«Sempre più poveri e con meno tutele»

30/01/2004



  Economia e lavoro




30.01.2004
«Sempre più poveri e con meno tutele»
Alla conferenza sul Welfare e il diritto alla salute la Cgil denuncia l’attacco del centrodestra al sistema delle protezioni sociali

di
Felicia Masocco

ROMA Sono poco meno di 2 milioni e mezzo le famiglie italiane al confine della soglia di povertà, 926mila famiglie quel confine lo hanno già varcato. I pensionati con assegni mensili al di sotto dei 500 euro sono 7 milioni e 300mila, le retribuzioni continuano a perdere potere d’acquisto, l’erosione effettiva oscilla tra lo 0,5 e l’1% circa 120-220 euro lordi all’anno che vanno a sommarsi alla mancata restituzione
del fiscal drag, altri 150 euro. Aprendo i lavori della prima conferenza
della Cgil sul Welfare e il diritto alla salute in corso al Palafiera di Roma, il segretario confederale Achille Passoni snocciola le cifre del «progressivo impoverimento» di ampie fette della società italiana.
A 25 anni dal varo della riforma sanitaria, a 10 anni del Libro bianco di Delors con la sua «centralità della persona e l’affermazione della piena cittadinanza». Solo un decennio fa. «Oggi la situazione che in cui ci troviamo in Italia è diametralmente opposta», denuncia Passoni. «L’ultima legge finanziaria è la terza che taglia lo stato sociale. Le regioni, le province e i comuni fanno sforzi giganteschi
per riuscire a garantire che non si abbassi pericolosamente il livello della qualità della vita». Ancora dati: nel biennio 2001-2002 il deficit delle regioni per la sanità era di 8,2 miliardi di euro. La previsione per l’anno scorso guarda a quota 4,5 miliardi di euro e per il 2004 una stima «molto prudenziale» parla di 5 miliardi di euro.
E non va meglio alle politiche sociali che registrano tagli e «altre sottrazioni di risorse» visto che il 10% circa dei trasferimenti globali ai comuni «tagliati quest’anno di 1 miliardo e 800 milioni di euro» viene normalmente utilizzato per le politiche assistenziali. Questo è il quadro e la Cgil intende riportarlo in proscenio. In gioco c’è lo smantellamento dello Stato sociale, di quanto costruito nel corso del ‘900: «l’attacco che il centrodestra sta portando al sistema delle protezioni sociali va contrastato». Con l’iniziativa di questi giorni la Cgil intende lanciare la sua «offensiva» che, va da sé, non può essere portata avanti da soli, ma in sinergia con amministratori locali, movimenti, associazioni, «va costruito – ha detto Passoni – un ampio movimento». E con Cisl e Uil «va definita una posizione unitaria su cui aprire un largo confronto con lavoratori e pensionati». È una lunghissima lista di nomi quella che ieri e oggi si è data appuntamento al Palafiera insieme a mille delegati. E domani per la conclusione s terrà una manifestazione nazionale al Palalottomatica con gli interventi di Walter Veltroni, Gino strada, Anna Diamantopoulou, Don Luigi Ciotti, Rita Evaristo, Walter Cerfeda e Guglielmo Epifani. «Servizi fondamentali come la sanità, la scuola, l’assistenza e la previdenza sono sotto attacco», ha detto il leader della Cgil. «Abbiamo fatto una grande campagna per la difesa dei diritti dei lavoratori e del lavoro ed è ora di promuovere, assieme a questa, una grande mobilitazione in difesa dei diritti dei cittadini».
L’offensiva prefigurata ha al centro «la quantità di risorse necessarie e la qualità dell’intervento pubblico». In pratica si tratta di recuperare i due punti di differenza nella spesa sociale che lo distanziano da altri paesi europei. Va poi rilanciata la cultura e le politiche di prevenzione e, nell’ambito specifico delle politiche socio-sanitarie occorre rendere esigibile il diritto ai livelli essenziali di assistenza sanitaria e la definizione di quelli relativi alle prestazioni sociali; la costituzione del Fondo nazionale per la non auto-sufficienza per il quale la Cgil non si
sottrarrebbe all’introduzione di una tassa di scopo; la definizione di uno strumento di natura non assistenziale di lotta alla povertà e all’esclusione; una politica di sostegno alla famiglia basata innanzitutto su una rete appropriata di servizi».
Priorità che «autonomamente» vanno indicate alle forze politiche,
per poi verificare altrettanto autonomamente quale schieramento le raccoglierà «traendone legittimamente le conseguenze».