“Senza la Cgil, no” D’Amato perde pezzi

28/04/2001



   


28 Aprile 2001



"Senza la Cgil, no" D’Amato perde pezzi
Contratti a termine, ieri rottura politica tra i padroni
CARLA CASALINI

Si sono alzati dal tavolo e se ne sono andati abbandonando la Confindustria a casa sua, all’Eur. E lasciando la sede di viale dell’Astronomia, i rappresentanti di Confcommercio, Confesercenti, Cna, Cispel e Lega delle cooperative hanno spiegato: "Andiamo via perché non vogliamo arrivare oggi a una conclusione definitiva: siamo contrari ad accordi precipitosi, mentre ci sono ancora spazi per recuperare la Cgil". Così è finito ieri sera l’incontro sui contratti a termine fra tutte le organizzazioni degli imprenditori e Cisl e Uil – dopo che la Cgil, alla vigilia, aveva riconfermato che non sarebbe tornata al tavolo abbandonato da tempo, visto che non pareva mutato il rifiuto a rispondere alle sue condizioni per un eventuale accordo.
Antonio D’Amato, che aveva protratto per ore l’incontro separato degli imprenditori precedente a quello con i sindacati, ha tentato invano di ricomporre il
suo fronte, già divisosi il giorno prima su impulso del leader della Confcommercio Sergio Billé. E’ rimasto con un palmo di naso: voleva firmare un accordo separato con Cisl e Uil, dare una sanzione politica all’isolamento della Cgil, che persegue da tempo, e invece si è trovato lui più solo e indebolito di fronte alla rottura ufficiale tra i padroni. Così non c’è stata alcuna firma, ieri sera, nonostante il plauso dei segretari Cisl e Uil, Bonanni e Canapa al "buon lavoro", fatto insieme agli imprenditori. Si è però fissato un nuovo appuntamento nella sede della Confindustria per il 4 maggio, dopo che una nuova lettera della Cgil, disponibile a un incontro con tutti gli imprenditori, era intanto arrivata ore prima, in risposta a quelle inviate a Cofferati e D’Amato, e poi a tutte le "parti sociali" dallo stesso presidente della Confcommercio, dove Billé preannunciava ufficialmente la propria indisponibilità ad accordi separati. Insomma, è stata anche una giornata di fitto epistolario.
E’ uno scontro tutto politico, quello interno al fronte padronale, e lo chiarisce Billé nelle sue missive, concedendosi anche la soddisfazione di beffare le pretese imperiali di D’Amato, ‘vendicando’ il posto di seconda fila cui la Confindustria ha sempre relegato gli altri padroni e padronicini: "Qual è il senso di concludere oggi il negoziato solo con alcuni sindacati? Sancire che le riforme si fanno con chi ci sta? Ci sembra per lo meno singolare che un simile assunto venga ricordato solo ora, dopo una lunga stagione di pratiche concertative sul principio dei tavoli separati e delle relazioni privilegiate".
Quanto allo scontro di schieramento politico, il presidente della Confcommercio sototolinea che, in nome della "autonomia", occorre "sottrarsi a un calendario del confronto ritmato dai tempi della scelta elettorale, ed esposto ai rischui dell’invelenimento del clima del Paese, con segnali inquietanti volti a ricreare forti elementi di tensione sociale".
Da parte Cgil, Giuseppe Casadio plaude all’"atto di responsabilità" di Billé, che boccia "il metodo" preteso dalla Confindustria, "pur senza nulla concedere sul merito". E la lettera inviata dal sindacato di Cofferati – "riteniamo utile un incontro fra noi e tutte le imprese" – chiarisce che questa iniziativa è dovuta alla necessità di "chiarire a tutti, direttamente", le "valutazioni di merito" della Cgil, dopo le "notizie di stampa sull’"equivoco tentativo" degli imprenditori "di fare una verifica informale" delle posizioni della Cgil sui contratti a termine.
La Confindustria in serata ha risposto che un incontro con la Cgil si può fare, il 3 maggio, ma – come ha precisato il direttore generale Stefano Parisi, "solo nella logica del testo del documento che è stato largamente approvato dalle associazioni imprenditoriali e sindacali presenti al tavolo" ieri pomeriggio. Se lo scontro di schieramento politico tra centrosinistra e centrodestra ha diviso gli imprenditori sulla aggressione alla Cgil, non li divide invece il
merito politico "di una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro". E, quanto al merito, non sembra perciò rassicurante la valutazione positiva che la stessa Cgil ha fatto del preaccordo sui contratti a termine raggiunto con le piccole e medie aziende della Confapi: soddisfatta del ‘rinvio alla contrattazione’ delle scelte sui contratti temporanei, senza nulla dire sulle "causali", ossia le motivazioni per cui le aziende possono ricorrere ai contratti a termine. infatti, comunque si cancellerebbe la legge che oggi le prescrive minuziosamente, per sostituirvi una dizione larghissima sulle ‘esigenze, produttive, tecniche, organizzative, sostitutive’, ossia tutto.
Nel frattempo, è confermata per il 2 maggio la convocazione da parte del governo dei sindacati (in mattinata) e degli imprenditori "nel pomeriggio). Felici dell’incontro Cgil, Cisl, Uil che però si sono dette all’unisono contrarie alla proposta del ministro del lavoro Salvi di istituire per legge un salario minimo
alla francese, invalicabile per tutti i lavoratori. "Sarebbe come una nuova scala mobile", è stata una delle critiche sindacali. Per carità, quasi una bestemmia, e che conta che questi sindacati non riescano a garantire nulla alla folla crescente di lavoratori precari e senza tutele?