Serrata a Termini Imerese Oggi tavolo con il governo

29/01/2010

Volato a Detroit il manager, parla il presidente. Decisamente più diplomatico (o forse semplicemente più politico), Luca di Montezemolo, nel tentativo di spegnere l’incendio Fiat alla vigilia dell’incontro al ministero dello sviluppo economico. Toni più dialoganti ma la sostanza non cambia. «Il ricorso alla cassa integrazione è la diretta conseguenza del crollo degli ordini che stiamo registrando in questo mese, addirittura peggiore rispetto a gennaio 2009 quando il mercato toccò il punto più basso», dice il presidente Fiat, «le condizioni di svantaggio competitivo dell’impianto di Termini Imerese e la non economicità industriale rendono impossibile proseguire la produzione oltre il 2011».Montezemolo mette sul piatto la scelta di portare la produzione della Panda a Pomigliano – «una scelta impegnativa e coraggiosa che dimostra che Fiat ha a cuore lo sviluppo del paese» -ma, dato anche l’evolversi della vicenda dei 36 precari licenziati a fine anno, è certo che non basterà affatto a rasserenare gli animi. L’incontro di oggi tra Fiat, sindacati e governo (ma ci sarà anche il governatore siciliano Lombardo) si annuncia caldo. Soprattutto dai due presidi di Termini Imerese e Pomigliano d’arco, dove la protesta non accenna a placarsi. In Sicilia perchè l’antipasto della chiusura del sito è stato servito con il licenziamento di alcuni operai di un’azienda dell’indotto, nel napoletano perchè l’ostinazione a licenziare 36 persone non lascia presagire nulla di buono anche per la futura produzione della Panda. Infine quella che da molti è stata interpretata come una prova muscolare bella e buona: annunciare due settimane di cig a due giorni dall’incontro con il governo e il giorno dopo avere strombazzato ai mercati un sostanzioso dividendo per gli azionisti. Prova muscolare anche a Termini Imerese dove Fiat, ha risposto alle proteste degli operai solidali con i colleghi dell’azienda dell’indotto (sul tetto da 13 giorni), sospendendoli dall’attività lavorativa. Decisamente troppo anche i metalmeccanici della Uil, solitamente meno conflittuali: «È una cosa illegittima, una serrata mascherata, perché Fiat fa entrare alcuni lavoratori mentre per tutti gli altri la fabbrica è chiusa e questo è inaccettabile». A Termini Imerese la tensione è palpabile, scarse le aspettative sull’incontro di oggi. Dice Roberto Mastrosimone (Fiom Cgil): «Qui sta per esplodere una bomba che non risparmierà nessuno. Governo, Fiat, politica e società civile, e anche i sindacati di ci anche io faccio parte, tutti saranno corresponsabili di questo dramma sociale». Oggi al tavolo ci sarà anche la task force costituita da Scajola, ministro delle attività produttive, per sondare il terreno alla ricerca di possibili acquirenti per lo stabilimento siciliano, anche se i nomi usciti finora (Cimino, Rossignolo e gli indiani della Reva) non rassicurano nessuno. Secondo Guglielmo Epifani (segretario Cgil) «mettere in cassa integrazione 30 mila lavoratori proprio quando si deve affrontare con il governo la chiusura di uno stabilimento dimostra che l’azienda sta mettendo benzina sul fuoco ». In ballo c’è anche il rinnovo degli incentivi (di cui Fiat ha bisogno assoluto nelle attuali condizioni di mercato), per i quali il governo sembra orientato a aspettare la decisione europea di inizio febbraio. Quanto alle parole di Montezemolo, il ministro Scajola le ha apprezzate ma ha detto: «Se ci saranno chiusure ci dovrà essere un lavoro comune per mantenere le realtà industriali ». Secondo l’Idv però, «Scajola oggi abbaia e domani, docile docile, chiederà sicuramente il rinnovo degli incentivi per Fiat».