Sempre meno negozi

20/04/2006
    gioved� 20 aprile 2006

    Pagina 26 – Economia e Finanza

    VENDITE AL DETTAGLIO – LA FOTOGRAFIA DEL 2005 VEDE SALIRE IL PESO DEI GRANDI GRUPPI STRANIERI A DANNO DEGLI ESERCIZI TRADIZIONALI

      Sempre meno negozi
      L’italiano preferisce bancarelle ed outlet

        Confcommercio: �Invertiamo la tendenza puntando sulle operazioni promozionali�

          Alessandro Barbera

            ROMA
            Calano fatturati, vendite e occupazione. Chiudono pi� negozi di quanti se ne aprano. L’anno scorso hanno abbassato definitivamente le saracinesche 3336 esercizi al dettaglio. Sale il peso dei grandi gruppi stranieri, che con lo 0,2% di imprese costituiscono ben il 16% dell’intero fatturato del settore. Aumentano gli hard discount, gli outlet, ma vanno benissimo anche i mercati che dal 2002 registrano un +26% di ambulanti
            .
            La fotografia della distribuzione italiana nel 2005 � di Confcommercio. Che quest’anno prevede – nonostante il caro-energia – �un contenuto miglioramento dal lato della domanda per consumi delle famiglie� e una crescita della concorrenza. �Sar� giocata mettendo in campo tutte quelle iniziative (tagli di prezzo, promozioni) in grado di svegliare l’interesse dei consumatori, anche attraverso una riduzione dei margini�, scrive nel suo rapporto l’ufficio studi dell’organizzazione.

              I problemi attraversati l’anno scorso dal settore hanno evidenziato �elementi critici� strettamente connessi alla �stagnazione� e ad una domanda di consumi �debole da parte delle famiglie�. I consumatori sono stati indotti a privilegiare canali di vendita �con maggiori opportunit� di risparmio�.

                Lo dimostra il calo dei negozi tradizionali al dettaglio e il sempre maggior peso della grande distribuzione. Nel 2005, hanno chiuso oltre 57.000 esercizi a fronte di 54 mila nuove aperture. Risultato: -3336 negozi in tutta Italia. � calato anche il numero degli occupati: Confcommercio ne calcola meidamente 17.000 in meno.

                  Il commercio al dettaglio continua a perdere, ma meno che in passato: l’anno scorso ha segnato -0,8% rispetto al -1,7% del 2004. Il non alimentare (-1,7%) ha perso pi� appeal dell’alimentare (-0,8%). L’abbigliamento (-1,2%) ha perso meno quote di mercato dei casalinghi
                  (-2,1%), delle ferramenta e utensileria per la casa (-2,2%). I cali pi� marcati nelle vendite al dettaglio sono stati per mobili, tessili, arredo per la casa (-2,4%), orologi e gioielli (-2,5%). Tengono invece l’elettronica di consumo (+4,3%) e il comparto foto, ottica e pellicole (+4,8%).

                    Si conferma la crescita degli hard discount e strutture commerciali medie e grandi. In Italia ogni centomila abitanti ci sono oggi 18.815 metri quadri di superficie dedicata alla grande distribuzione. La massima diffusione � nel Nordest e in particolare in Veneto: 28.333 metri quadrati ogni centomila abitanti. Per dare l’idea della profonda mutazione nelle abitudini dei veneti basti il dato sull’aumento di superficie fra il 1999 e il 2004: +40,4%. Dal 1999 ad oggi sono nati 1615 nuovi supermercati, 142 grandi magazzini e 112 ipermercati. In questi anni hanno cominciato a diffondersi le grandi superfici specializzate e i �factory outlet�. A farla da padroni in questo segmento di mercato sono i gruppi stranieri, e in particolare quelli francesi che devono molto alla �maggiore solidit� finanziaria�. Sul totale del fatturato le imprese estere costituiscono infatti lo 0,2% degli esercizi ma realizzano il 16% dei ricavi dell’intero settore.

                      I numeri emersi dal rapporto non stupiscono le associazioni dei consumatori. �Non rappresentano niente di nuovo e confermano pienamente le nostre previsioni�, dice Carlo Rienzi del Codacons. �Il costante aumento dei prezzi ha prodotto il calo generalizzato dei consumi e ha portato sul lastrico gli stessi responsabili di tali aumenti, ossia i commercianti, che sempre pi� numerosi sono costretti a chiudere i battenti�.

                        �L’unica salvezza per loro – dice Rienzi � abbassare i prezzi di almeno il 20% in tutti i settori e creare opportunit� di acquisto allettanti per i consumatori�. Dai saldi liberi tutto l’anno alla �vetrina delle occasioni� per �vendere prodotti a prezzi scontatissimi�.