Senato, slitta il voto sugli ammortizzatori

08/05/2002





La commissione Lavoro mette in coda la discussione dell’art. 18 e degli incentivi all’occupazione
Senato, slitta il voto sugli ammortizzatori
ROMA – Di riforma degli ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione se ne parlerà solo alla fine. La commissione Lavoro del Senato approverà, oggi, la proposta del relatore, Oreste Tofani (An), di far slittare gli articoli 2 e 3 della delega-lavoro per discuterli in fondo, insieme all’articolo 10 che contiene le nuove misure sui licenziamenti. «Sono temi coerenti tra loro, appartengono a una stessa logica e ricerca di equilibrio», ha detto il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi schierando il Governo sulla proposta della maggioranza. Il rinvio crea qualche sbandamento nell’opposizione. Mentre l’ex ministro e senatore della Margherita, Tiziano Treu, si è dichiarato «favorevole» a uno slittamento dell’esame per favorire il dialogo tra le parti sociali e i Verdi e Rifondazione hanno respinto ogni rinvio, i Ds ieri erano «orientati a dire no». «Non ci convince anzitutto il metodo – dice Giovanni Battafarano senatore diessino – visto che abbiamo appreso la notizia dai giornali senza una discussione in commissione». Ma anche il merito non va. «La posposizione degli articoli non ha nessuna influenza sul nostro atteggiamento di netta opposizione al provvedimento», si legge in una nota dei Ds in cui si ribadisce la richiesta di stralcio delle nuove misure sull’articolo 18. Al di là della dialettica tra maggioranza e opposizione, la proposta appoggiata dal Governo crea le condizioni per la convocazione (prevista per la metà del mese) mostrando qualche ottimismo in più. Frutto dei contatti mai interrotti tra le diplomazie del Welfare e le parti sociali, che hanno già prodotto un primo risultato: il tavolo all’Economia sul fisco. «Sulla riforma fiscale, del lavoro e sul Mezzogiorno creeremo tre tavoli paralleli, anche se tecnicamente distinti. Sono infatti – spiega Sacconi – segmenti di un unico ideale negoziato per consentire anche scambi tra gli interessi rappresentati e il raggiungimento di un equilibrio e bilanciamento complessivo». Gli equilibri, però, si trovano soprattutto con le risorse da mettere sui singoli tavoli a partire da quelle da stanziare per la riforma degli ammortizzatori sociali. «Nel Dpef – ha commentato ieri il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas – faremo una ricognizione complessiva dei fabbisogni per il 2003 in tutti i settori. Ci sarà un’indicazione di massima sui flussi di spesa ed è presumibile che si affronterà anche il tema degli ammortizzatori. Ma non ci sarà un’indicazione precisa, non funzionerebbe anche ai fini di una trattativa». Quello che è certo è che non ci saranno risorse nuove: «Vorrebbe dire aumentare le tasse – ribatte Vegas -. La coperta è quella, quindi, vedremo. Se la cifra è modesta allora si può fare un ragionamento». Un ragionamento dell’ordine di 700 milioni di euro, cifra già circolata nelle scorse settimane? «Se questa è la cifra – risponde Vegas – semplificherebbe le cose». Soldi che potrebbero essere sufficienti ad avviare il rafforzamento dell’indennità di disoccupazione (estesa a 12 mesi e aumentata nel l’importo al 60% con un meccanismo che decresce al 30% per gli ultimi mesi) anche se un eventuale accordo presuppone una mediazione sull’articolo 18 (magari limitando solo alla fattispecie del superamento dei 15 dipendenti la deroga sul reintegro in caso di licenziamento). «Ci vuole una frenata sull’articolo 18 – ha detto ieri il ministro Gianni Alemanno da Tokio -. Solo se lo lasciamo per ultimo si può superare la controversia tra Governo e parti sociali rilanciando il dialogo attraverso un coordinamento interministeriale sotto la regia di Palazzo Chigi». Di fatto, anche se ieri è stato approvato tutto l’articolo 1 (vedi articolo accanto), i tempi parlamentari non promettono accelerazioni. «Credo vogliano aspettare la scadenza del voto amministrativo prima di affrontare il nodo dell’articolo 18», commenta Battafarano. Ci sono ancora 800 emendamenti da esaminare e votare, quindi, almeno al Senato di licenziamenti e ammortizzatori se ne parla dopo le elezioni del 26 maggio.

Lina Palmerini
Mercoledí 08 Maggio 2002