Sergio, il vero erede di Lama un riformista che sapeva dire no

10/06/2002

10 giugno 2002

Pagina 11 – Interni
 
 
IL PERSONAGGIO
Cofferati e la Cgil, Cofferati e il partito. Vent´anni di amori e passioni, di accordi e di scontri

Sergio, il vero erede di Lama un riformista che sapeva dire no

Il Cinese: "La politica? Un errore". Ma ora tutti lo aspettano
          ALESSANDRA LONGO


          ROMA – Lascia. Se ne va, esattamente come aveva detto, senza proroghe. Sergio Cofferati è uno che ci tiene a non parlare a vuoto, a mantenere le promesse. Per descrivere il futuro che lo attende, si è costruito da mesi un approccio ironico e minimalista: «Sono un vasetto di yoghurt – aveva detto in marzo a Enrico Deaglio – un vasetto su cui è scritta la data di scadenza. La mia dice 29 giugno 2002, giorno in cui scade il mio mandato alla segreteria della Cgil». Per l´esattezza, si congederà dalla Cgil l´otto luglio, San Procopio. Si autoconsegna alla Pirelli, l´azienda da dove iniziò la sua avventura, poi si vedrà. Siccome «Il cinese» non fa mai nulla per caso, ha voluto che la giornata dell´annuncio ufficiale delle dimissioni, coincidesse con la sua presenza fisica a Cavriglia che non è un paese qualsiasi. In questa cittadina mineraria del Valdarno, che gli ha conferito la cittadinanza onoraria, i Ds spopolano, governano da soli con un sindaco, Enzo Brogi, scelto dal ´ 78 per cento degli elettori.
          Gli regalano una piccola pianta di ulivo. Lui la prende tra le mani, ringrazia e sazia la curiosità sotterranea. «Entrare in politica? Considererei un errore qualsiasi passaggio da un´esperienza di carattere sindacale ad una funzione di responsabilità politica. Sarebbe un danno per la Cgil». In politica sì, ma non subito. Omar Calabrese, il semiologo, gli ha suggerito di fare come Sean Connery. Dopo essere stato James Bond per così tanti anni, scelse, per uscire definitivamente dal ruolo, un film impegnato come «La collina del disonore».
          Cofferati non vuol rimanere stritolato. E, soprattutto, non ha intenzione di offrire «argomenti» al governo. Spiega: vogliono far passare la Cgil e il suo segretario generale come quelli che rompono pregiudizialmente, per ragioni politiche, la trattativa sul lavoro. «Tornare alla Pirelli – dice Cofferati – è un gesto in più per dimostrare che non hanno ragione».
          Tornare alla Pirelli: è la strada obbligata, nobile, del dopo Cgil. Tornare dove fu assunto nel 1969 con un incarico da tempista, cioè di controllore dei ritmi di lavoro, una mansione delicata, non sempre ben vista dagli operai. «Il cinese» si è costruito proprio lì, infilandosi la tuta per non sporcarsi i pantaloni quando scendeva in reparto. Adesso è diverso, gli dovranno cercare un ufficio, possibilmente a Roma, per non perdere i contatti, e trovargli anche una collocazione, qualcosa da fare, adatta alle sue competenze. Marco Tronchetti Provera gli verrà incontro, ha di lui una buona opinione: «E´ una persona di qualità».
          Da capo del sindacato, impegnato in una delle trattative più dure degli ultimi anni, a impiegato di secondo livello, otto ore al giorno. «Il Foglio» di Ferrara ironizza e non ci crede: «Il ritorno del leader in fabbrica è una costruzione geniale, qualcosa tra il treno di Lenin e Cincinnato in campagna». Cofferati fa finta di non sentire e descrive la sua nuova parentesi di normalità: «Farò le ferie come tutti gli italiani e nei giorni lavorativi di luglio e settembre completerò gli assetti della Fondazione Di Vittorio». Ecco: la Fondazione. Non proprio come quella di D´Alema. La Di Vittorio c´è già, è sempre stata il rifugio di tutti gli ex segretari generali, ma lui la vuole rilanciare, farne un pensatoio più presente nel dibattito politico, cooptare gente nuova. Cofferati pensa al centesimo anniversario della Cgil, fondata nel 1906: «Ci sono oltre tre anni di lavoro pieno. E´ un appuntamento impegnativo, lo voglio preparare bene».
          2006, l´anno delle politiche. Anche l´anno del possibile ticket Prodi/Cofferati di cui la destra già parla. Ma è inutile chiederglielo. Il dipendente della Pirelli Sergio Cofferati preferisce descrivere il salto che sta per fare come «un passo verso l´ignoto». Senza finti atteggiamenti da pensionato, però: «Ho conosciuto l´Italia da un punto di vista importante e forse vale la pena che qualche commento sulle esperienze fatte anch´io lo produca, con calma, però». Un libro ma non adesso perché ci sarebbero troppe pagine bianche. Il segretario generale lascia la Cgil, «solida come una roccia» ma separata dalle altre due confederazioni, come non lo è mai stata in passato. C´è il rischio di un «bipolarismo sindacale». Un rischio che preoccupa molto Cofferati anche se la prossima gestione Epifani è a suo vedere più che attrezzata per affrontarlo. L´obiettivo è e sarà sempre quello: «Nei nostri sogni c´è un paese moderno e civile, con una democrazia forte e una società più giusta».
          Il suo primo appuntamento da politico puro potrebbe essere legato proprio all´articolo 18, ad un eventuale referendum abrogativo delle nuove norme che il governo vuol introdurre con il consenso di Cisl e Uil. Cofferati-Cincinnato aspetta le mosse dell´avversario, ascoltando il «Rigoletto». Ieri, al teatro comunale di Cavriglia, un bagno di folla. Con incursione hard della rock star Piero Pelù che gli regala una pasticca di Viagra da usare contro il governo «anche da parte nostra». «Il Cinese» ringrazia, senza fare una piega.