Sempre più schiavi dei caporali Cgil: «Una legge lo renda reato»

25/01/2011

Realtà come quelle di Rosarno, l’anno scorso, hanno reso evidente a tutti come in Italia lo schiavismo non sia stato abolito: sono almeno 550 mila le persone che nel nostro paese vivono e lavorano «sotto caporale», buona parte di loro in condizioni assolutamente degradate dal punto di vista abitativo, e sotto continuo ricatto da parte di «imprenditori » senza scrupoli, in realtà veri e propri criminali. I calcoli li ha fatti la Cgil – con le sue due categorie più colpite,
gli agricoli della Flai e gli edili della Fillea – che ieri ha tenuto a Roma l’importante iniziativa «Stop-caporalato», per chiedere una legge: non esistono infatti nei nostri codici, sembrerà incredibile, norme che definiscano il caporalato un reato, e come tale lo puniscano. Ma quel che è peggio è che il governo Berlusconi, con il suo combinato di leggi contro il lavoro e l’assoluto congelamentodei controlli sul territorio, insieme con l’introduzione del reato di clandestinità, ha reso praticamente impossibile per i lavoratori sfruttati – spessissimo immigrati senza permesso di soggiorno – la denuncia: chi infatti presentasse esposto contro i propri sfruttatori, nel contempo si autodenuncerebbe come clandestino e sarebbe immediatamente espulso. Quello che purtroppo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e l’attuale maggioranza del Pdl/Lega non vorranno mai fare sarebbe invece l’uovo di Colombo per l’emersione del sommerso, strada qualche anno fa tentata dal governo Prodi: bisognerebbe premiare chi denuncia il proprio datore di lavoro nero, e all’immigrato irregolare che lo fa bisognerebbe dare immediatamente un permesso. Ci guadagnerebbero anche il fisco e l’Inps. Ecco dunque il cuore della proposta di legge presentata ieri dai segretari generali Stefania Crogi (Flai) eWalter Schiavella (Fillea), con la partecipazione della segretaria generale Cgil Susanna Camusso: «Chiunque svolga un’attività organizzata al fine della intermediazione di forza lavoro, sfruttando la disponibilità altrui, causata dallo stato di bisogno o di necessità in cui costui versa, a compiere una prestazione lavorativa in assenza di piena e totale tutela di legge – dice il testo – è punito alla reclusione da 5 a 8 anni. Costituiscono aggravante specifica e comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà la minore età dei lavoratori intermediati e l’aver commesso il fatto esponendo i soggetti intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro. Il ministero del Lavoro, di concerto con i centri per l’impiego, promuove l’istituzione di corsi di lingua italiana per i lavoratori stranieri e sostiene iniziative e campagne informative aventi a oggetto le tematiche trattate nella proposta di legge». «La proposta Cgil – spiegano Crogi e Schiavella – chiede di inserire nel nostro ordinamento il reato di caporalato, oggi punito in caso di flagranza con una sanzione amministrativa di appena 50 euro per ogni lavoratore ingaggiato. Nei blitz effettuati l’anno scorso dalla Finanza a Rosarno, scattarono le manette per altri reati, come la riduzione in schiavitù. Non va bene: bisogna invece scrivere
chiaro nei nostri Codici che fare intermediazione di manodopera illegalmente è un reato e come tale va contrastato, accertato, punito». «È tratta delle persone, perciò reato», rincara Camusso. Secondo i sindacati sono almeno 400 mila i lavoratori sotto caporale nelle campagne italiane, e almeno 150 mila quelli nei cantieri. La Flai ha fornito una serie di mappe regionali dove si dà conto dell’attività e delle zone dimaggiore concentrazione e sfruttamento: tutto il Sud è definito «ad alta intensità», ma preoccupano i «nuovi fronti» di Abruzzo, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e persino del civilissimo Trentino. A «intensità media» Lazio e Lombardia: in particolare aMantova si segnala una nutrita comunità di indiani che in estate raccoglie i meloni. La Fillea ha pubblicato invece l’interessante mappa degli «smorzi», ovvero i luoghi di raccolta dei caporali a Roma: sono ben 40, e gli edili Cgil ci informano che all’alba avviene la prima «infornata», con i lavoratori destinati alle imprese e ai cantieri, mentre dopo le 9 passano a chiedere manodopera in nero semplici cittadini, per qualche «lavoretto» in casa o in giardino. Le tariffe: se prima della crisi si andava sui 50 euro per una giornata (cifra già bassa) oggi si naviga sui 20. Rumeni, albanesi, ma – sorprendentemente,
mapoi neppure tanto – tra i nuovi «schiavi » compaiono ormai anche gli italiani.