Seminario Turismo – Intervento Ivano Corraini, Roma 13 e 14 dicembre 2004

Seminario FILCAMS FISASCAT UILTuCs

"La situazione contrattuale ed economica nel settore del turismo"

Intervento di Ivano Corraini Segretario Generale Filcams

Ritengo doveroso iniziare ringraziando tutti coloro che hanno accettato di intervenire a questo nostro seminario portando un contributo fattivo, non rituale, come ringrazio per la loro partecipazione anche coloro che, per impegni irrinunciabili, sono stati costretti a lasciarci anzitempo, prima della fine di questa giornata.

Quello di non poter partecipare fino alla fine delle riunioni, ormai, è diventato un problema consueto, sia per quanto riguarda le riunione interne al sindacato che per quelle in cui, come questa, partecipano, graditi ospiti, rappresentanti delle Istituzioni e delle Parti datoriali.

Questo limita in parte la possibilità di interlocuzione, cosa molto utile e gradita nei seminari, ma, credo di poter dire, che ciò non ha inficiato significativamente la proficuità di questo nostro seminario e ciò grazie all’impegno di tutti gli intervenuti nel voler stare nel merito dei temi che erano alla discussione e presentati in maniera sistematica dalla relazione di Pierangelo, tanto da poter trarre un giudizio di forte positività e utilità di queste due giornate.

Non ho la presunzione di svolgere le conclusioni, in senso tradizionale, del dibattito che oggi si è sviluppato, ritengo, più modestamente svolgere alcune considerazioni finali, intanto per rispetto di tutti gli interlocutori che si sono succeduti negli interventi in questa sede, ma anche perché, in realtà, in tutti gli interventi che ho sentito e che ho seguito con attenzione ho rilevato convergenze notevoli.

Convergenze notevoli tra gli interventi dei rappresentanti istituzionali, dei sindacalisti e delle controparti.

Io credo che questo non sia un caso.

Ci sono convergenze notevoli che sono il frutto anche di un interesse che è cresciuto sulle le problematiche del Turismo, ed è cresciuto in maniera rapida in questi ultimi anni, non guardo agli ultimi mesi ma guardo a quest’ultimo periodo.

La verità è che il tempo che è passato tra la Conferenza di Roma e quella di Lamezia Terme, tra questa e quella di Genova fino ai giorni nostri, non è trascorso nello stesso modo.

Io noto che, gli impegni che si sono sviluppati dopo le Conferenze (impegni in termini di iniziative, di convegni, in termini di prodotti realizzati, non ultimo l’accordo interconfederale per il rilancio del Mezzogiorno), si presentano con una crescita esponenziale nell’ultimo periodo, in particolare dopo la Conferenza di Genova.

Questo sta a significare che c’è un interesse molto più ampio del passato e soprattutto quel che è importante, a mio parere, c’è un interesse più ampio al di fuori degli addetti ai lavori del settore, tra gli interlocutori istituzionali locali, le stese forze sociali sindacali e imprenditoriali confederali.

Molte delle cose che oggi sentiamo dire da altri interlocutori, non solo istituzionali ma anche sindacali che non sono quelli del settore, sono problematiche che avevamo discusso e dibattuto magari dieci anni fa tra di noi ma che oggi sono diventate patrimonio di un insieme più ampio di soggetti.

Credo che questo sia un elemento da non sottovalutare perché in questa fase noi possiamo forse ripetere questioni, opzioni, proposte che già abbiamo discusso nel passato e che magari non hanno avuto successo nella loro concretizzazione, con la percezione, e un qualcosa di più di questo, la convinzione che non sarà un ripetere stanco e rituale ma, con qualche probabilità, questa volta possono arrivare in porto, grazie a questa più ampia consapevolezza e assunzione di responsabilità.

Il lavoro che è stato prodotto con l’accordo sindacale confederale per lo sviluppo e rilancio del Mezzogiorno, che vede al suo interno un capitolo importante sul turismo nel Mezzogiorno, non è un fatto marginale.

Non lo è, in primo luogo perché viene affrontato il tema del turismo in termini complessivi: per una volta in un documento che non è delle parti sociali del comparto del turismo, ma, insisto, in un documento sottoscritto dalle Confederazioni sindacali e delle controparti datoriali (Confindustria, Confcommercio e le altre), si parla di turismo non come un mero dato di bilancio, rispetto a quanto pesa il turismo nella bilancia dei pagamenti, ma si parla di turismo nella sua dimensione economica, occupazionale, delle risorse che muove.

In secondo luogo perché si affronta le tematiche del turismo in rapporto ai settori che sono correlati con il turismo stesso: parlo dei settori dei servizi, parlo dei settori produttivi e, in fine, si affronta il tema del turismo nella sua sostenibilità: ambientale, economica, sociale.

Si affronta lì, nell’accordo confederale, un tema che, per gli addetti ai lavori del turismo, intesi come controparti datoriali e sindacali, ha rappresentato una questione affrontata, gestita, discussa, in mille convegni negli ultimi vent’anni e che oggi ritroviamo lì riconosciuta, finalmente in un accordo confederale.

Si tratta del tema del superamento, o quanto meno dell’allargamento, della stagionalità.

Riflettiamo su questo.

L’allargamento della stagionalità è una leva importantissima che può far uscire il comparto del turismo dalla sua collocazione marginale per una collocazione invece strutturale come componente importante del Paese in termini economici strutturali e anche cultuali.

Io non voglio essere troppo ottimista, però questo è un segnale di cui devo seriamente rilevare l’esistenza.

Io credo che questo avanzamento che c’è stato con l’accordo interconfederale testimoni ciò che dicevo in merito alla crescita di interesse per il comparto, in termini corretti, politicamente corretti, dal nostro punto di vista, come credo che quello che qui brilla per la sua assenza, devo darne atto a tutti coloro che lo hanno fatto notare, è l’interlocuzione con livello istituzionale nazionale, con il governo e, su questo, in seguito mi riservo di fare una breve considerazione.

Vorrei aggiungere che questa crescita di interesse per il turismo come sistema in qualche modo possa essere anche datata: paradossalmente la possiamo datare all’11 settembre, agli avvenimenti tragici che ci hanno sconvolto per la loro drammaticità come per la portata che ne avevamo intuito.

Non voglio ripercorre tutte le considerazioni che allora facemmo, ricordo solo che dopo quella data abbiamo avuto la conferma della vulnerabilità del settore ad eventi esterni e della fragilità stessa del sistema stesso.

Credo che sia stata, in realtà, questa percezione, questa sollecitazione indotta che ci ha spinto ad interrogarci, a produrre iniziative, ad identificare percorsi che ha fatto si che ci fosse una evoluzione dei rapporti tra le parti nel definire anche orientamenti comuni, che ha portato, a mio parere, anche lo stesso accordo interconfederale.

Per entrare nel merito del dibattito, io credo che sia giusto,da parte mia, raccogliere quello che è stato il dibattito, altrimenti non si capirebbe perché dovrei fare delle considerazioni finali.

Credo che raccogliere il dibattito in termini soddisfacenti lo si possa fare tentando di raggruppare quelle sintonie che ho colto negli interventi.

Non che tutto sia andato liscio: ci sono state ovviamente nel dibattito anche punture di spillo, come ci sono state anche normali e giuste polemiche, credo però che se si va alla sostanza sintetizzando il dibattito ne esce un filo conduttore comune a tutti coloro che sono intervenuti che va, sostanzialmente, in quattro direzioni.

Il mio, ovviamente, è un accorpamento arbitrario ma, utile alla sintesi.

La prima direzione consiste nella consapevolezza comune della necessità di individuare, non nel dibattito, ma nella sua realizzazione, un’ autorità centrale per dirigere una politica del comparto del turismo.

È vero, qualcuno l’ha detto, lo diciamo tutti, io lo confermo, anche per il sindacato di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucs, l’ esigenza di un’autorità di direzione politica e di coordinamento centrale per quanto riguarda il comparto del turismo è un’esigenza imprescindibile per più ragioni.

La prima ragione sta nella necessità di offrire un quadro di riferimento, una ragione a che la legge 135/2000 per quanto attiene alla definizione dei sistemi turistici locali possa esprimere correttamente tutte le sue potenzialità rivitalizzando il turismo nel territorio, dando ruolo agli enti locali e alle regioni nel configurare i luoghi di produzione e, insieme, di consumo del prodotto turistico oltre che di relazioni socioculturali e produttive nel territorio dato.

Questa è la grande importanza e vitalità della legge ma se se non c’è un momento di direzione politica nazionale finisce per essere un guazzabuglio.

Come ci diamo atto del ruolo di coordinamento e di promozione che spetta alle Regioni, così, a maggior forza, ci diamo atto della necessità di una visione strategica nazionale, unitaria per promuovere il prodotto turistico e per competere, non solo in Europa.

Oggi, molto tardivamente, si scopre la Cina. Anch’io ho scoperto la Cina, ma non da oggi.

Però pensare che in un paese di un miliardo e mezzo di abitanti con una direzione centrale della politica economica del paese, perché così ; è, non mi si dica che da quelle parti c’è il federalismo, pensare che lì il prodotto turistico italiano venga rappresentato da venti rappresentanti regionali è una cosa che fa rabbrividire.

Pensiamo davvero di poter avere udienza, di essere capiti?

Poi magari potrebbe capitare che i venti rappresentanti, ciascuno svolgendo il proprio lavoro proponga il proprio prodotto in concorrenza a quello di un’ ;altra regione, suscitando qualche “perplessità” nell’ interlocutore.

Quindi è evidente che un’autorità centrale per una politica centrale del turismo si impone, non semplicemente per promuovere il turismo all’estero ma per realizzare una politica nazionale del comparto del turismo.

Non per fare captatio benevolentiae nei confronti delle parti datoriali, però qualcosa è capitato dopo Genova.

Non è vero, vorrei dire all’assessore, che c’è stato il silenzio dopo Genova: c’è stato un qualcosa di forte dopo Genova, c’è stata una politica economica del Governo in carica che ha prodotto la Finanziaria che conosciamo.

Non è che non è successo nulla dopo Genova: c’è un accordo nazionale confederale che riguarda lo sviluppo del Mezzogiorno che ha come uno dei punti centrali lo sviluppo de turismo e, di contro, c’è ; una politica economica centrale del governo che va all’esatto opposto, nella direzione esattamente opposta.

Io credo che ci si possa anche scandalizzare – io no – del fatto che ci siano comuni che inventano i ticket di soggiorno locale, ma, d’ altronde, se questi enti locali si vedono tagliati i trasferimenti, si vedono impediti rispetto alla propria necessità di spesa per i servizi indispensabili, magari scegliendo la strada sbagliata, questo non lo so, in qualche modo devono cercare una strada per trovare risorse per curare l’ ambiente, per mantenere la vivibilità nella città, per migliorare la viabilità.

Io non credo che, perciò, dobbiamo andare a riscoprire la tassa di soggiorno nazionale cancellata nel ’98, ma sta di fatto che concretamente molti enti locali si ingegnano, stante le cose indotte da questa politica economica miope, per trovare risorse per supplire alle necessità dei servizi necessari e complementari anche allo sviluppo turistico.

Se accanto a questa non politica per il turismo mettiamo il fatto che esiste anche una disparità di competizione con i paesi europei per quanto riguarda altri fattori, come l’Iva, – l’Iva che si paga in Italia è il 200 per cento di quanto si paga in Francia – se sommiamo cosa a cosa, vediamo che i vantaggi per la competizione del turismo in Italia sono vantaggi inesistenti , quantomeno non c’è una politica che li produce in presenza di svantaggi esistenti.

Questo è un dato oggettivo.

Credo che, riaffermare la necessità di una autorità centrale per una politica di settore non sia fiato sprecato ma una scelta condivisa su cui davvero continuare a parlare con una voce unica, per tutti quelli che ci credono e che mi pare siano tanti.

Cosa potrà essere, questa autorità centrale, non lo so.

Forse un’authority tra le tante, l’ENIT riformato: riformato per quanto riguarda le sue competenze e per quanto riguarda la struttura, sapendo che quella cosa che mettiamo lì per dirigere deve avere, da un canto capacità e autorità di direzione politica e, dall’altro, risorse per poter fare.

Ora non vorrei essere polemico, ho all’inizio detto che avrei sfumato le polemiche e non mi vorrei contraddire, ma ci veniva detto dal sottosegretario che al centro c’è una dotazione di 26 milioni di euro per il turismo, mentre le regioni di euro ne hanno 300 milioni per significare che è nelle regioni che è allocata la maggior responsabilità.

Non vorrei che, per eliminare questo squilibrio, si pensasse di ridurre i 300 milioni delle regioni e portarli ai 26 del centro, magari cercando di utilizzare quella quota parte che crescerebbe di quei 300 milioni delle regioni per risolvere il problema ancora aperto dei forestali in Calabria rendendo tutto possibile, non nel gioco delle tre carte, ma nel gioco delle poste in bilancio, per dirlo in un modo più elegante.

Potrà essere questa Autorità centrale come può essere il tavolo che proponeva Jannotti Pecci.

Per quanto riguarda il sindacato io dico: perché no? Un tavolo con le parti datoriali, il sindacato, le regioni, una sedia vuota per il governo che se vuole occuparla lo può fare immediatamente.

La proposta io non l’ho colta come provocazione, bensì l’ho colta come una proposta vera.

Perché, allora, non lavorare in questa direzione?

In buona sostanza credo che quello sia un punto importante che, se lo lasciamo cadere in questa fase, correremo il rischio di ripetercelo nel prossimo convegno magari tra un anno, e ciò non è la cosa migliore che ci possiamo augurare.

La seconda direzione su cui io credo sia opportuno lavorare, anche perché ; su questa c’è stata nei vari interventi un’assonanza notevole, a partire dall’intervento del vicesindaco di Roma Maria Pia Garavaglia quando ha parlato del turismo a Roma, è in rapporto alla convinzione davvero ormai estesa, al di là degli addetti ai lavori che se ne occupano da anni, della necessità di collocare il turismo in modo che possa essere affrontato come offerta complessiva e integrata.

Una offerta fatta di ricettività, di accoglienza, di beni ambientali, di beni culturali, di beni artistici, di prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato, fatta di mobilità, di infrastrutture, di servizi.

Questa visione complessiva del turismo per noi è patrimonio comune da tempo, ma per altri soggetti sta diventando davvero un nuovo fronte.

Debbo però dire, anche qui, che questa visione complessiva del turismo, non ha nulla di coerenza con le scelte che si stanno compiendo a livello centrale.

La sanatoria sugli abusi edilizi definita dall’attuale governo significa mettere una pietra tombale a questa impostazione, Al di là delle finalità per cui è stata fatta, sta di fatto che rappresenta davvero una picconata definitiva a questa impostazione interdisciplinare complessiva del prodotto turismo.

C’è una terza direzione, la terza direzione su cui lavorare, uno dei percorsi più difficili, forse anche tra quelli un po’ più ; complicati nei rapporti e nelle relazioni tra noi e le controparti datoriali, si tratta della dimensione sociale del turismo.

Quando si parla di sostenibilità del turismo e lo si affronta in rapporto alla sua sostenibilità rispetto all’ambiente, al territorio, spesso ci troviamo d’accordo, e non solo nei convegni, questo diventa un po’ più faticoso quando cominciamo a parlare di sostenibilità economica del turismo, le sue interrelazioni rispetto all’economia complessiva del territorio: quanto di questa economia prodotta va all’operatore turistico? quanto va in ricaduta al territorio in cui l’operatore sta e insiste?

Diventa forse ancor più complicato, anche se qui in questo convegno ci sono state orecchie attentissime di cui devo darne atto all’insieme delle controparti intervenute, quando si parla di sostenibilità di ordine sociale.

Il tema dei diritti dei lavoratori è un tema che fa parte di questo capitolo, e il tema dei diritti è importante in quanto tutti conveniamo che il tema della qualità nel turismo è un tema che può diventare, anzi lo era, lo può essere oggi e anche domani, uno degli indicatori di successo del prodotto turistico almeno alla pari del bel mare e del bel sole.

Diritti e qualità nel lavoro si coniugano. Se non li ritroviamo nelle scelte complessive che facciamo, facciamo un’operazione che non produce effetti positivi.

La qualità delle condizioni di lavoro, i diritti affermati, la professionalità adeguata sono le condizioni base per un rapporto serio e professionale con il cliente e una sua fidelizzazione.

Da qui discende il valore che deve avere per tutti il rispetto della clausola sociale, il rispetto dei contratti di lavoro, la lotta al lavoro nero, all’ ;evasione contrattuale e assistenziale, condizioni nemiche dei lavoratori come delle imprese degne di questo nome.

Debbo dire che i temi che sono stati sollevati da Giorgetti sul mercato del lavoro io li vedo dentro questo contesto. Se sono dentro il contesto di diritti, qualità, stabilità nel lavoro, il sindacato è pronto, ma devono avere questo connotato perché altrimenti si va nella direzione opposta, e, a questo punto non potremo trovarci d’accordo.

In questo contesto, anch’io penso, come altri hanno detto, che il tema della formazione sia un banco di prova estremamente interessante e importante.

Noi abbiamo (e qui un po’ di preoccupazione credo che tutti la devono avere) un peso paritario nel gestire una struttura bilaterale che sono i fondi per la formazione permanente.

Noi non possiamo sbagliare colpi su questo perché questa sarà una leva importante e, se non la realizziamo in termini coerenti rispetto agli obiettivi dati, con le parti sociali che svolgono i ruoli previsti negli Enti Bilaterali e i loro ruoli precipui nella contrattazione conseguente, perderemo un’occasione, non solo, ma credo che potremmo anche fare danni.

La quarta direzione su cui lavorare, e qui concludo, è questa assunzione del turismo come un volano.

Lo abbiamo detto in tanti, non sto dicendo delle cose trascendentali.

La visione del turismo non solamente come un numero nella bilancia dei pagamenti ma, come volano per quanto riguarda lo sviluppo più complessivo di un paese, dei settori produttivi, dei servizi e delle infrastrutture, questa visione del turismo deve essere un qualcosa che ci accompagna nella direzione del cammino.

Io non so se questo rappresenta l’insieme delle sollecitazioni che ci sono state nel dibattito di questa giornata di seminario, ma a me sono parse queste le sollecitazioni più comuni negli interventi che ci sono stati e come tali le ho anche riproposte.