Sergio non doveva morire. Oggi otto ore di sciopero nella centrale Enel

06/04/2010

Otto ore di sciopero, oggi, nella centrale Enel di Civitavecchia contro le morti sul lavoro che, al contrario di quanto dicono i numeri snocciolati dall’Istat, si susseguono inesorabili. Lo stesso giorno in cui alla centrale Enel perdeva la vita Sergio Capitani, 34 anni (e altri tre rimanevano intossicati) in un’officina della zona industriale di Rovereto (Tn) un meccanico marocchino di 24 rimaneva schiacciato dal camion sotto il quale stava lavorando. Il giorno prima, il 2 aprile, c’erano stati altri due incidenti mortali sul lavoro: uno in provincia di Brescia (Soprazzocco di Gavardo) e l’altro in provincia di Salerno (ad Omignano Scalo). Nel primo ha perso la vita un muratore, rimasto schiacciato da un macchinario e morto sul colpo. Nel secondo èmorto un operaio di 46 anni rimasto (anche lui) schiacciato da un escavatore ribaltatosi. Nomi che raccontano storie che hanno alle spalle altre storie e che fanno a pugni con la freddezza dei numeri. Anche Marta Lunghi era un’operaia. Aveva 22 anni, era di Ottobiano (Pavia), piccolo centro della Lomellina. Anche lei è morta sul lavoro, dopo diversi giorni passati nel reparto rianimazione dell’ospedale San Matteo di Pavia.
Marta confezionava uova, a cinque euro l’ora, in un’azienda avicola Gerlo a Pieve del Cairo. Un «lavoretto», in attesa di quello vero che prima o poi sarebbe arrivato. Perché guai ad uccidere i sogni! Aspettando e sperando erano passati intanto 20 mesi da quel luglio 2008,il suo primo giorno di lavoro. L’impegno iniziale era di due tre volte alla settimana, poi i ritmi erano aumentati e il lavoro era diventato quotidiano, con un riposo a settimana. Sabato 20 marzo Marta era in azienda già dalle 8 di mattina. Un’ora dopo è rimasta agganciata alla catena della macchina, negli ingranaggi del nastro trasportatore. Non c’è stato nulla da fare. «Non sappiamo cosa possa esserle successo – avevano dichiarato subito dopo l’incidente i titolari dell’azienda -, l’abbiamo trovata riversa sul nastro trasportatore». Marta è morta nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Matteo dopo quattro giorni di agonia. I due titolari dell’azienda ovicola sono ora indagati per omicidio colposo. Sul caso sono state aperte diverse indagini, è ancora da chiarire la dinamica dell’incidente. L’unica certezza intanto è il risultato dell’inchiesta condotta dalla Direzione provinciale del lavoro: Marta lavorava senza un regolare contratto. In nero, per capirci meglio. Nel primo semestre del 2009 gli infortuni sul lavoro sono stati 397.980 con 490 casi mortali, ci dice freddamente l’Istat, comparando queste cifre a quelle del primo semestre del 2008 durante il quale si sono registrati invece 444.958 incidenti, di cui 558 mortali. Un miglioramento, un calo di incidenti e infortuni? Così sembrerebbe dai dati, fatto salvo un piccolo particolare: gli infortuni (si parla di quelli denunciati) sono diminuiti ma la crisi in atto parla anche di crisi del lavoro. E altri dati, quelli dell’Inail, parlano di aumento di infortuni fra lavoratori stranieri: il 16,4% degli incidenti ha interessato un immigrato, con un’incidenza media che oscilla tra il 12,3% per le donne e il 18,1% per gli uomini. La maggior parte degli incidenti – dice sempre l’Inail – si verificano nei settori edili e metalmeccanici. È proprio in questi settori che viene impiegata sempre più manodopera immigrata, disoccupati di lunga durata e più giovani. E nel 2008 – dice l’Inail – gli incidenti dei lavoratori stranieri residenti in Italia sono stati 143 mila, con 189 casi mortali. La realtà è drammatica ed è sotto gli occhi di tutti, come dimostrano le cronache di questi ultimi giorni.