Sergio Billè parla dei suoi dubbi sul governo

28/02/2002

Famiglia Cristiana OnLinen.9 – 3 marzo 2002

 

Attualità
                di Guglielmo Nardocci



ECONOMIA
SERGIO BILLÈ, PRESIDENTE DI CONFCOMMERCIO,
PARLA DEI SUOI DUBBI SUL GOVERNO


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I consumi? Continuano a scendere. Il lavoro? Non si trova o è solo a tempo determinato. La riforma dell’articolo 18? Un errore. Sorpresa: ma i commercianti sono di sinistra?

Sergio Billè è il presidente della Confederazione dei commercianti, un tempo chiamati "partito di Masaniello", ovvero la corporazione di quelli che esercitavano la forza del voto per pagare poche tasse. Tempi lontani. Adesso la Confcommercio medita anche di cambiare nome, perché accanto alle forme tradizionali di impresa sta diventando maggioritaria la componente dei "servizi", nerbo dell’economia presente e futura. «Insomma abbiamo le carte in regola per dire alcune cose che al Governo non piaceranno», sottolinea Billè in questa intervista con Famiglia Cristiana, «i nostri associati, che pure sono stati sedotti dal messaggio di Berlusconi prima delle elezioni e lo hanno sostenuto, non sono affatto soddisfatti di come vanno le cose: il potere di acquisto della famiglia italiana, caso unico in Europa, è inferiore a quello di dodici anni fa, perché non è aumentato il reddito, mentre è aumentata a dismisura la pressione fiscale. Negli anni ’80 su 100 lire di reddito a prezzi costanti, bastavano 76 lire per avere un aumento dei consumi di almeno il 4 per cento annuo. Negli anni ’90 le famiglie italiane sono state costrette a spendere circa l’82 per cento del proprio reddito, ma solo per assicurare una crescita dei consumi che in media non ha superato l’1,7 per cento».

    • Come mai è accaduto ciò?

«Lo Stato invece di tagliare le spese e accelerare le privatizzazioni ha caricato sulle famiglie tutto l’onere dei sacrifici necessari per entrare in Europa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i consumi continuano a scendere e quest’anno non si prevede che crescano oltre l’1 per cento, gli ordinativi dell’industria diminuiscono, gli investimenti sono calati del 3,5 per cento, non si assumono più dipendenti se non a tempo determinato o part-time. Di conseguenza, l’aumento del prodotto interno lordo non sarà superiore all’1-2 per cento. Il ministro Tremonti parla di un incremento del Pil (Prodotto interno lordo) del 2-3 per cento, mi chiedo che conti fa…».

    • La decisione del Governo di abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, aprendo una breccia al licenziamento senza giusta causa, che riflessi avrà sui consumi?

«Abbiamo detto a Berlusconi la settimana scorsa che quella decisione è sbagliata, anche tatticamente. Bisogna far partire prima il mercato del lavoro e, soprattutto, dare fiducia a chi vive questa pesante situazione da lavoratore dipendente, da precario, da disoccupato. È stato un errore anche pensare di dividere il sindacato, con il risultato di rafforzare proprio quell’ala intransigente che, anche per motivi politici, ha deciso per la linea dura. Anche la Cisl e la Uil sono ormai con le spalle al muro; nonostante la loro disposizione al dialogo sarebbero travolte dalla loro base se, su questo problema, fossero più morbide. La frittata è fatta. Qui si è convinti che basta fare un po’ di tatcherismo, peraltro di serie B, per sconfiggere i sindacati. La verità è sotto gli occhi di tutti: abbiamo rilanciato il sindacato».

Tabella.

    • Beh, ci sarà pure qualcuno che ha sbagliato…

«Questo è il frutto dello sciagurato patto di Parma (intesa fra Berlusconi e gli industriali italiani, ndr) che prevede la possibilità di licenziamento anche nelle imprese con più di 15 dipendenti. Ripeto: un errore clamoroso. Le industrie manifatturiere non sono la maggioranza del Paese, il 70 per cento dei consumi è concentrato nei servizi».

    • Non le sembra che se lo scontro diventa ideologico non se ne esce più?

«Ovviamente, ma io avanzo il sospetto che da un lato si dice che si vuole la modernizzazione del Paese, dall’altro invece si fa di tutto per far restare le cose come stanno».

    • Mi scusi, ma questo non era il Governo che i commercianti auspicavano e che hanno voluto?

«Noi siamo innanzitutto parte sociale e giudichiamo dai fatti. Ci aspettiamo una politica seria di protezione sociale, una vera riforma del mercato del lavoro e soprattutto il rispetto di quella promessa che da sola ha permesso alla Casa delle Libertà di vincere le elezioni: la riforma fiscale. Il ministro Tremonti deve porre mano subito alla diminuzione consistente della pressione fiscale, altrimenti il Paese ristagna, come abbiamo visto dai consumi e da tutto il resto. Alla famiglia italiana deve essere restituita la libertà di investire e di risparmiare. Ho visto che le agevolazioni per il rientro dei capitali imboscati all’estero sono state prorogate, e dunque quando si vuole… Vorrei ricordare che l’attuale sistema avvantaggia solo le grandi imprese a danno delle medio-piccole che sono più numerose. Gli amici degli amici, già protetti in passato, continuano a godersi i loro vantaggi».

    • Rottura col Governo?

«Non siamo tifosi. I danni li ha fatti anche il Governo dell’Ulivo. Ma voglio insistere sul fatto che il danno sociale prodotto da questa battaglia inutile sull’articolo 18 sta provocando guasti enormi. C’è ancora tempo per rimediare e per ridare fiducia alle famiglie italiane. Lo si faccia e subito».

                Guglielmo Nardocci

   
  



«CHI TOCCA L’ARTICOLO 18 DIFFONDE INSICUREZZA»

«Non vorrei fare il profeta di sventure, ma non vedo prospettive incoraggianti per le famiglie italiane». Paolo Landi, presidente dell’Adinconsum, l’associazione che tenta di rappresentare con equilibrio le attese dei consumatori italiani, si unisce al coro di quelli che non nutrono grandi aspettative per l’anno in corso. «Le famiglie con reddito di circa 12.000 euro avranno un aggravio di 500 euro, pari a circa il 2 per cento, mentre quelle intorno ai 25.000 subiranno una perdita valutabile al 3 per cento. In queste condizioni non vedo una ripartenza dei consumi e dello sviluppo, in parte anche per l’effetto del passaggio dalla lira all’euro. La grande distribuzione ha tenuto fede alle promesse, mentre la piccola un poco meno». Ma sarà ancora così quando sparirà la doppia circolazione oppure qualcuno approfitterà? «In ogni caso considero nettamente sottostimato il dato sull’inflazione fornito dall’Istat pari al 2,5 per cento. Le nostre rilevazioni ci dicono che le tensioni sul fronte dei prezzi sono destinate a salire. Per adesso non ce ne siamo accorti, perché gli aumenti hanno riguardato beni di consumo che non fanno media nel paniere che determina l’inflazione, ma domani… Poi c’è anche un fatto molto importante che tutti stanno sottovalutando: tutto questo gran parlare sulla fine del posto sicuro, la flessibilità e da ultimo anche la decisione del Governo di cambiare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ha introdotto nella nostra società un tasso elevatissimo di insicurezza. Chi si fida più a investire nei beni durevoli? Chi ha il coraggio di prendere un mutuo per la casa?».

g.n.
  



«E ORA IL GOVERNO RIDUCA LE TASSE»

«Gli italiani hanno ricominciato a vedere il futuro con relativo ottimismo, ma i consumi non ripartono». Analisi diversa ma conclusione identica anche per Marco Venturi, presidente della Confesercenti, l’associazione che raggruppa circa 300.000 fra piccole e medie imprese commerciali.

    • Da cosa trae questo ottimismo sulla fiducia degli italiani?

«Dagli ultimi sondaggi che mostrano miglioramenti dei bilanci delle famiglie, e dunque dall’aumento di coloro che riescono a risparmiare. Questo dato positivo però non spinge la spesa per i consumi che quest’anno non sarà superiore a 1,5 per cento».

    • Come mai le famiglie rimangono alla finestra secondo lei?

«La caduta dei titoli azionari ha ridotto lo stock di ricchezza delle famiglie con inevitabili riflessi negativi sulla propensione agli acquisti. Le cose di recente sono però cambiate; i titoli azionari hanno ripreso la loro corsa, l’occupazione è in aumento e l’inflazione si raffredderà ulteriormente».

    • Eppure alcune associazioni di consumatori puntano il dito…

«Le preoccupazioni di alcune associazioni di consumatori circa un presunto atteggiamento di scorrettezza da parte dei nostri associati, sono state pienamente smentite. Non ci sono state fiammate dei prezzi con conseguente aumento dell’inflazione, soprattutto in concomitanza all’arrivo dell’euro. Gli unici prezzi che sono saliti sono stati quelli delle tariffe pubbliche e gli ortaggi che hanno particolarmente sofferto dei terribili mesi invernali».

    • Ricette?

«Una sola: che il Governo si sbrighi ad abbassare le tasse».

g.n.