Serve più formazione nel turismo

15/02/2005
    Sette
    lunedì 14 febbraio 2005
    pagina 25

    Con Bit for job la Borsa crea un ponte tra enti pubblici e imprese e il mondo dell’università.
    Serve più formazione nel turismo
    Per dare risposte rapide alle mutevoli esigenze del mercato

    Fabio Donfrancesco

    Qual è il ruolo assunto dalle università nella formazione professionale nel mondo del turismo è la domanda fondamentale alla quale cercheranno di dare risposta docenti e imprese nei numerosi incontri e seminari organizzati a Bit for job. ItaliaOggi ha voluto sentire alcuni responsabili e docenti dei principali e qualificati corsi universitari e dei master. Gli attuali percorsi formativi manageriali sono piuttosto eterogenei e tradizionalmente si muovono su due linee guida: alcuni seguono un indirizzo più economico-finanziario, altri hanno invece un approccio più classico, e danno spazio alle materie sociologiche, letterarie e scientifiche. In realtà, questa distinzione è meno marcata se si guardano nel dettaglio i piani di studio in rapporto alle nuove esigenze del mercato. ´Va ricordato come la centralità di fattori di competitività, quali la destinazione e la qualità del servizio offerto dalle imprese turistiche, obbliga a caratterizzare le figure professionali, intese come leve di competitività, in termini di sistema sinergico, flessibile, in continua e stretta interazione reciproca’, spiega Magda Antonioli Corigliano, direttore del master in economia del turismo dell’università Bocconi di Milano. ´Dall’esperienza maturata in 15 anni di corso di perfezionamento post-laurea in economia del turismo, si è mosso un gruppo di lavoro della Bocconi che ha analizzato come le tecnologie, i nuovi prodotti, i paesi emergenti, i cambiamenti nel comportamento dei turisti e la crescita della competizione generino nelle imprese turistiche un gap tra situazione professionale esistente e competenze richieste. Il gap si ripropone peraltro sia a livello aziendale sia di aggregazione territoriale e si traduce in una maggiore richiesta di skill strategici quali il planning, il management, il marketing e la gestione dei sistemi informativi. Oggi la competizione’, sottolinea Antonioli Corigliano, ´si gioca soprattutto a livello di destinazione, più che di singolo prodotto. In termini di efficacia ed efficienza la settorialità del comparto richiede l’effettiva integrazione di momenti decisionali diversi, facenti capo ora al settore pubblico, ora al settore privato, per i quali l’integrazione è essenziale’.

    Sul concetto di una formazione che abbracci non soltanto materie specialistiche si sofferma anche Nicolò Costa, coordinatore del corso di laurea in scienza del turismo e docente di sociologia del turismo dell’università Bicocca di Milano: ´Le aziende hanno bisogno di persone capaci di risolvere i problemi in una visione collaborazionistica e sistemica, con competenze avanzate, sia nella tecnica turistica, sia nella consapevolezza culturale. Le cause del declino dell’offerta turistica italiana vanno ricondotte anche alla diffusa mediocrità degli attuali operatori, tanto pubblici quanto privati. In questo senso, sono importanti gli accordi di collaborazione che l’università stringe con gli enti pubblici e con il sistema delle imprese. Spesso infatti i corsi di laurea sono autoreferenziali. Per quanto ci riguarda’, tiene a sottolineare Costa, ´abbiamo raggiunto un’ottima intesa con diversi soggetti come I Viaggi del Ventaglio’.

    Sui modelli formativi più adeguati a rispondere ai veloci cambiamenti delle attività turistiche, Luca Pellegrini, responsabile del corso di laurea in scienze turistiche dell’università Iulm, spiega come ´è usurato un certo schema tradizionale sul profilo ideale del manager che dovrà inserirsi nel comparto. Lo chiamerei da villaggio turistico. Servono operatori capaci di capire i diversi fenomeni, non solo di natura economica ma anche culturale’.

    Alberto Camandona, docente di hospitality management presso l’università Luiss di Roma, è convinto che la formazione non debba perdere una dimensione sociale e soprattutto culturale: ´Al di là delle solite quattro ”p” care al marketing, gli studenti dovrebbero mettere al primo posto la persona, intesa sia come cliente, sia come collega di lavoro. Il fattore umano e la centralità del cliente sono al primo posto. Non è più possibile distinguere tra operatore front e back office. Tutti dovrebbero avere una preparazione comune di base e parlare la stessa lingua, quella della customer satisfaction.

    Il turismo non è soltanto un fattore economico, ma abbraccia trasversalmente molteplici discipline. Oggi ruoli e figure professionali nel turismo si stanno evolvendo, ma servono sempre almeno cinque capacità: presentazione (immagine coerente con il prodotto-servizio); comunicazione e tempistica (attenzione dedicata al problem solving del cliente); organizzazione e gestione del tempo; ricerca e infine team work. Per vincere la sfida in un mercato turistico globalizzato’, conclude Camandona, ´la formazione multisettoriale dei giovani gioca un ruolo primario per l’Italia, che non può più permettersi di vivere di rendita secondo modelli dogmatici ormai superati. È finita l’epoca della confusione creativa sotto il cielo turistico italiano’.