Secco no di Cgil, Cisl e Uil al patto elettorale di Marzano

03/06/2004

      sezione: ITALIA-POLITICA
      data: 2004-06-03 – pag: 14
      autore: LI.P.
      Secco no di Cgil, Cisl e Uil al patto elettorale di Marzano
      ROMA • «Stupisce che sia proprio il ministro delle Attività produttive a porre queste condizioni. Proprio lui che ogni giorno ha davanti agli occhi la crisi industriale e produttiva del Paese come dimostrazione evidente che il contratto con gli italiani non ha funzionato e che per risolvere i problemi dello sviluppo del Paese serve altro». Le parole sono di Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl, che risponde alle condizioni poste per la concertazione dal ministro Antonio Marzano (si veda l’intervista sul «Sole-24 Ore» di ieri). Sì al dialogo ma sulla base degli obiettivi indicati dal contratto con gli italiani, aveva detto il ministro delle Attività produttive. Il sindacato però non è d’accordo. «Marzano — ribatte Nicoletta Rocchi, segretario confederale Cgil — accusa la Cgil di far politica e di tirare la volata al Centro-sinistra. Bene: siamo pronti a smentire il pregiudizio del Governo se solo ci convocasse. È da mesi che chiediamo un confronto, da mesi non abbiamo risposta. E poi, se davvero si facesse un confronto sul contratto con gli italiani si vedrebbero ancora di più i fallimenti del Governo e della maggioranza. Dalla riduzione delle tasse agli investimenti sulle opere pubbliche, nulla è stato fatto». Insomma, porte chiuse alla proposta e alle condizioni del ministro. «Il contratto con gli italiani è stato un patto elettorale. Poco ha a che fare con i problemi del Paese che — spiega Paolo Pirani, segretario confederale della Uil — ormai vengono riconosciuti e messi in evidenza da tutti: dalla Confindustria al Governatore della Banca d’Italia. Ci vuole serietà per affrontare la situazione: il contratto con gli italiani fu firmato da Bruno Vespa, ma le trasmissioni tv non sono sufficienti a sanare le difficoltà di sviluppo che abbiamo». Le parole di Marzano sono, per il sindacato, «una conferma della mancanza di volontà del Governo a concertare», dice Nicoletta Rocchi mentre c’è chi fa due più due. «Il presidente degli industriali — aggiunge Giorgio Santini — ha detto con chiarezza che una riduzione delle tasse si può fare solo tagliando la spesa, le stesse parole sono arrivate dal Governatore della Banca d’Italia che ha anche paventato la necessità di una manovra aggiuntiva per assestare i conti pubblici. Che senso può avere per il sindacato parlare del contratto con gli italiani? Accettare una riduzione fiscale e quindi anche tagli alla sanità, alle pensioni? Noi rappresentiamo i lavoratori, non l’abbiamo ancora dimenticato. Invece il ministro delle Attività produttive dimentica le vertenze aziendali con cui ha a che fare ogni giorno al suo ministero». Insomma, «la concertazione non si fa come le promesse elettorali in tv», chiude Pirani.