Se il sig. Rossi cerca impiego – di A.Genovesi

13/01/2003
              domenica 12 gennaio 2003

              Se il sig. Rossi cerca impiego
              Le nuove norme «flessibili» non garantiscono più neanche i diritti essenziali

              Alessandro Genovesi*
              * Dipartimento Politiche attive del lavoro Cgil nazionale

              ROMA Mario Rossi cerca, trova, perde il lavoro (e i diritti). Questa che segue è una simulazione di ciò che può succedere, una volta approvata la riforma del mercato del lavoro proposta dal governo.
              Mario Rossi cerca un lavoro: l’articolo 1 del disegno di legge 848 b è
              abbastanza chiaro. Potrà rivolgersi ad una agenzia che prima si occupava solo di lavoratori interinali e che ora potrà fare intermediazione per ogni tipologia professionale, forma contrattuale
              o altro senza dover chiedere nuove autorizzazioni. In alternativa (magari se è in qualche paesino del Sud) potrà rivolgersi ad un ragioniere qualunque, che magari è anche consulente del lavoro e che, non si sa per quali vie, oggi potrà trovargli un qualsiasi impiego (magari dietro compenso, più o meno alla luce del sole) senza
              dover rispondere a nessuno. Magari un bel lavoro in agricoltura, nei campi, visto che le nuove norme «flessibili» sono estese anche al settore agricolo.
              Il signor Rossi potrà anche rivolgersi ad un ente bilaterale (magari iscrivendosi per forza ad un sindacato). Quello stesso ente che gli trova lavoro in accordo con i datori, ma che prima (e durante) dovrà certificargli i contenuti professionali, dire se quello che andrà a fare è lecito o illegale (ma non dovrebbe essere la legge a farlo?), fissare
              in anticipo quali diritti e doveri ha.
              Alle brutte Mario Rossi potrà rivolgersi infine agli enti locali (la delega non dice niente di più). Il ruolo del pubblico è completamente scomparso.
              Ma quale tipo di contratto avrà il signor Rossi? Chi lo assumerà avrà
              solo l’imbarazzo della scelta (articoli 2, 3 e 4). Se è giovane potrà fare intanto uno stage (fino a 12 mesi) senza essere pagato perché comunque è un’esperienza (forse dovrebbe pagare lui l’azienda?) e magari – se è ancora in età di obbligo formativo – potrà concludere così il suo percorso sotto la direzione attenta della Moratti. Potrà
              essere assunto con contratto di apprendistato o di formazione (con quali diritti non si sa) oppure sperimentare il nuovo lavoro a chiamata, aspettando incollato al telefono che qualcuno lo chiami, o il lavoro ripartito (cioè insieme ad un secondo lavoratore con cui divide tutto: salario, postazione, benefit). Potrà essere uno dei primi «lavoratori a progetto», ovvero non un collaboratore coordinato e continuativo – troppe tutele – ma un lavoratore a fantasia dell’impresa (oggi mi serve questo, domani quest’altro, dopodomani stai a casa). Insomma il contratto nazionale varrà per lui sempre meno. Il signor Rossi potrà comunque lavorare anche part-time, a disposizione dell’azienda
              anche per un eventuale orario supplementare. Ovviamente la
              presenza del signor Rossi in part-time vale «pro-quota» per computare il numero dei dipendenti dell’azienda (ovvero per un parttime di 2 giorni a settimana, servono 3 signor Rossi per portare il numero dei dipendenti da 15 a 16) con tutto ciò che questo vuol dire per l’applicazione delle leggi come lo Statuto dei lavoratori, permessi
              sindacali, soglie per la cassa integrazione.
              Tutte le nuove «flessibilità» si applicheranno anche ai contratti a tempo
              parziale e determinato. Mario Rossi ha finalmente un lavoro flessibile: a questo punto però non è che lo si può trattare come un servo, comunque i suoi diritti «minimi» saranno rispettati, qualcuno vigilerà
              e farà ispezioni. Certo, infatti la legge conferisce un’ennesima delega
              (art. 8) al governo per definire nuovi e più efficienti servizi ispettivi. Peccato che il governo ipotizza la creazione di una «super direzione dei servizi ispettivi» la cui attività sarà la tutela «dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali».
              Ma nessun ispettore può decidere se e in che misura alcuni diritti sociali e civili siano da rispettare perché rientrano nei «livelli essenziali».
              Comunque sia, anche se il signor Rossi ha trovato lavoro in un’azienda non è detto che lo svolga in quella. Saranno infatti smantellate le garanzie sugli appalti (introducendo lo staff leasing) per cui un’impresa potrà farsi fornire lavoratori da un’impresa terza.
              A chi dovrà rispondere il signor Rossi? Qual è la catena di comando
              nel rapporto di lavoro, e quindi il detentore di doveri verso il lavoratore?
              Il signor Rossi può comunque ancora rivolgersi ai sindacati, può aprire
              un contenzioso legale? Purtroppo no.
              Per quanto riguarda la «qualificazione del rapporto» (cioè se si è per esempio forzata la sua volontà facendogli firmare un tipo di contratto rispetto ad un altro), in caso di contenzioso scatterà un nuovo meccanismo: nascerà una commissione paritetica in seno agli enti bilaterali, che certificherà la qualificazione del rapporto, impedendo
              espressamente al lavoratore di poter adire in giudizio. Viene cioè introdotto un meccanismo (art. 5) per cui le parti sociali dirimono ex ante i possibili contenziosi che il signor Rossi potrà aprire, facendo così figurare uguali il ruolo dell’impresa e quella di Rossi. In un sistema in cui Mario Rossi può essere assunto dal datore di lavoro X, anche più di una volta per diverse mansioni, quale è il grado di difesa delle sue ragioni contro lo stesso datore?
              Il sindacato del signor Rossi diventerà un ibrido pericoloso: sarà erogatore di servizi, cercherà un lavoro per il signor Rossi, darà una qualifica giuridica al suo contratto, interverrà per garantirgli formazione e riqualificazione, lo difenderà in accordo con i datori di lavoro in caso questi ultimi se ne approfittino un po’troppo. Tutto questo fuori da ogni momento contrattuale, che da sempre ha fondato la rappresentatività stessa dei sindacati.