Se la Rinascente si vende la famiglia è liquidissima

09/09/2002





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lunedi 09 Settembre 2002
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Se la Rinascente si vende la famiglia è liquidissima

L’OTTOVOLANTE
del lunedì

di GIUSEPPE TURANI


Se ne parlava già prima dell’estate, ora secondo gli operatori di borsa qualcosa sta diventando concreto: è la cessione della quota in Rinascente che Gabriele Galateri ha in mente come asso nella manica fin da prima di essere nominato plenipotenziario di Fiat.
Forse è per questo che nei giorni scorsi il titolo Rinascente è cresciuto del 2,98 per cento giovedì e del 2,16 per cento mercoledì, con i mercati che scendevano pesantemente. Certo è che l’Ifil, con l’introito della cessione della quota in Rinascente, diventerebbe liquidissima e potrebbe dimostrare al mercato che la famiglia Agnelli è perfettamente in grado di far fronte a qualunque altro aumento il mercato chiedesse per Fiat. Secondo piazza Affari, la quota Rinascente in mano a Ifil (in realtà sta in una finanziaria lussemburghese, a proprietà condivisa con i francesi di Auchan) potrebbe valere fra i 600 e gli 800 miliardi di vecchie lire.

Se il 2002 sarà l’anno dei telefonini che mandano le fotografie, cioè gli Mms, sarà anche l’anno della tecnologia WiFi. Questa tecnologia, che consente di collegarsi in Rete e a Internet via radio, cioè senza cavi in modo molto libero e sciolto, sta infatti diventando una sorta di bestseller dei collegamenti. Due le notizie più recenti. Nell’annuale convegno dei big di Villa d’Este la società Nextcalibur ha di fatto collegato con WiFi tutto l’albergo, in modo da consentire di essere collegati in Rete da qualunque punto (compreso il giardino) senza bisogno di cavi. Ma la notizia più importante arriva dalla Nuova Zelanda, e precisamente da Auckland, dove si correrà la nuova edizione della Coppa America. L’intera area di gara e anche le aree dei servizi (circa 50 chilometri quadrati) sarà coperta dalle antennine del sistema WiFi. Così tutti i collegamenti fra le barche e la terra, ma anche dei vari team e dei giornalisti con il resto del mondo, viaggeranno senza fili. Insomma, il sistema WiFi sta diventando quasi uno standard per le Reti e i collegamenti a Internet. E sembra che anche l’Unione europea sia molto interessata al futuro di WiFi (che non può essere impiantato in luoghi pubblici), al punto da invitare i paesi europei a favorirne in ogni modo la diffusione, a causa della sua economicità e delle sua efficienza.

Tempi duri per Chl, una delle prime società di commercio elettronico. E anche una delle prime a puntare tutte le sue carte sulla rivoluzione di Internet. Il successo non è mai stato tanto. E, anzi, da tempo si sapeva che la società non navigava in acque tranquille. Ma adesso circola un certo spavento perché sono gli stessi dirigenti a lanciare l’allarme. Chl sta cercando nuovi soci e in un suo comunicato ha scritto (testualmente): «Il management ritiene che la realizzazione di un progetto di integrazione industriale e il reperimento di risorse finanziarie — anche a titolo di aumento di capitale — costituiscano condizione necessaria per la continuità aziendale della società». Insomma, se qui qualcuno arriva con del denaro fresco, allora si va avanti. Altrimenti, si chiude bottega e tanti saluti. Arrivederci alla prossima rivoluzione tecnologica. Se non altro, tutto qui è spiegato in termini chiari, netti, precisi.

A parziale prova che la stagione di Internet non è affatto finita e che i lavori proseguono, giunge la notizia che una delle più grandi banche d’affari del mondo, la Ubs Warburg, ha commissionato alla Cable & Wireless una rete Ip (Internet) per collegare tutti i propri uffici nel mondo. Il costo della nuova rete è stimato in 40 milioni di dollari, cioè 80 miliardi di lire circa.

Il premier Silvio Berlusconi ha detto (sillabando le parole) che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è inamovibile. In parte perché è veramente bravo, ma soprattutto perché il governo ha bisogno della sua creatività. Gli abitanti della Valtellina (dove ha compiuto i primi studi) e il collegio Borromeo di Pavia (dove li ha perfezionati) ringraziano. Intanto, Tremonti cerca i soldi che mancano al bilancio dello Stato.

Che cosa ci fa Franco Tatò nel consiglio di amministrazione di Prada, visto che non è mai stato un modaiolo e nemmeno uno un po’ frivolo? Nei tempi morti, chiacchiera con Luciano Benetton (altro neoconsigliere), dei destini del mondo e di politica. Quando invece è in attività insegna a Patrizio Bertelli la ruvida arte di tagliare i costi aziendali. Arte nella quale, come si sa, è probabilmente il numero uno al mondo.