «Chi ha interesse a dare lavoro ai ceti più deboli – afferma – può dimostrare così la propria buona volontà. Quando si lavora, quando ci si rimbocca le maniche, è sempre un segnale positivo». Il presidente di Confindustria non vede perché la Cgil non dovrebbe seguire questo invito. «Noi siamo stati sempre aperti, e sempre lo saremo, verso una partecipazioen della Cgil ai tavoli del confronto e del dialogo serio, lo abbiamo sempre detto e dimostrato in questi mesi». Ma allora il vittimismo non si spiega, aggiunge, è solo «un rituale che si consuma sulla stampa su chi ha diritto a sedersi e chi no, ma la realtà è un’altra». Adesso, con questo nuovo appuntamento, «c’è la prosecuzione reale dei lavori e l’augurio è che la Cgil, oltre a partecipare attivamente, firmi anche l’avviso comune. Noi non abbiamo alcuna preclusione a un ruolo attivo della Cgil». Del resto, le riforme economiche e sociali alle quali punta la Confindustria sono un’esigenza dettata dalla difficile situazione economica internazionale. «Le cose – secondo D’Amato – non stanno andando bene, ci sono profonde contraddizioni. Negli Stati Uniti l’economia il primo trimestre ha mostrato grande vitalità, ma nel secondo abbiamo assistito a una discesa. L’Italia va meglio, ma dobbiamo fare di più, perché per restare competitivi dobbiamo investire, un’esigenza primaria dopo che per quindici anni non lo si è fatto. Ma per farlo occorre avere maggiore sviluppo da un lato e controllare strettamente la spesa pubblica dall’altro». Ma un tassello importante in questo quadro diventa la coerenza del comportamento sindacale. Per questo il presidente di Confindustria ha lodato l’indicazione del Dpef per un tasso di inflazione programmata per il prossimo anno dell’1,4%. Rispettarlo sarebbe, dice D’Amato, «il modo migliore per difendere la stabilità economica del Paese». Ma oltre a non avanzare rivendicazioni salariali troppo elevate, occorre anche fare le riforme, una necessità, ha detto, per un Paese come l’Italia che ha un debito pubblico quasi doppio rispetto a quello della gran parte dei paesi membri del l’Unione. Riforme, tra le quali anche quella previdenziale: «una delle grandi riforme – ha detto – che il Paese deve fare, un passaggio fondamentale per dare strutturalità alla spesa pensionistica». D’Amato ha ricordato i tre elementi che caratterizzano la situazione spingendo per una riforma, il tasso di invecchiamento accelerato dal l’allargamento delle aspettative di vita, la crescita della spesa sanitaria e la famosa «gobba» della spesa previdenziale dei prossimi anni. C’è già in Parlamento un disegno di legge delega, ha ricordato D’Amato, vedremo cosa accadrà. La Confindustria aveva espresso opinioni divergenti rispetto alle tesi del Governo, pensava che oltre agli incentivi per rinviare il pensionamento sarebbero necessari anche dei disincentivi, adesso si tratta di aspettare l’autunno. «Tutto dipenderà – dice D’Amato – dal quadro macroeconomico». Gli industriali per facilitare la riforma hanno messo a disposizione anche il Tfr, a patto però che si arrivi a una riforma vera e che si abbatta o si cominci ad abbattere il cuneo previdenaziale e fiscale che grava sul costo del lavoro.