“SenzaParole” Andreotti ricorda Baffi

25/11/2005
    venerdì 25 novembre 2005

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    Ci tocca anche questa: Andreotti ricorda Baffi

      Alla celebrazione in Bankitalia riscrive la storia. L’ossequio al governatore Fazio

        Vergogna – «Roba da non credere, si dovrebbero nascondere». Una dipendente di Bankitalia non riesce a contenere la sua rabbia. Il fatto è che il senatore a vita Giulio Andreotti ha appena terminato il suo intervento alla celebrazione per il trentennale dei lavoratori dell’istituto. Nel suo lungo excursus tra le sue memorie di uomo di governo per circa 36 anni, passa di volata sulla figura di Paolo Baffi, con una frase-lampo che fa tremare i polsi. «Ricordo Baffi, purtroppo ingiustamente bersagliato insieme a Sarcinelli nel caso Sindona, per il suo equilibrio».

          Stop. Peccato che a quei tempo Baffi fu difeso da tutta la comunità scientifica, da tutti i dipendenti dell’istituto, da tutta la società civile, meno che da Andreotti. Ma si sa: la memoria a volte fa riscrivere la storia.

          E Andreotti lo fa con la sua verve scintillante, fitta di gag, di battute «romanesche», di dettagli inediti dell’uomo potente che parlava al telefono con Schmidt e Giscard d’Estaing. Tutto, pur di esorcizzare il presente, con quel pesante fardello degli scandali estivi che hanno violato (una volta per tutte?) la «rispettabilità» della Banca. Anche se il presente fa capolino con quel ricordo della giornata del risparmio del ‘45 passata a Lodi (chissà perché il senatore ha scelto di citare proprio quella) e da cui «è uscito indenne». Il presente poi si impone forzosamente, con quell’ossequioso riconoscimento all’attuale governatore, quasi uno scudo contro i colpi esterni. «In Antonio Fazio ammiro da una vita le eccezionali virtù professionali e morali», dichiara in un silenzio assordante della sala. Intanto fuori c’è il commissario al mercato interno dell’Ue, Neelie Kroes, che spara ad alzo zero sulla banca, e il suo collega Charlie McCreevy che annuncia la messa in mora dell’Italia entro Natale.

          Ma la cronaca non filtra nell’atmosfera rarefatta della celebrazione tenutasi – come di consueto – nella Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Tanto per parafrasare Ennio Flajano, autore sicuramente caro ad Andreotti, il senatore e il governatore sembrano due marziani a Roma. Impermeabili ai fatti, irriducibili all’evidenza di un Paese ferito. I due giocano a nascondino con la realtà, appigliandosi chi alla retorica, chi agli sketch da salotto di Porta a Porta. In questo Fazio e Andreotti vanno a braccetto. «Ho ricordato altre volte – dichiara il governatore nella sua prolusione d’apertura – come dalla riforma del 1936 ad oggi nessun risparmiatore italiano abbia mai subito perdite sui depositi bancari».

          Detto a pochi mesi da Parmalat, Cirio e Tango bond l’affermazione ha quasi il sapore della beffa. Ma Fazio procede come un panzer. «Con quella riforma furono ampliate le funzioni di vigilanza della Banca d’Italia – dichiara – Nel dopoguerra l’esercizio della vigilanza le fu affidato in piena autonomia». Anche qui l’allocuzione ha il sapore dell’avvertimento per chi quelle funzioni oggi le vorrebbe ridimensionare. Magari, chissà, con un voto di fiducia in Parlamento.