Senza contratto un lavoratore su quattro

10/01/2005

    Domenica 9 Gennaio 2005

      In testa all’elenco i 3.5 milioni del pubblico impiego. Ma la vertenza più “calda” resta quella dei metalmeccanici
      Senza contratto un lavoratore su quattro
      Oltre sei milioni attendono i rinnovi, il ritardo medio salito a due anni

        di LUCIANO COSTANTINI

        ROMA Quando gli ordini di grandezza sono in milioni di unità e in mesi, se non in anni, meglio affidarsi alla media. Cioè ad una via di mezzo. E così quando si parla di contratti, la media dice che nel nostro Paese un italiano su quattro – circa sei milioni di persone – attende il rinnovo del suo rapporto di lavoro; che la media di attesa è di due anni, perché se alcune categorie devono ridiscutere la parte economica appena scaduta, per altre la busta paga è congelata da quattro anni. E sono stati anni di euro. La media dice ancora che la battaglia della grana si combatte e si combatterà ancora in un ventaglio compreso tra i 90 e i 120 euro di aumento, salvo picchi che fanno parte della confezione di ogni piattaforma. Infine, la media dice che la parte normativa di ogni contratto sarà ritoccata pochissimo, appena il 10%, ma rivela anche che alcuni regolamenti sono più che datati e risalgono agli anni Trenta, per esempio quello dei vigilantes. E, naturalmente, dovrebbero essere aggiornati.

        I sindacati sono sulle barricate, almeno quelli del pubblico impiego, dove tre milioni e mezzo di dipendenti aspettano un nuovo contratto per il biennio 2004-2006 (richiesta 8% di aumento, offerta del governo 4,2%) ma 190.000 sono in attesa da quattro anni. E sono i 16.000 addetti agli enti di ricerca (Cnr, Enea, Istituto di fisica nucleare e altri) e i 170.000 dirigenti. Un paio di scioperi già attuati e un altro in arrivo per fare pressing su palazzo Chigi.

        C’è poi la madre di tutte le vertenze, almeno dal dopoguerra ad oggi, quella dei metalmeccanici. Oltre 1.600.000 lavoratori che una volta, neppure molto tempo fa, costituivano la spina dorsale del nostro sistema industriale. La compattezza delle tute blu incarnava lo spirito stesso dell’unità sindacale. Le firme separate sugli ultimi contratti hanno provocato profonde lacerazioni interne. Adesso Cgil, Cisl, Uil spingono per arrivare ad una difficile intesa unitaria, ma le richieste di base (93 euro di aumento per la Fim, 104 per la Uilm, 150 per la Fiom) sembrano assolutamente inconciliabili. Cisl e Uil si aspettano da una eventuale intesa anche una riforma del sistema contrattuale con la valorizzazione del secondo livello. Il confronto è aperto: può portare al consolidamento dell’unità delle tre confederazioni o all’ennesima, devastante rottura.

        Per i 315.000 bancari il contratto è scaduto nel 2001: nel frattempo è stato firmato l’accordo per il rinnovo della parte economica relativa al primo biennio, adesso si sta discutendo la parte normativa del secondo biennio. Gli istituti bancari non vorrebbero andare oltre il 5,3% di aumento (120 euro medi mensili), i sindacati sono fermi al 7,3% (185 euro). L’impressione è che il confronto sarà abbastanza lungo. Così come difficile ed estenuante si prevede il percorso negoziale per i 55.000 dipendenti degli ospedali e delle cliniche private. Uno sciopero è già stato proclamato per il 24 gennaio.

        Due scioperi hanno già consumato i 35.000 vigilantes che, alla vigilia di Natale e nel giorno di San Silvestro, hanno protestato per tentare di dare un’accelerata alla trattativa per il nuovo accordo nazionale (aumenti medi di 120 euro) e soprattutto per aggiornare una normativa interna che risale a oltre settanta anni fa. Alle nove proposte di riforma che stanno ammuffendo in Parlamento, si è aggiunto un disegno di legge del ministro dell’Interno Pisanu.

          Anche i 30.000 farmacisti e commessi aspettano un nuovo contratto: negli ultimi quattro anni sono riusciti a rivalutare le loro buste paga mediamente di 100 euro, frutto di un’intesa sul biennio economico 2002-20033. Sul tavolo negoziale il rinnovo del biennio 2004-2005, ma anche l’applicazione della previdenza complementare, il trattamento per infortuni e malattie e la regolamentazione del mercato del lavoro, per esempio l’apprendistato di 24 mesi, richiesto da Federfarma, per i farmacisti neo assunti. Per ora è muro contro muro.