Sempre meno posti nella grande industria

04/10/2002



              4 ottobre 2002


              ITALIA-LAVORO
              Più ridotta la contrazione nei servizi (-0,3%)
              Sempre meno posti nella grande industria

              Per l’Istat in luglio è continuata la flessione (-3,5%) con la perdita di 28mila occupati in un anno

              Elio Pagnotta


              (NOSTRO SERVIZIO)
              ROMA – Ancora in difficoltà l’occupazione nelle grandi imprese, che soprattutto nell’industria continuano a perdere posti di lavoro. Tra giugno e luglio le aziende industriali hanno accusato una nuova diminuzione dello 0,1%, con una flessione che raggiunge il 3,5% su base annua, mentre nei servizi la contrazione si è limitata allo 0,3 per cento. Le grandi imprese, coinvolte in profondi processi di ristrutturazione, non riescono insomma ad agganciarsi alla tendenza positiva della quale si sta giovando, nonostante l’indebolimento della crescita economica, il mercato del lavoro in generale. E così in luglio si sono perduti nell’industria 28mila posti rispetto allo stesso mese del 2001. Neanche dai servizi, dove comunque la flessione è più contenuta, arrivano notizie incoraggianti con 3.300 unità in meno: nel complesso quindi un taglio di oltre 31mila lavoratori. Anche in luglio non si sono osservati indizi di miglioramento a più o meno breve termine: per l’industria i dati destagionalizzati mettono in evidenza una diminuzione dello 0,1% nei confronti di giugno, anche se c’è da sottolineare che al netto della cassa integrazione – in forte espansione – la diminuzione si trasforma in un modesto aumento dello 0,2 per cento. Nei servizi, come era accaduto in giugno, non si registra alcuna variazione. Secondo i dati resi noti ieri dall’Istat, nel luglio 2002 gli occupati alle dipendenze nelle imprese industriali (oltre 500 addetti) sono diminuiti del 3,5% su base annua. La diminuzione subisce un ulteriore aumento al netto del ricorso alla Cassa (–4,2%). La tendenza negativa fa registrare un massimo del 10,3% nel settore dell’energia elettrica, gas e acqua, mentre nell’industria manifatturiera la diminuzione è contenuta nel 2,6% e pur coinvolgendo quasi tutti i comparti tocca un massimo del 6,7% per le raffinerie di petrolio e del 4,2% per i mezzi di trasporto e i metalli. Da segnalare l’aumento degli addetti nelle industrie alimentari (+2%) e nelle industrie manifatturiere varie (+1,6%). Le ore effettivamente lavorate per dipendente – al netto degli effetti di calendario – sono calate del 2,1%, mentre l’incidenza delle ore straordinarie è scesa al 4,2 per cento. Ancora in forte accelerazione il ricorso alla cassa integrazione (+52,1%). Le retribuzioni lorde per dipendente sono cresciute del 4,1% (+2,7% la sola componente continuativa per lavoro ordinario), mentre il costo del lavoro è salito del 3,3% (+3,6% nei primi sette mesi del 2002). Meno pesante invece la situazione nelle grandi imprese dei servizi: nel terziario in luglio non si sono verificate variazioni nei confronti del mese precedente e rispetto al luglio 2001 la flessione resta bloccata allo 0,3% (come in giugno). A determinare questo risultato – a causa della loro incidenza preponderante sul totale – sono esclusivamente i trasporti (-1,7%). Un andamento positivo si riscontra al contrario negli altri comparti, con una crescita dell’occupazione che tocca il 3,8% per il commercio, il 3,5% per le altre attività professionali e imprenditoriali e il 2,8% per gli alberghi e i ristoranti. In calo il numero delle ore lavorate (-1,2%), mentre il ricorso alla cassa integrazione sale del 17,9 per cento. Le retribuzioni lorde sono cresciute del 4,9% (+5,3% le retribuzioni continuative), mentre il costo lavoro si porta al 4,5% (+4,3% nei primi sette mesi del 2002). Commentando i dati il leader della Uil, Luigi Angeletti, definisce il calo «non sorprendente», legato al rallentamento dell’economia oltre che alla tendenza delle maggiori aziende a ridurre il personale. Per Guglielmo Epifani (segretario generale Cgil), invece, la contrazione è «preoccupante»: «L’Italia – ha detto – si avvia a non avere più imprese di dimensioni significative».