SERGIO COFFERATI L’ex leader della Cgil: «Restate in rete, ma fate proposte»

07/01/2010

«Non abbiamo bisogno di un altro partito. Il popolo viola deve restare un movimento e contestare la politica che non gli piace, riuscendo però a proporre delle alternative. Questa è la sfida che deve vincere». Sergio Cofferati è uno che di piazze piene e manifestazioni nella sua vita da sindacalista ne ha viste tante. Oggi, europarlamentare Pd, guarda
con interesse al popolo viola, senza per questo condividerne tutte le scelte. «Non ho condiviso alcuni slogan della loro manifestazione come quello sulle dimissioni di Berlusconi, perché penso che le vicende della politica debbano avere un loro naturale svolgimento, abbiano delle regole e delle dinamiche. Aldilà di questo penso si tratti di energie molto importanti e interessanti.
Devo dire che trovo ugualmente interessante la scelta, che mi pare loro abbiano fatto e confermato, di voler restare un movimento.
Per quale motivo?
Perché credo che non ci sia bisogno di un partito, il problema semmai è stimolare i partiti che già ci sono a delle scelte. Inoltre il carattere di questo movimento mi pare abbastanza trasversale tra le forze dell’opposizione.
L’esperienza dei Girotondi ha però dimostrato che senza organizzazione si sparisce. L’organizzazione è un conto, la trasformazione in partito un altro. Mi pare che il cemento della loro organizzazione oggi si chiami rete e la rete è uno strumento forte e sensibile. Dunque che il popolo viola si dia un’organizzazione leggera, senza dimensione
materiale prevalente, è giusto e importante. Quello che non dovrebbe fare, ma mi pare che non ne abbia intenzione, è farsi prendere dall’idea di passare, in virtù di un risultato importante, da movimento e associazione a forma di rappresentanza politica quindi a partito, lista civica.
Per lei sarebbe un errore, perché?
Perché limiterebbe il suo carattere trasversale e poi lo porterebbe inevitabilmente a entrare in un agone dove di forze politiche ce ne sono già molte. E credo che molte delle persone che hanno manifestato e guardato con interesse a questo movimento abbiamo già un’appartenenza politica.
Però il popolo viola ha raccolto anche la delusione di molta gente di sinistra che non si sente più rappresentata da nessuno.
Questo è molto importante, è uno degli elementi di maggiore utilità. Perché il popolo viola tiene in campo energie che altrimenti rischierebbero o di spegnersi oppure di radicalizzarsi.
Lei ha citato la rete. Cosa ne pensa di questa politica che nasce su internet?
E’ un elemento positivo della politica di oggi. In fondo la politica ha sempre utilizzato gli strumenti che la tecnologia rendeva disponibili. Credo che sarebbe sbagliato se i partiti maturassero una sorta di preoccupazione verso la rete, come ogni tanto vedo emergere.
Il solo antiberlusconismo non rischia di essere un limite per il movimento viola?
Sì. Loro devono essere in grado di contestare la politica che non condividono e contemporaneamente di indicare alternative. La semplificazione che la rete o gli slogan gli impongono è molto complessa. Questo è un punto difficile del loro futuro,ma credo che sia possibile fare le due cose.