“Senza incentivi 350 mila auto in meno”

11/02/2010

Sta arrivando la gelata dei consumi sul mercato dell´auto. Lo stop agli incentivi decisi dal governo si tradurrà in un taglio delle vendite pari a 350 mila vetture. E anche in più cassa integrazione perché la Fiat, che ha circa il 30% del mercato italiano, dovrà ridurre la sua produzione di quasi 100 mila auto. Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, torna a Torino dal Messico e ancora prima di ascoltare l´intervento del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, alla cerimonia del "Premio Andrea Pininfarina" destinato alle aziende più innovative, dice chiaro quali saranno gli effetti della scelta dell´esecutivo. Scelta condivisa, precisa. Ma non senza conseguenze, quelle che allarmano non poco i sindacati. Di certo finisce un periodo di incertezza che aveva frenato già gli acquisti. Anche il presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, ha buttato acqua sul fuoco: «Condividiamo la scelta del governo».
Nella sala Giovanni Agnelli dell´Unione industriali di Torino, da dove la Confindustria ha deciso di iniziare la celebrazioni per il centenario dell´associazione, c´è tutto il vertice del Lingotto: oltre a Marchionne e Montezemolo, John Elkann, vicepresidente, e il presidente onorario di Exor, Gianluigi Gabetti. Sono seduti in prima fila a fianco alla famiglia di Andrea Pininfarina, morto due anni fa in un incidente di moto.
Si volta pagina e, in qualche modo, si chiude un capitolo di polemiche a distanza e di incomprensioni tra l´esecutivo e il gruppo del Lingotto. La nuova pagina è all´insegna del fair play.
Marchionne dovrà ora affrontare la complicata partita – per le conseguenze sociali che produce – della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e fare della Fiat sempre più un giocatore globale. Così il numero uno del Lingotto sarà oggi in Russia dove la Fiat ha concluso un accordo di joint venture con la Sollers per la produzione di 500 mila auto l´anno.
Scajola ha spiegato che gli incentivi avevano «drogato il mercato, destabilizzandolo». Meglio allora tornare – e su questo il gruppo di Torino era d´accordo – a una situazione di normalità, destinando i 570 milioni che il governo può mettere in campo a chi innova nei diversi settori del made in Italy. Resta il fatto – e Scajola l´ha riconosciuto – che l´industria dell´auto continua ad essere centrale nel sistema produttivo e che, dunque, un rallentamento della produzione non potrà non avere effetti a cascata, direttamente sull´indotto ma anche su altri settori, dalla chimica all´informatica.
In questa fase di fair play, Marchionne ha voluto precisare che in Italia la Fiat chiuderà solo Termini.«Nessun altro stabilimento italiano è in pericolo», ha detto. I timori, in realtà, ci sono e riguardano l´impianto di Pomigliano d´Arco dove la Fiat ha deciso di spostare dalla Polonia la produzione della Punto purché si mantengano gli stessi elevati livelli di produttività.
Le prospettive non sono affatto serene. Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, prevede un 2010 «ancora complicato da gestire», soprattutto per gli effetti sull´occupazione. La novità di questa crisi – ha detto – è che costringe anche le imprese che già avevano investito nell´innovazione, a ristrutturarsi, a ridurre la propria capacità produttiva e a entrare nei nuovi mercati dei Paesi emergenti. Proprio perché è in corso una sorta di riorganizzazione mondiale dell´industria, la Marcegaglia ha ripetuto che non ha senso cercare di «mantenere in vita stabilimenti inefficienti», con chiaro riferimento proprio a Termini. Bisogna trovare soluzioni di mercato – ha detto – oltre a tutelare le persone che perderanno il lavoro