Senza freni

04/12/2002




4 dicembre 2002

SENZA FRENI
      Un Cavaliere senza freni ha trasformato ieri la presentazione di un libro in uno spericolato gran premio verbale. Le riforme? Le può fare da sola la maggioranza (con buona pace di Ciampi e dei suoi freschi richiami al dialogo fra i poli). La Fiat? Se non fossi premier mi candiderei volentieri a guidarla. E come? Puntando tutto su Ferrari e cancellando addirittura il marchio Fiat. Insomma, uno schiaffo senza precedenti ai vertici di un gruppo privato accusati dal loro ex collega imprenditore di non saper fare il proprio mestiere. La reazione di Torino è stata dura e comprensibile. Difficile immaginare Schröder parlare così della Volkswagen o Bush della General Motors o di una qualunque altra società quotata in Borsa. E se decidessero di farlo lo farebbero con maggiore competenza.
      Adesso, purtroppo, la trattativa sulla crisi Fiat si complica terribilmente. L’azienda, anche per dignità, sarà più rigida in difesa di un piano di ristrutturazione vitale per il proprio rilancio e il compito dei mediatori appare già più arduo. Ma non bisogna stupirsi: questo è quello che accade quando si parla insistentemente, come ieri, di un intervento (sciagurato) del capitale dello Stato in un’azienda privata e quando in una (altrettanto sciagurata) domenica d’ottobre i vertici dell’azienda torinese accettarono mestamente di andare ad Arcore.