Senza crescita saltano tutti gli equilibri sociali

04/06/2010

È un’Italia vecchia al nord e vecchissima al sud, quella del 2030. Fra 20 anni ci saranno 1milione di giovani in meno e oltre 4milioni di over 65 in più. È ciò che risulta dall’indagine Censis realizzata in occasione di «Un mese sociale », l’iniziativa definita dall’istituto di ricerca socioeconomica «esercizio di visione di futuro di medio periodo per l’Italia».
«In un paese che invecchia bisogna creare più posti di lavoro», dice Giuseppe Roma, direttore del Censis. E infatti l’indagine stima che sarà necessario creare 480mila nuovi posti l’anno e ridurre il debito pubblico di 12 miliardi di euro l’anno (da recuperare con la lotta all’evasione fiscale) per portarlo sotto il 100% del Pil. «La politica – continua Roma – tiene gli occhi bassi. Siamo provinciali ». E infatti, a fianco di un’Italia più povera demograficamente (e quindi economicamente), ci sarà un’Europa più ricca. Il capitale umano è quello principale, «e invece sarà quello più povero». Secondo le previsioni del Censis, i giovani di 18-34 anni passeranno da una quota attuale del 20% della popolazione complessiva al 17% del 2030, mentre i bambini fino a 14 anni diminuiranno dal 14% al 12,9%. Quindi sempre meno giovani dovranno sostenere più anziani: gli italiani sopra i 65 anni di età aumenteranno dagli attuali 12 milioni 216mila a 16 milioni 441mila (+34,6%), rappresentando così il 26,5% della popolazione italiana (il 20,3% nel 2010). E gli «over 80» aumenteranno di 1 milione 940mila unità (+55,2% nel periodo 2010-2030) arrivando a 5 milioni 452mila, ovvero l’8,8% della popolazione complessiva (il 5,8% nel 2010). Al sud la situazione sarà ancora più preoccupante.
Mentre gli abitanti di queste regioni diminuiranno (-4,3%), saranno i residenti nel centro nord ad aumentare (+7,1%) soprattutto per effetto dell’immigrazione. La perdita di risorse umane di nel sud è indicata anche da un tasso migratorio negativo (-1,0 per mille abitanti nel 2020) rispetto a quello positivo del centro-Nord (+5,2). I tagli del governo non sembrano poter rispondere a questa necessità di crescita. «La manovra è congiunturale e risponde alla crisi causata dalle speculazioni in finanza – dice Roma – ma serve un intervento a più ampio raggio, che utilizzi le risorse in maniera più intelligente e senza sprechi. Altrimenti sarà la desertificazione sociale».