Se l’impresa la guida lei resiste meglio alla crisi

28/01/2011

Età media 54 anni, si «è messa in proprio» da non molto ed è più presente al sud. Sempre più spesso si mette in gioco per scelta e non per necessità. Resiste più della media alle intemperie del mercato, la sua dimensione ideale è «micro», preferisce forme giuridiche «collettive» rispetto all’impresa individuale (che resta comunque prevalente). È l’identikit della donna imprenditrice a capo di una delle oltre 1,4 milioni di aziende al femminile italiane cheemerge dal secondo Rapporto nazionale sull’Imprenditoria femminile, realizzato da Unioncamere. «Per rilanciare l’Italia – dice il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – c’è un bisogno estremo di forze nuove e dinamiche, capaci di guardare la realtà con occhi più coraggiosi e determinati, come sono le imprenditrici che vengono fuori da questo rapporto».
METTERSI ALLA PROVA
Nell’ultimo periodo di crisi, dice il rapporto, le imprese rosa si sono comportate in maniera nettamente migliore di quelle maschili: le prime sono infatti cresciute del 2,1% (per un saldo di 29.040 unità) a fronte di un andamento negativo(-0,4%) di quelle maschili che hanno perso 17.072 unità. Progressi maggiori nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+4.346 il saldo del periodo), del commercio (+4.129) e delle costruzioni (+4.016). A metà 2010, le imprese femminili erano 1.421.085, il 2,1% in più rispetto ad un anno prima. L’attività si concentra nei servizi, in particolare quelli di «sanità e assistenza sociale» dove quasi un’impresa su due, il 41%, è guidata da donne. Ma sempre più le donne tendono a mettersi alla prova in attività come i servizi alle imprese (dove il tasso di femminilizzazione ha raggiunto il 31,6% superando quello di un settore a tradizionale presenza femminile come l’agricoltura (29,2%). In termini quantitativi, l’imprenditoria femminile è più concentrata nelle regioni del sud dove, comprese le isole, a fine giugno 2010 si registra untasso di femminilizzazione del tessuto imprenditoriale del 36% per un totale di 512.620 imprese. A poca distanza segue il Nord-Ovest, con il 24,5% delle aziende guidate da donne (348.346). Il Centro Italia si ferma al 21,5%, e il Nord-Est è fanalino di coda (17,9%). La Lombardia è la regione che ospita il maggior numero di imprese femminili, 191.944, maè ultima se si guarda al peso relativo delle aziende rosa sul totale: solo il20%. In termini assoluti, la Lombardiaè seguita dalla Campania (148.803 imprese) e dal Lazio (140.225).