Senza stipendio da 4 mesi a rischio i 1.644 di Aligrup

08/11/2012

Debiti per 150 milioni, duemila fornitori che battono cassa, ben 1.644 lavoratori che da quattro mesi non percepiscono stipendio e vedono sempre più prossimo lo spettro della disoccupazione. La tensione intanto sale: 102 addetti da tre giorni sono saliti sul tetto dell`Iperspar "Centro Sicilia" di Misterbianco (Ct), intraprendendo lo sciopero della fame. Manifestazioni clamorose si susseguono ogni giorno su tutta l`isola. Difficile immaginare una via d`uscita dal vicolo cieco in cui è finita Aligrup Sp a, società concessionaria Despar per la Sicilia orientale in amministrazione giudiziaria dal lontano 2001 e ormai a un passo dal fallimento. La notizia buona è che la Corte d`appello di Catania ieri mattina ha dato l`ok alla proposta di concordato avanzata dal liquidatore Maurizio Verona. Le chance di sopravvivenza più credibili sembrano comunque legate a due scenari: o per l`udienza di martedì prossimo si trova la quadra sull`ipotesispezzatino che porterebbe alla cessione di almeno 22 punti vendita sui totali 52 del gruppo, oppure si tenta la difficile carta dell`amministrazione straordinaria a valere sulla Legge Prodi bis. Se questo player della distribuzione organizzata chiude i battenti, sarà comunque grave l`impatto per l`indotto che, in tutta l`isola, impiega circa 5mila unità. I problemi di Aligrup hanno inizio nel 2001, con l`arresto del patron Sebastiano Scuto accusato di aver finanziato coi proventi del gruppo il clan mafioso dei Laudani e praticato attività di riciclaggio. La rete commerciale finisce sotto amministrazione giudiziaria fino al 2010, quando il Tribunale di Catania, in sede di sentenza di primo grado, dispone una confisca del 15% di Aligrup. Da allora l`85% del capitale torna alla famiglia Scuto. È tuttavia nell`arco dell`ultimo anno che la situazione finanziaria si aggrava: a fine luglio scorso il conto economico registra un passivo di 42,9 milioni mentre la mole debitoria, nei confronti delle circa duemila aziende fornitrici, ammonta ad addirittura 131,7 milioni (oggi siamo intorno ai io milioni). Aligrup viene messa in liquidazione e, di li a poco, 210 lavoratori finiranno in cig. Comincia il percorso a ostacoli per procedere alla ristrutturazione del debito e alla cessione dei punti vendita. Una prima fiammella di speranza la accende Supercoop Sicilia che propone di rilevare il 70% della rete e dare lavoro all`8o% dei dipendenti. A metà ottobre, però, farà
dietrofront Dal territorio si fanno così avanti sei gruppi imprenditoriali. I nomi che circolano sono quelli di Arena, Abate, Ergon, Leone, Conad e Cds. L`idea è quella di "spezzettare" la rete dì Aligrup così da assicurare il prosieguo delle attività ad almeno 22 punti vendita. Soltanto in tre fino a questo momento si sono impegnati con un pre-contratto. Dagli altri sono arrivate lettere di intenti. Ragion per cui, nell`udienza dello scorso 5 novembre, il giudice fallimentare ha preso tempo fino al prossimo martedì. «L`augurio – commenta Minima Calabrò di Fisascat Cisl Sicilia- è che la soluzione-spezzatino vada a buon fine. Già corvi pronti a speculare su un eventuale fallimento». Marianna Flauto, segretario della Uiltucs siciliana, aggiunge: «Stiamo tentando anche la strada dell`amministrazione straordinaria a valere sulla Legge Prodi bis, con i dipendenti-creditori che si insinuano al passivo e contribuiscono con il proprio lavoro alla sopravvivenza dell`azienda». Marco Marcianò, espressione di Filcams Cgil nella rsa di Aligrup, in ultimo è netto: «Forse non tutti hanno compreso che la vertenza ha una gravità pari a quella dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Si rischia una grave emorragia occupazionale». Che, purtroppo per la Sicilia, non sarebbe la prima.