Senza bonus e incentivi la mobilità è «fai da te»

14/09/2005
    mercoledì 14 settembre 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 21

        Ancora limitati i progetti per favorire il lavoro lontano da casa

          Senza bonus e incentivi la mobilità è «fai da te»

            SERENA UCCELLO

              MILANO • Una proposta di lavoro, più spesso un tirocinio, uno stage. Un’opportunità interessante ma troppi gli ostacoli, dalla mancanza della casa al costo della vita più alto, per lasciare la propria città, dal Sud al Nord. La storia è frequente al punto che qualche anno fa all’Unione industriale di Padova coniarono uno slogan: «Uno ponte verso l’Italia senza lavoro, dall’Italia senza lavoratori» . L’idea prevedeva l’offerta di un posto ma anche i servizi necessari a rendere il trasferimento più semplice. E se la Francia in questi giorni propone un bonus per chi accetta di trasferirsi, in Italia la strada del sostegno alla mobilità territoriale è stata più volte tentata.

              Interventi qualche volte vincenti, più spesso destinati ad esaurirsi in attesa della copertura finanziaria. Il pacchetto competitività ad esempio stabilisce una serie di incentivi che puntano a superare i divari territoriali. Un tentativo analogo era stato fatto per la verità già a metà degli anni 90. In quell’occasione era stato il cosiddetto " pacchetto Treu" a finanziare i tirocini di formazione.

              Traning e assistenza era il binomio alla base del progetto. Ma è con il programma realizzato in questo ultimi anni da ItaliaLavoro che il Governo ha tentato una strategia organica. In questo caso l’agenzia del ministero del Welfare ha cercato di mettere insieme imprese e enti locali per selezionare prima i giovani meridionali e successivamente inserirli in aziende del Nord, assicurando loro stipendio, formazione e una casa. Con due possibilità: puntare a una assunzione oppure ritornare nelle regioni di provenienza per sviluppare un’idea imprenditoriale. « Il bilancio è sicuramente positivo » , dice Natale Forlani amministratore delegato di Italia Lavoro che giudica prioritario proseguirne lo sviluppo.

              A considerare i numeri l’impressione comunque è che queste siano esperienze di nicchia: nel biennio 2003 2004 con SudNordSud sono stati attivati infatti 500 tirocini interregionali, promossi e gestiti direttamente dalle regioni, oltre 400 tirocini Sud Nord, realizzati con la Regione Emilia Romagna per le fasce deboli. A questi si devono aggiungere: quasi 850 tirocini, in larga parte in mobilità geografica, per figure professionali che sono stati inserire nelle Agenzie pubbliche nazionali; supporto all’avvio di autoimpresa per 400 giovani disoccupati del Sud; sostegno a 20 programmi di localizzazione per circa 2mila lavoratori.

              Certo sono stati aperti sette " tavoli dell’accoglienza" in sei regioni del Centro Nord, con il coinvolgimento di oltre 150, tra soggetti istituzionali ed enti locali. E soprattutto " SudNord Sud" non è rimasto un progetto isolato, perché dopo è arrivato " Passerelle per il lavoro" per i disoccupati della Provincia di Napoli e il recentissimo Lavoro& Sviluppo che punta a favorire l’accesso di circa 2mila disoccupati e lavoratori svantaggiati delle regione meridionali nelle imprese che hanno ricevuto un’agevolazione dal programma operativo nazionale. Tuttavia la sensazione è che si tratti di una goccia nel mare.

              A conti fatti incentivi economici discontinui e mancanza di strumenti normativi, finalizzati a scoraggiare quanti rifiutano un’occupazione lontano da casa, non ha certo aiutato la mobilità Sud Nord, mai decollata neanche nel pubblico impiego. La Svimez calcola che ogni anno circa 129.700 persone lasciano le regioni del Sud verso quelle del Nord e che altre 67mila fanno il viaggio opposto. Nella maggior parte dei casi è il lavoro a motivare questi trasferimenti, soprattutto se si considera che il 73% dell’emigrazione interna proviene da Campania, Sicilia, Sardegna, Calabria, e poi ancora Basilicata e Molise. Allo stesso modo le due regioni dove si concentrano questi flussi sono la Lombardia e l’Emilia Romagna. Non stupisce la flessione del Nord Ovest, alla prese con le emergenze occupazioni in particolare con la crisi dell’auto, mentre colpisce di più la perdita di appeal del Nord Est. In questa parte di Italia infatti le offerte si sono ridotte ma affitti e costo della vita sono rimasti alti.

                Ma se, stando a numeri, le risorse pubbliche hanno finora sostenuti sono una piccolissima percentuale di quanti si spostano, il resto è tutto emigrazione " fai da te"? Gli ostacoli per l’inserimento professionale, a differenza della Francia, restano ancora una battaglia personale. Per quanto là dove sono mancate le risorse pubbliche ci sono stati diversi casi in cui sono intervenuti i privati, dalle agenzie per il lavoro, le ex società di lavoro interinale, alle associazioni imprenditoriali. Con esiti alterni: a Vicenza e a Padova gli industriali hanno sostenuto programmi di reclutamento fornendo casa e servizi. Esperienze ormai più del passato che attuali e soprattutto senza troppo successo. In molti cioè rispondevano agli annunci, solo qualcuno aveva i requisiti richiesti dalle aziende, tra quelli selezionati pochissimi accettavano infine il trasferimento. È andata meglio alle iniziative di Adecco e Manpower: la prima ha sperimentato con successo il progetto " Casa Adecco": avviato nel 2000 attualmente le " Case Adecco" sono 333 distribuite nel Nord Italia. Mentre Manpower ha attivato per i proprio clienti Iride Risorse: una struttura specializzata per incrociare domanda e offerta e individuare soluzioni logistiche che favoriscano l’inserimento dei candidati. Secondo la Svimez ogni anno in 129mila si trasferiscono dal Sud al Nord.