Sempre precari Quando non basta il «pezzo di carta»

18/05/2012

un tour nei luoghi del precariato più subdolo, quello dei professionisti. La Cgil prende l`autobus e va alla ricerca di finte partite Iva e praticanti sfruttati da tutelare. Una mattina di sole estivo per fare proselitismo tra i giovani, per metterli al corrente dei loro diritti e del fatto che il sindacato vuole rappresentarli, farsi carico dei loro problemi. Si parte con il double-decker londinese scoperto che parcheggia davanti alla Sapienza e srotola il frullatore e la lavatrice, simboli della situazione in cui vivono i giovani precari, che campeggiano sui manifesti della campagna conilcontratto.it, provocando la curiosità di tanti studenti. Assieme alle loro organizzazioni (Udu e Link) si va a volantinare «per far sapere a tutte le migliaia di studenti di Giurisprudenza all`ultimo anno che potrebbero iniziare il loro tirocinio di 18 mesi utilizzando gli ultimi 6 mesi all`università, ma che per farlo serve un protocollo con il rettorato che ancora non c`è».
Una delle caratteristiche comune a questa galassia è infatti quella che tutto resta sulla carta, prima fra tutti i diritti. Così la buona notizia del decreto Cresci-Italia di Monti non può essere ancora sfruttata. «Manca l`accordo tra il ministero dell`Istruzione e l`ordine forense spiega Andrea, 22 anni e potenziale tirocinante in quanto al 4° anno di Giurisprudenza a Roma 3 – . E la beffa è che invece commercialisti e notai, che sono molti di meno, lo hanno già sottoscritto», racconta dimostrando di essere già addentro alla materia. Superato lo scoglio del tirocinio, fra qualche anno Andrea avrà altri problemi. Quelli di Arturo, 3lenne praticante in uno studio di avvocati a Prati che si ferma al banchetto del Nidil e della Filcams Cgil davanti al «tribunale più grande d`Italia e forse d`Europa», in viale Giulio Cesare. Visto dall`alto del bus sembra un formicaio in cui entrano ed escono giovani benvestiti. «In realtà è un espaio e i nostri vestiti costano di più dei nostri stipendi o, meglio rimborsi da 200 euro al mese», racconta. Il recente decreto liberalizzazioni prevede per loro «un rimborso spese forfettario convenzionale», ma solo dopo sei mesi. Doveva essere un passo avanti, ma non lo è: «convenzionale» significa senza nessun riferimento, significa che ogni praticante deve trattare con il proprio dominus, il grande principe del Foro che «non è mai in vena di regali e quindi continua a pagarti alla fame». Ognuno di loro per prima cosa ha dovuto «aprire una partita `va`>. Poi arriva la sottodivisione fra «organici e non». I primi, più fortunati, sono inseriti nello studio, prendono «un rimborso che va dagli 800-1.000 e può arrivare ai 1.200 se si supera l`esame di Stato». I secondi invece si «devono accontentare di 2-3 pratiche al mese con la convenzione di prendersi il 30 per cento del totale a fine causa: nella stragrande maggioranza dei casi significa 200-300 euro al mese, per giunta a scadenze diverse, puoi stare mesi senza vedere un euro>>, spiega asseufatto Arturo. Raccontando come tutti si incontrano al VI piano del formicaio, l`ufficio informazioni del tribunale penale con le sue file interminabili e nome, non a caso, dell`associazione che li riunisce. «IVASEIPARTITA» Non va meglio ad architetti ed ingegneri che incontriamo in Prati, zona a più alta densità di studi. Egizia, architetto 28enne «ma già un po` l`esperienza» racconta la sua Odissea, «comune a centinaia di altri ragazzi, ormai disillusi», come quelli dell`associazione "Ivaseipartita". «Dopo la laurea si parte con gli stage non retribuiti, poi, se sei fortunata alle collaborazioni e dopo l`esame di Stato ti chiedono subito di aprire la partita `va`>.
Per lei però lo strumento non è un problema: «Se ha l`idea in futuro di metterti in proprio, la partita Iva è giusta, il problema è rendere il suo uso meno favorevole». Egizia è molto più dura con molti provvedimenti previsti dalla riforma del Lavoro della Fornero: «Molti di noi sono "disegnatori", la qualifica che si ha prima di passare l`esame di Stato. In quel periodo si versano i contributi alla gestione separata Inps e l`aumento dei contributi dal 28 al 33% se lo pagheranno da soli, non c`è nessuna possibilità che i nostri capi la paghino». Non che dopo le cose, a livello previdenziale, vadano meglio: «Ora pago il minimale all`Inarcassa, ma è di 2.500 euro l`anno, anche se ne guadagno 15mila», conclude sconsolata Egizia. Le storie di Egizia, Arturo e Andrea fanno poco notizia. Allo stesso modo di quella uscita il 29 novembre: la sottoscrizione (unitaria) del Contratto collettivo degli studi professionali. Per la prima volta prevede tutele e regole anche per praticanti, tirocinanti, collaboratori a partita Iva e progetto. «È un faro potente su una moderna forma di sfruttamento – sottolinea Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil – prevede la creazione di una commissione per definire le norme a loro tutela e per questo chiediamo a tutti, studenti, tirocinanti e praticanti, di aiutarci ad aiutarli». «L`obiettivo è quello di distinguere vere e false partite Iva“, gli fa eco Filomena Trizio, segretario generale del Nidil.