Sempre più veleni tra Cgil, Cisl e Uil

02/03/2001

Il Sole 24 ORE.com











    Dopo il caso del contratto artigiani in Lombardia

    Sempre più veleni tra Cgil, Cisl e Uil
    Massimo Mascini
    ROMA Che sta succedendo ancora tra Cgil, Cisl e Uil? A Milano nelle scorse settimane ha preso corpo una questione politica che rischia di spaccare ancora di più il sindacato? O si è trattato solo di un problema tecnico, o peggio della svista di un sindacalista frettoloso che si è accorto solo all’ultimo minuto che stava commettendo un errore e ha fatto una marcia indietro precipitosa? Il caso del contratto artigiani in Lombardia, firmato dalla Cgil, la quale però ha poi ritirato quella firma, sta avvelenando il sindacato e rischia di innescare una spirale di sospetti reciproci.
    Anche perché non c’è solo un’interpretazione diversa di un accordo, c’è l’ombra, sapientemente gettata, di un possibile reato, forse penalmente perseguibile. La Cgil, per fare luce, ha nominato una commissione d’inchiesta. Ma il veleno una volta sparso comincia a fare il suo effetto. E tornano alla memoria tutti i casi di divisione interna, casi chiusi come l’accordo di Milano, ma anche quelli non chiusi, come quello per il contratto, sempre degli artigiani, nel Lazio per il settore del legno. Anche in questo caso, dell’estate scorsa, la Cgil ha ritirato il suo consenso, lasciandosi dietro una scia di malumori e il sospetto che ci sia una precisa scelta politica.
    Di cosa si tratti lo abbiamo scritto nei giorni scorsi. Le tre confederazioni in Lombardia firmano un accordo quadro per lo svolgimento della contrattazione per il settore artigiano, ma dopo poco la Cgil si accorge di aver commesso un errore, boccia l’accordo, ritira la firma. Le interpretazioni sull’accaduto naturalmente divergono. Cisl e Uil preferiscono una lettura politica e temono che questo sia solo il preludio di un irrigidimento generale dei rapporti, la fine in pratica dell’unità d’azione, che fatalmente è destinata a cadere se i rapporti diventano troppo tesi. Walter Galbusera, segretario della Uil Lombardia e Franco Lotito, segretario confederale Uil, credono che la decisione della Cgil sia «tardiva, improvvisa e contraddittoria» e sostengono che si potrà andare avanti collaborando solo in presenza di nuove regole unitarie, «che — hanno detto — diano certezza all’unità d’azione ed evitino diritti di veto». In Cisl il clima è ancora più pesante. Raffaele Bonanni, segretario confederale, nota che questi fatti antiunitari della Cgil si stanno facendo frequenti e attribuisce la responsabilità dell’accaduto a due fattori.
    «Il primo — sostiene — è l’atteggiamento sempre più forte dentro la Cgil di totale disinteresse nei confronti delle ragioni delle altre confederazioni. Il mondo comincia e finisce con la Cgil, altro non esiste». Tesi che trova il consenso di un altro segretario confederale della Cisl, Graziano Trerè, che ne attribuisce la paternità alla sinistra e in particolare ai Ds. «Veltroni al suo congresso — ricorda — ha parlato sempre di Cgil, mai di sindacato, credono di rappresentare tutto il sociale, per loro la Cisl non esiste».
    Ma soprattutto i cislini leggono questi avvenimenti come altrettante dimostrazioni dello scarso interesse della Cgil nei confronti della partecipazione. «Sembra sia tornato il sindacato dei no — dice Trerè — al posto di quello della partecipazione, che però noi continuiamo a sostenere. È la Cgil — insiste — che ha affossato la concertazione, ma noi andiamo avanti». Solo che in questa situazione tutto diventa difficile, soprattutto se si considera che in Lombardia i rapporti tra le confederazioni erano ottimi. E Carlo Borio, il segretario della Cisl regionale, si è stupito di quanto accaduto, proprio perché con Mario Agostinelli, il suo omologo della Cgil, era sempre andato d’accordo.
    Ma è proprio Agostinelli il primo a dire che non c’era alternative al ritiro della firma. Questa, sostiene, è stata data frettolosamente per motivi di organizzazione, ma appena è stato chiaro quale era il suo vero contenuto il ritiro della firma era atto dovuto. È dispiaciuto, si rammarica, come ha scritto nella lettera che annunciava il ritiro della firma, ma non fa un passo indietro. «Il testo — afferma — andava al di là del problema, certamente aperto e da sviluppare tra noi, del valore della partecipazione e degli enti bilaterali. C’erano contenuti, in un primo tempo sottovalutati, che non lasciavano spazio».
    Carla Cantone, segretaria confederale della Cgil, enumera le motivazioni, tutte tecniche — tiene a sottolineare — che giustificano la sua organizzazione. L’accordo, ricorda, affermava la necessità di rivedere il modello contrattuale trasferendo alcune materie del contratto nazionale alla negoziazione di secondo livello: tema di cui le confederazioni dibattono, ma su cui la Cgil è sempre stata molto negativa.
    Ancora, si mutualizzavano alcuni istituti contrattuali, trasferendoli agli enti bilaterali gestiti in maniera bilaterale. Un eccesso, sostiene la Cantone, perché gli enti fanno un altro mestiere. E questo è lo stesso motivo per cui la scorsa estate la Cgil ha respinto un accordo per il contratto degli artigiani del legno nel Lazio, che voleva mutualizzare la tredicesima mensilità presso l’ente bilaterale. Un eccesso secondo la Cantone, una cosa normale per Cesare Regenzi, segretario degli edili della Cisl, che ricorda come la gestione della tredicesima da parte degli enti bilaterali sia una normalità per gli edili, da sempre.
    E poi quell’accordo è stato bocciato dalla sinistra Cgil per prima, ricorda Giorgio Cremaschi, leader della componente di sinistra della confederazione di Sergio Cofferati, anche perché voleva spostare risorse destinate a un fondo per servizi ai lavoratori verso il fondo per la gestione di servizi alle imprese. «La commissione indagherà, ma se risultasse che c’è stato questo spostamento — dice la Cantone — sarebbe un fatto gravissimo». Agostinelli nega qualsiasi addebito e chi lo conosce gli crede, ma la materia è delicata.
    Venerdì 2 Marzo 2001