Senza lavoro e consumi la ripresa non decolla – di G.Turani

03/06/2003

domenica 1 giugno 2003
 
 
Pagina 27 – Economia
 
 
AFFARI E POLITICA
Senza lavoro e consumi la ripresa non decolla
          In America la disoccupazione sta lievitando e l´economia riparte solo quando crescono le buste paga

          Siamo tutti qui, con il naso per aria, in attesa di buoni segnali dall´economia (soprattutto da quella americana). Ma quando andremo a fare i conti ci accorgeremo che il 2003 non è stato un anno di ripresa. Questo è un anno di frenate. Su entrambe le sponde dell´Atlantico. Per rendersene conto non serve andare alla riunione dei G8, basta sfogliare l´ultimo numero del "Weekly economic monitor" di Banca Intesa-Caboto. Tutto sta lì, chiaramente scritto. Se nel 2002, l´anno scorso, l´economia dell´area euro era salita dello 0,8 per cento (una miseria), quest´anno farà ancora peggio: soltanto lo 0,5 per cento. E nel 2004, quando un po´ di ripresa arriverà, non ci sarà da fare feste in piazza con la banda, la polenta e il salame cotto. Ci sarà da stare buoni e tranquilli, un po´ risparmiosi: la ripresa europea del 2004, infatti, ci porterà una crescita di appena l´1,6 per cento. Si resterà, cioè, più vicino all´1,5 per cento che al 2. E pensare che l´Europa, per affrontare bene i propri problemi (dall´occupazione ai bilanci degli Stati) avrebbe bisogno almeno di una crescita pari al 3,5 per cento, se non al 4 per cento. Saremo all´1,5. Quasi un premio di consolazione.
          Sull´altra sponda dell´Atlantico, scopriamo che anche l´economia dell´unica potenza imperiale esistente nel 2003 rallenterà. Se infatti nel 2002 l´economia Usa è cresciuta del 2,4 per cento, nel 2003 dovrà accontentarsi del 2,1 per cento (stime di Caboto, ma che cominciano a essere molto condivise). Nel 2004, si dice, negli Stati Uniti arriverà finalmente una vera ripresa e il Pil dovrebbe salire del 3 per cento. È appena il caso di notare che la crescita europea sarà, nel 2004, metà di quella americana.
          Ci si può chiedere a questo punto perché, mentre siamo qui che guardiamo in alto in attesa della ripresa, in realtà le due maggiori economie mondiali stanno frenando. La risposta, purtroppo, è abbastanza semplice. Negli Stati Uniti si va indietro perché quest´anno dentro il sistema produttivo non c´è più la droga della spesa pubblica che c´era l´anno scorso. Siamo tornati su livelli di spesa "normali" e quindi l´economia rallenta. Insomma, il "buon" 2002 dell´economia americana, pur nella sua modestia (crescita di appena il 2,4 per cento) era frutto più delle spese militari di Bush che di un gran traffico sotto i capannoni delle imprese.

          Non solo. Dentro l´economia americana continua ad aggirarsi una contraddizione pericolosa. Tutti sanno che, per avere una buona ripresa, bisogna avere una buona tenuta dei consumi (cioè degli acquisti della gente) e, anzi, bisogna avere una crescita di questi consumi. Solo che le aziende, per tenere insieme i loro conti e per presentarsi agli azionisti con bilanci accettabili, hanno ristrutturato con il machete. Hanno tagliato produzioni e licenziato personale. Il risultato è che in aprile la disoccupazione era pari al 6 per cento. Venerdì prossimo uscirà il dato di maggio, e gli economisti stimano che la disoccupazione (a riprova del fatto che la ripresa per ora è più sperata che reale) salirà al 6,1 per cento. Nello stesso giorno uscirà un altro dato (no-farm payrolls, le buste paga dell´intera economia, meno l´agricoltura) e si pensa che ne emergerà una diminuzione di altre 25 mila unità. Insomma, 25 mila buste paga in meno.
          Per carità, quasi certamente l´economia americana riuscirà a riprendersi, ma fino a quando non si vedrà un aumento netto dei posti di lavoro, cioè delle buste paga (che significano capacità di spesa della gente), è bene tenere la guardia alzata. Insomma, stare guardinghi. Se si vuole, si può persino dire che il rialzo di Wall Street delle passate settimane è anch´esso un po´ legato a questa intricata situazione. Un mercato azionario vivace (e un mercato immobiliare vivace) sono elementi che fanno crescere la fiducia e, forse, anche la voglia di spendere, di consumare.
          Insomma, in America la ripresa non è sicura al cento per cento: è ancora al centro di una complessa battaglia, economica e anche psicologica. Tutto passa attraverso il portafoglio dei consumatori. Ma, prima di tutto, bisogna che questo portafoglio venga riempito, ogni mese, di buoni dollari. Invece, a maggio probabilmente altri 25 mila consumatori americani si sono ritrovati con il portafoglio vuoto (il mese precedente erano stati quasi 50 mila).
          In Europa, la situazione è ancora più tragica per via dell´euro che va troppo forte rispetto al dollaro. Gli effetti disastrosi dell´euro forte (o del dollaro debole) sono due. E cioè: da un lato il dollaro debole rallenta la crescita europea perché mette in difficoltà le imprese europee che esportano nell´area del dollaro, dall´altro lato abbassa l´inflazione oltre il desiderabile (con il rischio di gettarci nella deflazione, che è una bruttissima bestia). Si stima infatti che l´inflazione europea scenda "decisamente" sotto la soglia del 2 per cento già alla fine di questo mese. E poi calerà ancora fino ad arrivare all´1 per cento, che è una soglia molto pericolosa. La speranza, a questo punto, è che la Banca centrale europea, per una volta, giochi d´anticipo abbassando con forza il costo del denaro in Europa.
          Insomma, non è vero che la ripresa è dietro l´angolo. Il 2003 chiuderà male. E, se nessuno sbaglierà una mossa (tanto in America quanto in Europa) forse nel 2004 andrà un po´ meglio. Se qualcuno sbaglia, allora siamo fritti.