Se le coop giocano a monopoli

26/01/2006
      26 gennaio 2006-Anno XLIV – N.4
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      FINANZA – IL GIGANTE ROSSO

        Se le coop giocano a MONOPOLI

          di Roberto Seghetti

            Il fatturato più che raddoppiato in dieci anni, la sfida vinta con i colossi stranieri della distribuzione, lo strapotere nelle assicurazioni. Quante sono e quanto contano le cooperative della Lega in Italia
            Se volete mangiar bene e state in viaggio negli Usa, andate al 417 di Lafayette street, Lower Manhattan, New York. Lì è stato appena aperto un nuovo, grande ristorante. Si chiama Colors, è stato promosso da una cooperativa ed è gestito da un gruppo di ex dipendenti di Windows on the World, il ristorante che era collocato sulla cima di una delle Twin towers, le Torri gemelle, prima che crollassero sotto l’attacco terroristico lanciato da Osama Bin Laden. Ma non è questa la sola particolarità del ritrovo. A renderlo a suo modo unico è anche il fatto che, in qualità di soci finanziatori o di fornitori di servizi e materie prime, nella cooperativa newyorkese partecipano numerose imprese che fanno capo alla Lega delle coop rosse italiane, a cominciare dal Coopfond, il fondo mutualistico, per finire con Grandi salumifici italiani, con il Gruppo italiano vini, con il Consorzio italiano ristorazione o con la Compagnia prodotti agroittici mediterranei.

              Eh sì, ne hanno fatta di strada le cooperative italiane. E la Lega ne rappresenta la parte maggiore, numerose sono anche quelle bianche, di ispirazione cattolica, che aderiscono alla Confcooperative. A 150 anni dalla fondazione del Magazzino di previdenza di Torino (era il 1854), e a 103 anni dalla nascita della Lega (solo nel 1919 si sarebbero distaccate le coop cattoliche), oggi la Lega rappresenta 15.255 aziende, 404 mila dipendenti, 7,5 milioni di soci e un giro di affari di 47,9 miliardi di euro, che supera abbondantemente il 3 per cento del prodotto interno lordo italiano.

                Molti sono i settori economici in cui le imprese che aderiscono alla Lega sono presenti, ma in alcuni hanno ormai conquistato una posizione di grande rilievo. Nella distribuzione moderna, per esempio, presidiano la fetta più importante del mercato, avendo resistito e anche vinto finora la sfida con i colossi stranieri scesi in Italia. La bandiera della Coop, cioè le cooperative di consumo che rappresentano 6,5 milioni di soci, oggi svetta sul 17,4 per cento di iper e supermercati.

                  Quella del Conad, il Consorzio dei dettaglianti, anche questo aderente alla Lega, sventola su un altro 9,4 per cento. Insieme sfiorano una quota del 27 per cento. E solo a grande distanza seguono giganti del calibro di Carrefour, Auchan-Rinascente, Esselunga.

                    Il settore delle costruzioni rappresenta un altro segmento dell’economia dove le cooperative della Lega hanno conquistato una posizione di rilievo. Tra le prime dieci aziende italiane, quattro fanno riferimento alla Lega, cioè Coopsette, Cmc, Unieco e Cmb. Megaimprese capaci di partecipare in Italia e all’estero a gare di appalto per i lavori più complessi, importanti e naturalmente anche per le opere più ricche, comprese quelle pubbliche.

                      Per sostenere tutte queste attività dal punto di vista finanziario, oltre che per garantire un mercato più attento ai soci nel settore del credito e delle assicurazioni, sono nate fin dall’inizio della storia delle cooperative, fin dall’Ottocento cioè, mutue, banche, assicurazioni. E anche in questo caso ormai le imprese che fanno capo alla Lega hanno raggiunto dimensioni da primato. L’Unipol è il terzo gruppo assicurativo italiano, alle spalle del colosso multinazionale Allianz (che controlla tra l’altro Ras e Lloyd Adriatico) e dietro la grande multinazionale che si chiama Generali, gigante tricolore della polizza.

                        E all’Unipol, oltre che alle due società che controllano la compagnia, cioè Holmo e Finsoe, fanno capo rilevanti pacchetti di titoli di imprese non cooperative, a cominciare da quelli della Banca nazionale del lavoro sulla quale è stata lanciata l’opa. Ma attenzione: non c’è solo l’Unipol. Meno noti eppure altrettanto importanti per l’economia delle aziende aderenti alla Lega sono alcuni organismi di servizio finanziario: il Coopfond, la Finec Merchant o Ccfs, il Consorzio cooperativo finanziario per lo sviluppo. Così come poco conosciute ma anch’esse decisamente importanti nel proprio campo di attività sono altre cooperative della Lega. Come quelle della pesca (805 milioni di fatturato, di fatto tutto o quasi il settore), o che lavorano nelle pulizie, nei servizi, nel turismo (6 miliardi di fatturato).

                          Il mondo della Lega non va visto però come un blocco unico, granitico, senza articolazioni. Piuttosto va considerato come un arcipelago collegato in modo robusto da valori, idee di fondo e da servizi comuni. Ma non senza distinzioni, discussioni e anche diversità di interessi e di vedute. All’interno vi sono grandi potentati. Nella cooperazione di consumo, la Coop, spicca per esempio il ruolo dei primi due colossi della Lega, cioè la società Adriatica (1,5 miliardi di fatturato nel 2005), presieduta da Pier Luigi Stefanini, oggi presidente anche dell’ Unipol e fautore fin dall’inizio dell’opa sulla Bnl, e la Unicoop Firenze, che ha una partecipazione nel Monte dei Paschi di Siena, che sull’opa Bnl ha spesso discusso e che è presieduta da Turiddo Campaini, oggi numero uno anche della Finsoe.

                            Un mondo complesso, insomma, sul quale in queste settimane si sono accesi molti riflettori, al punto che Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia, ha preannunciato uno studio approfondito su questa realtà. Ma sicuramente anche assai dinamico. Basti pensare che dal 1995 al 2004 il fatturato delle imprese che fanno capo alla Lega è cresciuto del 117,3 per cento. Un volano eccezionale per la moltiplicazione del patrimonio e per un’ulteriore spinta allo sviluppo, dato che l’87 per cento degli utili è finito a riserva indivisibile e un altro tre per cento a sostenere il Fondo per la promozione delle coop.