Se la Cgil s’iscrive al partito del Cinese – di G.Pansa

07/04/2003

N.15 anno XLIX 10 aprile 2003








Se la Cgil s’iscrive al partito del Cinese

Il più grande sindacato italiano rischia grosso. Epifani deve sottrarsi alle suggestioni del Cofferatismo

di Giampaolo Pansa










Venerdì 28 marzo, parlando a un gruppo di studenti, il segretario della Cgil,
Guglielmo Epifani, si è trovato di fronte a una domanda sul futuro politico
del suo predecessore, Sergio Cofferati. E ha risposto così: «Non so se, quando
e come Cofferati si deciderà a scendere in politica definitivamente.
Ma credo che a un certo momento bisognerà che lui decida. Perché questa è
una situazione che, alla lunga, non può durare».
Ventiquattr’ore dopo, ecco Cofferati fare un passo definitivo dentro la sua

seconda vita, quella di leader politico. Il passaggio del Rubicone (ma il Bestiario
pensa che l’avesse già varcato da un pezzo) è avvenuto sabato 29 marzo all’Hotel
Ergife di Roma. Dove si riunivano gli adepti di Aprile,
l’associazione politico-culturale del Correntone, la sinistra Ds, gli oppositori
di Piero Fassino e di Massimo D’Alema.

L’incontro doveva sancire l’autonomia di Aprile, pronta a trasformarsi in un soggetto
indipendente dalla vita interna della Quercia. Ovvero in una specie di movimento-partito,
con i suoi quadri e i suoi dirigenti.Era anche previsto che alla presidenza di Aprile
venisse eletto Giovanni Berlinguer, affiancato da quattro vice-presidenti.
Ma Cofferati ha mandato subito fuori dal campo i quadrumviri. E si è fatto nominare
lui co-presidente, insieme a Berlinguer.
I giornali si sono soffermati su una dichiarazione di quest’ultimo a proposito della

guerra in Iraq, un sintetico manifesto della sinistra anti-Usa di cui avevo parlato nell’ultimo
Bestiario. E così hanno perso un po’ di vista il significato della mossa compiuta dal Cinese.
Che da quel sabato ha un partito tutto suo, anche se mascherato da movimento.
Sentite che cosa scrive Simone Collini, sull’“Unità” del 31 marzo: «Ora Cofferati si è
assunto un incarico ben preciso. Si è messo alla testa di un’organizzazione che punta a
svolgere il ruolo di cerniera tra partiti e movimenti.E che ha come obiettivo finale quello
di incidere sulla politica del centro-sinistra».

Incidere come? In mille modi, e fra questi anche cercando di togliere la sedia da sotto
le chiappe di Fassino e D’Alema.Infatti, come ha detto Cofferati all’Ergife, non sta
scritto da nessuna parte che in un partito, in questo caso i Ds, la minoranza non debba
diventare maggioranza: «Fra un congresso e l’altro, possono accadere molte cose.
Ed è bene che accadano». Fabio Mussi, maresciallo correntonista, ha chiosato lapidario:
«La leadership, in democrazia, è un bene contendibile».
Certo, non siamo alla scissione, ma a qualcosa che può precederla sì. Peppino Caldarola,

deputato Ds e già direttore dell’“Unità”, ha detto a Fabio Martini della “Stampa” e ha poi
scritto sul “Riformista”: «All’Ergife si è consumata una svolta importante.
Come formazione politica unitaria, i
Ds sono finiti. Adesso, con Aprile guidata da Cofferati, c’è la doppia organizzazione, la
doppia leadership, la doppia lealtà.La
Quercia si sta trasformando in un partito federato. Nel quale la componente riformista è
chiamata a giocare un ruolo subalterno».

Ora, mentre l’enigma della seconda vita del Cinese si va chiarendo, rischia di complicarsi il
rebus dell’esistenza di Epifani come segretario della Cgil. Il bravo Guglielmo è atteso da
qualche prova di saggezza e di coraggio.La prima, in teoria la più semplice, è di chiedere
a Cofferati di lasciare subito la presidenza della Fondazione Di Vittorio. Non soltanto per
la fantozziana gaffe della requisitoria vergata dal sulfureo Catilina, nome di comodo che
a molti suggerisce una manona e una manina: quella del Cinese e del suo ghost writer, il suo
estensore ombra, Massimo Gibelli, traslocato anche lui alla Di Vittorio.Ma soprattutto
perché le fondazioni sono luoghi di studio, per loro natura lontani dal fango delle trincee
politiche. Tanto che, per dirla tutta, anche D’Alema dovrebbe lasciare la presidenza della
Fondazione Italianieuropei, che divide con Giuliano Amato.

La seconda prova che attende Epifani è ben più importante. Ed è di tenere la Cgil fuori e
distante dalle battaglie del Cinese. Guai se il più grande sindacato italiano diventasse la massa
d’urto, l’apparato e l’intendenza dei progetti politici di Cofferati. Sarebbe la fine della Cgil,
un gigante che già non sta troppo bene, anche perché ha le casse mezze vuote.
A causa delle spese micidiali sostenute per mettere in piedi una serie di manifestazioni decise
sotto il regno cofferatiano. Cominciando da quella grandiosa del 23 marzo 2002, costata trenta
miliardi di vecchie lire.
Il buon Guglielmo tutto questo lo sa. Così come sa di avere un ruolo e una faccia da affermare

e da difendere. Dicono che qualcosa in Cgil si stia muovendo, e nella direzione giusta.
Auguro a Epifani di liberarsi dalla tutela del cofferatismo, di scansarne le suggestioni e le
trappole e di fare onore al suo nome e al proprio rango.


03.04.2003





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