Se il sindacato lotta in fabbrica per i precari

18/04/2011

Mi è capitato di ascoltare, durante una discussione sulla manifestazione dei precari svoltasi il 9 aprile, voci critiche. Dicevano: quei giovani in piazza protestavano giustamente nei confronti dell’operato del governo ma non dicevano nulla nei confronti del sindacato. E’ vero c’è stata la campagna dei “giovani non più disposti a tutto” promossa dalla Cgil. E anche nella manifestazione del 9 aprile c’era lo zampino della confederazione guidata da Susanna Camusso. Ma – dicevano i miei interlocutori – queste iniziative non trovano poi un’adeguata estensione nei territori, nelle aziende, nelle categorie. Un ragionamento non facile da contrastare. Eppure non sempre è così. Proprio in questi giorni si svolge a Cairo Montenotte (Savona) uno scontro che ha per soggetto i precari e alcuni scioperi che hanno come soggetto i lavoratori cosiddetti “garantiti” con un contratto a tempo indeterminato. La fabbrica è della Schneider Electric una multinazionale elettromeccanica francese dislocata in tutto il mondo(120.000 dipendenti in 102paesi). Il suo futuro è anche nel fotovoltaico. Ora a Cairo Montenotte (Savona) produce trasformatori di misura di media tensione. E’ un tipo di lavorazione ad alta qualità che ha bisogno di manodopera specializzata. Ecco perché spesso si sono assunti nel passato giovani da formare, integrare nei processi produttivi e poi stabilizzare. C’era un contratto integrativo che prevedeva, appunto, 20 mesi per i lavoratori affittati (oggi si chiamano “in somministrazione”). Un percorso di maturazione che avrebbe dovuto essere la premessa, in compatibilità con i carichi di lavoro, per l’inserimento in un secondo percorso, quello della stabilizzazione. L’azienda, ad un certo punto, ha cancellato quell’intesa pretendendo di espellere quella mano d’opera precaria sulla quale aveva investito tempo e denaro, per sostituirla con altri precari “freschi” tutti da formare. Una “rottamazione” insensata. Incomprensibile, ha osservato il segretario della Fiom Alberto Lazzari “perché danneggia la stessa organizzazione produttiva”. E sono cominciati gli scioperi condotti da lavoratori che sacrificano un po’ delle buste paga in difesa dei precari. La Rsu ha spiegato che tutto questo avviene mentre “sarebbe invece necessario dimostrare la nostra bravura per conquistare notevoli quote di mercato… Sostituire periodicamente gli interinali significa affidare la produzione a persone demotivate che, consapevoli già dal primo giorno che non arriveranno mai all’assunzione, avranno maggiori difficoltà a offrire motivazioni ed impegno”. Un bel caso che fa giustizia di tante chiacchiere sull’egoismo dei garantiti e sulla contrapposizione tra gli uni e gli altri. Un esempio da diffondere. Un modo per non fare delle manifestazioni dei precari solo una valvola di sfogo.