«Sergio però sappia che il suo grande Ulivo non si fa senza Cisl e Uil»

17/07/2002

17 luglio 2002



RETROSCENA

«Sergio però sappia che il suo grande Ulivo non si fa senza Cisl e Uil»


Lo sfogo del segretario diessino. E il sollievo per la crisi superata: potrò svegliarmi senza pensare che devo dire almeno una cosa contro Berlusconi

      ROMA – Sì, persino della morte si può parlare oggi. Perché il pericolo è (politicamente) scampato, perché l’umore è insolitamente buono. E anche Piero Fassino può fermarsi qualche istante a fare qualche considerazione sul dolore: «Io sono uno che non si rassegna all’idea della morte. Non mi rassegno al nulla, lo so è dura», spiega a Pierluigi Bersani che in Transatlantico a Montecitorio parla di servizi sociali per gli anziani e per i malati. E se Fassino è così su di morale da potersi permettere pensieri tristi, un gruppetto di deputati diessini è addirittura euforico. Su un divanetto del Transatlantico si concentrano in un rito poco istituzionale. Canticchiano motivetti rock: li guida la dalemiana Elena Montecchi che sul rock ha scritto un libro. I ds sono stati sull’orlo della crisi più nera, si è cominciato a parlare della scissione. La popolarità della battaglia di Cofferati ha messo in crisi i dirigenti e in confusione i militanti. E la firma congiunta di ieri è una tregua che ridà fiato a tutti. «Adesso potrò svegliarmi – spiega chiudendo la riunione del direttivo Fassino – senza pensare che devo dire almeno una cosa contro Berlusconi, altrimenti mi considerano colluso con lui». Il segretario dei ds è convinto di aver ottenuto due risultati. «Abbiamo evitato l’isolamento della Cgil – spiega Fassino – ma siamo riusciti a spiegare che i Ds non sono la succursale della Cgil». E soprattutto: «Adesso lo potremo dire nelle Feste dell’Unità. Tra noi dirigenti un accordo si trova, ma i militanti vogliono un messaggio chiaro e se possibile unitario». Di tutto il resto si parlerà in autunno. Compreso della raccolta di firme della Cgil e del referendum proposto da Cofferati: «Non ci potevamo impiccare al referendum – aggiunge Fassino – nessuno ha insistito del resto, neppure Sergio, che si rende conto che forse non si potrà fare prima del 2004 o del 2005».
      Quando ha capito che l’accordo era fatto, ha aspettato il voto per evitare incidenti come successe nella direzione un mese fa, e poi non ha risparmiato commenti duri per l’opposizione e persino per Cofferati. «Adesso non appariremo più come due partiti in uno», fa sapere alla minoranza, che non a caso subito protesta: «Se la mettiamo così la tregua non è che un pannicello caldo». E infatti per l’autunno annuncia battaglia. Anche Fassino e D’Alema pensano già al dopo. Al segretario della Quercia non sono piaciuti i commenti che arrivavano dal seminario di Camaldoli sul ticket Prodi-Cofferati nè i complimenti al leader della Cgil: «Anche noi abbiamo apprezzato il fatto che Cofferati parli di grande Ulivo. Peccato che il grande Ulivo non si faccia contro la Cisl e la Uil, ma rappresentando anche loro». Un altolà a chi pensa a scenari futuri, senza consultare i ds. Adesso l’obiettivo come spiega Peppino Caldarola è «riprendere il dialogo con i nostri alleati, perché noi non possiamo rassegnarci a rappresentare soltanto la sinistra».
Gianna Fregonara