Se potessi avere 3mila euro al mese

04/05/2007
    venerdì 4 aprile 2007

    Pagina 4 – POLITICA & SOCIETÀ

      Ha meno figli ed è più anziana. Ma è sopratutto più povera. E’ la famiglia italiana secondo il parlamento

        Se potessi avere 3mila euro al mese

          Dal rapporto emerge inoltre che i figli nascono sempre di più fuori dal matrimonio. E quando crescono non se ne vogliono andare. Alle donne tutte le incombenze. Oltre al lavoro mancano servizi e scarseggiano investimenti pubblici

            Cinzia Gubbini
            Roma

            Di fatto è la prima indagine conoscitiva sulle condizioni sociali della famiglia in Italia. Se ne è incaricato il parlamento, attraverso la commissione Affari sociali della Camera, presieduta da Mimmo Lucà (Margherita), che il primo agosto 2006 ha dato il via ai lavori. Un viaggio affascinante, quello presentato ieri, attraverso un paese che ha cambiato faccia negli ultimi dieci anni. Mutazioni che si riflettono – come è normale – anche sulla forma famiglia. Obiettivo: stabilire «una nuova e più efficace iniziativa del parlamento sulle politiche famigliari», come ha spiegato Lucà, precisando che «non stiamo improvvisando una qualche assunzione di responsabilità in vista di eventi politici o mediatici». Leggasi Family Day e il convegno dell’Ulivo a Firenze sulla famiglia. Tuttavia, si glissa con eleganza sulle coppie omosessuali – citarle in quel contesto non era necessario, ma che non scappi detto neanche una volta fa pensare – mentre quelle di fatto sono le «non coniugate». Ma bastano i dati a parlare chiaro: stanno crescendo, ed è al di fuori del matrimonio che nascono i primi figli. Cosa propone l’Unione? Da una parte politiche di detassazione per favorire le famiglie (anche nel pagamento delle bollette), ma anche un intervento serio sul lavoro e la precarietà. E poi: sostenere il desiderio di maternità e paternità (pare che «le coppie italiane hanno un figlio in meno di quello che desidererebbero»), ma anche l’autonomia dei giovani. Si parla di reddito minimo di inserimento, di modifica dei parametri Isee (penalizza le famiglie più numerose) ma anche di «risolvere il disagio abitativo per le giovani coppie».

            Famiglia più lunga, più magra
            Dal 1998 al 2003 in Italia le coppie con figli sono diminuite di 1 milione (da 10,5 a 9,6) mentre le coppie senza figli sono aumentate della stessa quantità (da 3,9 a 4,9 milioni). In particolare diminuiscono le famiglie con 5 o più componenti dall’8,4% al 6,5% tra il 1994-1995 e il 2004-2005. Contemporaneamente crescono nuovi modelli familiari: tra i single non vedovi, le coppie di fatto o ricostruite e i genitori soli arriviamo a 5 milioni e 200 mila famiglie nel 2005, cioè il 23% del totale. Sono sempre di più, inoltre, i bambini che nascono fuori dal matrimonio: tra il ’95 e il 2004 è aumentata del 70%. Se i bambini hanno meno fratelli e cugini, hanno però, più nonni e bisnonni. La famiglia, infatti, si «allunga», perché si invecchia di più.L’Italia è il paese europeo cresce in modo rapido e aumentano i «grandi vecchi» (oltre 80-85 anni).

            Madre e figlia
            Tale condizione ricade sulle spalle delle donne. Sono loro, in Italia, che continuano a svolgere una funzione di assistenza, sia rispetto ai bambini che rispetto agli anziani. Il 77% del tempo complessivamente dedicato al lavoro famigliare è ancora a carico della donna. Mentre, secondo dati Istat, il tempo dedicato dai padri al lavoro familiare nel corso della giornata è cresciuti di 16 minuti in quattordici anni. Di conseguenza, in Italia, le donne che fanno figli escono con facilità dal mercato del lavoro (accade a 1 su 5 al primo figlio) o scelgono di passare a un’attività meno redditizia. Ma la famiglia è anche il luogo in cui le donne subiscono più spesso violenza: la subisce il 10-12% della popolazione femminile.

            Il lavoro: croce e delizia
            Senza lavoro, salario e benessere, non si mette su famiglia. Fare figli costa: il mantenimento di un figlio con meno di sei anni accresce i costi della coppia senza figlia del 19,4%. questo, a fronte dei 1.800 euro che guadagnano il 50% delle famiglie. Ma il fenomeno è antitetico: da un lato sono pressanti i temi riguardanti disoccupazione precarietà. Dall’altro le audizioni della commissione hanno evidenziato una eccessiva centralità del lavoro rispetto ad altri aspetti famigliari, come la cura delle relazioni. Ma è di nuovo il ruolo della donna ad essere una cartina di tornasole: il tasso di occupazione femminile (45,2%) è di gran lunga inferiore alla media europea (60%). Senza considerare che la precarietà – che non concede coperture durante la maternità – affligge maggiormente le donne, le quali oltretutto continuano a percepire redditi inferiori a quelli degli uomini. Eppure, come dimostra la Francia, una maggiore occupazione femminile può legarsi a una maggiore natalità: l’81% delle francesi tra i 25 e i 49 anni ha un’occupazione, ma sono anche quelle che hanno incrementato in modo più significativo le nascite.

            La sindrome del rinvio
            Altra caratteristica delle famiglie italiane, che le differenzia da altri paesi europei, è il fatto che i figli restano a lungo con i genitori. I giovani celibi e nubili tra i 25 e i 34 anni che continuano a vivere nella famiglia di origine erano il 35,5% nel ’95 e sono diventati il 43,3% nel 2005, superando la quota dei loro coetanei che vivono in coppia con figli. In effetti, si fanno figli tardi: l’età media delle madri residenti in Italia alla nascita dei figli è stata di 30,08 anni nel 2004. In Europa il primo figlio nasce mediamente tra i 26 anni e mezzo e trent’anni. Le cause? Difficoltà ad accedere a un lavoro stabile e a reperire un alloggio.

            Nord e sud, vicini ma lontani
            Altra caratteristica delle condizioni socio-economiche italiane: continuano a essere molte le differenze tra nord e sud. Intanto, oltre il 70% delle famiglie povere con figli risiede al sud, dove è anche più concentrata la disoccupazione e più carente è la rete dei servizi. Anche questi elementi potrebbero spiegare come mai anche il dato dell’instabilità coniugale vede una differenza nord-sud. Separazioni e divorzi aumentano, ma meno che nel resto d’Europa (un quarto a fronte del 40-50% di quelli contratti nell’Europa del nord). Come ha osservato la sociologa Chiara Saraceno nella sua audizione: «Ciò non è dovuto al fatto che al sud i matrimoni sono migliori, ma al fatto che l’occupazione femminile è molto minore».