Sentenza Cassazione 16-09-2000, n. 12260

IL LAVORATORE LICENZIATO, CHE RIFIUTA LA REVOCA DEL LICENZIAMENTO, MANTIENE IL DIRITTO DI FARLO ANNULLARE

Per ottenere l’indennità sostitutiva della reintegrazione (Cassazione Sezione Lavoro n. 12260 del 16 settembre 2000, Pres. De Musis, Rel. Foglia).
F.B., dipendente della S.p.A. Sara Lee Personal Products, dopo essere stata licenziata con lettera inviatale nell’aprile del 1995, ha chiesto, nel luglio del 1995, al Pretore di Milano di annullare il licenziamento e di ordinare all’azienda di reintegrarla nel posto di lavoro. Dopo avere ricevuto la notifica del ricorso, la società, con lettera inviata nell’agosto del 1995, ha comunicato a F.B. la revoca del licenziamento, invitandola a riprendere servizio.
La lavoratrice ha risposto dichiarando di non accettare la revoca, in quanto ella intendeva avvalersi, all’esito del giudizio, della facoltà di opzione prevista dall’art. 18 St. Lav., secondo cui in caso di annullamento del licenziamento con ordine di reintegrazione nel posto di lavoro, il lavoratore può ottenere, in luogo della reintegra, il pagamento di un’indennità pari a 15 mensilità della retribuzione.
Il Pretore ha accertato l’illegittimità del licenziamento impugnato, ma ha dichiarato cessata la materia del contendere in merito alla richiesta reintegrazione, in quanto ha ritenuto che la lavoratrice, non avendo accettato la revoca del licenziamento avesse manifestato di non avere più interesse alla reintegra.
Questa decisione è stata confermata, in grado di appello, dal Tribunale di Milano. La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 12260 del 16 settembre 2000, Pres. De Musis, Rel. Foglia) ha accolto il ricorso della lavoratrice, richiamando la sua giurisprudenza secondo cui il diritto del lavoratore licenziato ad optare per l’indennità di 15 mensilità prevista dall’art. 18 St. Lav. non può essere vanificato dal datore di lavoro con la revoca del licenziamento in corso di giudizio. L’art. 18 St. Lav. – ha affermato la Corte – attribuisce al lavoratore la facoltà insindacabile di monetizzare il diritto alla reintegrazione ottenendo una prestazione pecuniaria di ammontare determinato dalla legge pari a 15 mensilità della retribuzione; solo in un caso va escluso che l’opzione possa essere esercitata, quando cioè il lavoratore abbia accettato, espressamente o tacitamente, di riprendere servizio facendo venir meno in tal modo l’attualità dell’obbligo di reintegrazione.