Senza i 700 milioni potrebbero esplodere le tensioni sociali

24/06/2010

Rivendica il ruolo avuto dalla sua organizzazione per la vittoria del sì. Sollecita l’azienda a lavorare per ampliare il consenso intorno al testo. E chiede di confermare l’investimento da 700 milioni per portare la produzione della nuova Panda a Pomigliano d’Arco senza ripensamenti.
Il segretario generale della Cgil della Campania, Michele Gravano è stato tra i primi nella sua organizzazione a rompere gli indugi schierandosi apertamente per il sì al referendum e all’intesa (sia pur con riserve), prendendo le distanze dalla Fiom che non ha firmato l’accordo con la Fiat ed ha bollato come illegittima la consultazione.
Gravano non nasconde il timore che l’esito del referendum possa spingere l’azienda a fare un passo indietro, mandando a monte il progetto di rilancio dello stabilimento campano, con conseguenze negative non solo per il territorio ma per l’intero paese.
Segretario è soddisfatto per l’esito del referendum, se lo aspettava il no da un terzo dei lavoratori?
Il risultato è positivo ma inferiore alle attese, puntavamo ad una vittoria intorno al 70-75%, anche se non ci aspettavamo quel plebiscito atteso dall’azienda. Vorrei ricordare che il referendum è una grande occasione di democrazia, in fabbrica c’è stato un confronto molto serrato e dopo lunghe discussioni si è arrivati ad un’ampia partecipazione. Hanno votato in massa, il 95% dei lavoratori, un livello di partecipazione mai raggiunto in precedenza per una consultazione in fabbrica. Ma è vero, il no è andato aldilà delle aspettative segnalando un problema al sindacato e soprattutto alla Fiat.
Pensa che la Cgil abbia delle responsabilità per questa vittoria del sì inferiore alle aspettative?
Come Cgil abbiamo contribuito all’affermazione dell’intesa per Pomigliano d’Arco, anche se non siamo tra le organizzazioni firmatarie, ci siamo espressi per un sì con critiche sulla parte dell’accordo relative ai diritti inderogabili. Abbiamo partecipato alle assemblee per difendere l’investimento della Fiat, perchè il lavoro è la priorità. Molti iscritti alla Cgil si sono espressi per il sì e anche tanti lavoratori della minoranza della Fiom.

E allora come mai il sì che sulla carta aveva all’incirca l’80% dei consensi, alla fine si è attestato al 63%?
Credo che la marcia di sabato scorso sia stata un boomerang che ha indispettito gli operai, anche la discesa in campo dei capi ha prodotto l’effetto contrario rispetto a quello previsto, finendo per alimentare le preoccupazioni. Tra i lavoratori ha prevalso la paura. Ma non dimentichiamoci che la grande maggioranza si è espressa favorevolemente, per difendere il lavoro.
L’esito del voto cambia i rapporti già difficili della Cgil con la Fiom?
Bisogna lavorare per allargare le basi del consenso, deve prevalere il senso di responsabilità, servono nervi saldi, bisogna superare quegli aspetti dell’accordo che hanno impensierito i lavoratori che hanno votato perchè si faccia l’investimento, senza prescindere però dalle condizioni accettabili di lavoro. L’investimento su Pomigliano resta una priorità, Napoli è una polveriera, le tensioni sociali esploderebbero se la Fiat si tirasse indietro.