“Senza accordo Fabbrica Italia non parte”

06/10/2010

Finisce con qualche novità nei toni, ma senza sostanziali passi avanti l’incontro romano tra la Fiat e i sindacati metalmeccanici (Fiom compresa) sul progetto «Fabbrica Italia». Al termine di cinque ore di confronto, l’azienda fa sapere che senza «l’impegno formale» dei sindacati sulle «condizioni preliminari che assicurino il quadro di certezze necessario per la sua realizzazione» l’investimento previsto negli stabilimenti italiani del gruppo non si farà. Fim-Uilm-Fismic-Ugl hanno già dato via libera alle esigenze poste dall’azienda – ovvero garantire con apposite regole la «governabilità degli stabilimenti» e il «pieno utilizzo degli impianti». Ma la Fiom di Maurizio Landini ha ribadito la sua disponibilità a trattare sulla flessibilità, «senza però mettere in discussione i diritti e le libertà delle persone, nel rispetto del contratto e delle leggi».
E adesso? Per ora non sono stati fissati incontri. Una situazione tutto sommato di stallo, che si romperà quando (probabilmente prima per la fabbrica di Cassino, poi per Mirafiori) l’azienda chiederà di discutere nel concreto progetti di investimento e di produzione. Non sarà facile sbloccare il confronto. Per il momento la Fiat – era presente il responsabile delle relazioni industriali del gruppo Paolo Rebaudengo – non ha dalla Fiom le garanzie richieste per gestire a modo suo gli stabilimenti, e la Fiom non sembra intenzionata a fare passi indietro. Anche se l’incontro di ieri se non altro ha visto una ripresa del confronto tra tutte le parti in causa, il Lingotto ribadisce che serve un via libera da tutte le organizzazioni. Altrimenti – come più volte detto dall’amministratore delegato di Fiat Group Sergio Marchionne – non è esclusa la cancellazione del piano di investimenti per le fabbriche italiane cifrato dal gruppo a 20 miliardi. Con conseguente spostamento della produzione verso altri paesi.
La Fim-Cisl ha assicurato la sua disponibilità a procedere, ma a patto che «prima» vadano definiti, sito per sito, investimenti, produzioni e tempi. «Poi l’accordo», afferma il segretario generale Giuseppe Farina, che chiarisce come «non si copierà meccanicamente il modello Pomigliano, ma stabilimento per stabilimento si valuteranno le cose da fare sulla base delle condizioni particolari». Il numero uno della Uilm, Rocco Palombella, si dice non soddisfatto dell’incontro: «La Fiat non ha ancora scoperto le carte perché vuole ancora verificare la nostra determinazione ad andare avanti. C’è, ma prima vogliamo conoscere nel dettaglio il progetto Fabbrica Italia». Entrambe le sigle, insieme alla Fismic, in una nota congiunta comunque sottolineano la «non procrastinabilità» dell’avvio del progetto Fabbrica Italia e chiedono «l’apertura, in tempi brevi, dei tavoli sindacali sui vari stabilimenti».
Anche la Fiom parte dalla premessa di avere «chiarezza sul piano industriale», ma Landini insiste che «si può discutere di tutto, degli orari, dei turni di lavoro e dell’utilizzo dei siti, ma non si possono mettere in discussione il diritto e la libertà delle singole persone». A differenza di Farina, il leader Fiom sostiene che «la Fiat non esclude soluzioni che potrebbero andare anche oltre Pomigliano, e che la derogabilità del contratto nazionale potrebbe non essere sufficiente a rispondere alle sue esigenze».
Intanto, secondo «Automotive News Europe» il lancio della nuova Panda che sarà realizzata a Pomigliano potrebbe slittare a gennaio 2012. Finora la Fiat aveva sempre indicato la seconda metà del 2011, ma potrebbe esserci un ritardo legato alle lungaggini del confronto sulla ristrutturazione di Pomigliano.