“Se il nostro segretario adesso si butta in politica…”

09/02/2002







"Se il nostro segretario adesso si butta in politica…"
L’orgoglio dei diessini, la diffidenza dei metalmeccanici. Ma la platea � unanime, Cofferati � ormai un leader della sinistra
LORIS CAMPETTI – INVIATO A RIMINI

Orgoglio, speranza, curiosit�. Ma anche diffidenza e fastidio. Sono sentimenti, stati d’animo che si accavallano nel salone del Palacongressi di Rimini, tra i delegati della Cgil che si interrogano sul futuro politico del loro segretario, e della loro orgnizzazione. Sergio Cofferati in politica per molti � "una risorsa, forse l’unica che abbiamo", come dice Zoia, sindacato del pubblico impiego. A occhio e croce vuole dire che oggi come oggi mettere in campo un leader come "il cinese" � l’unica possibilit� per ricostruire una sinistra d’opposizione al governo Berlusconi. Un faro nella notte dei Ds e dell’Ulivo. C’� invece chi, dirigente di una Camera del lavoro nell’Oltrepo pavese, dice papale papale che "s�, � vero, Cofferati � un leader riformista. N� pi� n� meno. Sono mesi, del resto, che parla da dirigente politico, come sta facendo in questo congresso. Noi invece siamo la Cgil, dobbiamo fare sindacato e non scimmiottare il teatrino romano della politica". Perch� altrimenti si finisce per "scaricare la Fiom e i metalmeccanici in nome del primato della politica".
Sergio Cofferati pu� anche dichiarare ai microfoni Rai "come politico non ho futuro", resta il fatto che tutti lo danno in partenza. "La nostra risorsa", appunto, per rifondare la sinistra riformista. Non far� piacere a Fassino, forse; magari spinger� D’Alema a giurare di condividere dalla A alla Zeta la relazione di Cofferati e dire che nell’Ulivo e nei Ds c’� posto per tutti gli uomini di buona volont�. Fatto sta che i sindacalisti diessini hanno questo in testa. Da qui i sentimenti di speranza e orgoglio, mentre nel campo della sinistra radicale prevalgono diffidenza e fastidio.
Chi � arrivato ieri a Rimini direttamente da Porto Alegre, e non sono pochi, si sente un marziano. Vuoi per il salto di fuso orario, vuoi per il salto di fuso politico. "Non ho sentito la relazione, non sono in grado di fare dichiarazioni impegnative" dice un sindacalista torinese. Per� per� aggiunge, guardando verso il settore che ospita i politici dove spicca nel vuoto Massimo D’Alema: "Perch� Sergio vada a guidare Ds, Ulivo e chiss� cos’altro ci vuole che quelli l� tornino a casa, o almeno si facciano da parte. Ti sembra che stia avvenendo?". Effettivamente non mi sembra. Ma c’� tempo (qualche mese), e il tempo � galantuomo.
La cosa di cui sicuramente nessuno parla � l’ipotesi ventilata (minacciata? tirata fuori per essere bruciata?) giorni fa, di una modifica statutaria per prolungare il mandato di Sergio Cofferati. L’intervento pronunciato ieri da Guglielmo Epifani, in effetti, rispondeva al numero uno della Cisl e al numero uno della Uil con l’autorevolezza del prossimo numero uno della Cgil. "E Cofferati ormai parla da leader politico", insiste il coro di fondo del congresso. Dice Sergio, Camera del lavoro di Torino: "Non lo senti che parla da capo della sinistra diessina? Va bene cos�. Del resto, io ho apprezzato la sua relazione, tranne per quella scivolata sui meccanici". Invece Rosi, funzione pubblica, batte sull’altro tasto: "Ognuno il suo mestiere, noi abbiamo bisogno di fare sindacato, non manfrina politica". Lei la "scivolata" di Cofferati sui metalmeccanici la chiama, fuor di metafora, "mazzata".
I giochi politici non sono ancora fatti, n� a Rimini n� a Roma. A Rimini a riaprire il congresso ci hanno pensato Pezzotta e Angeletti. Ci vorr� del tempo, invece, per sapere se � maturo anzi se � ancora possibile il miracolo che tanti delegati Cgil sembrano dare per scontato: il tentativo di far uscire dal coma profondo la sinistra riformista con un’iniezione di Cofferati. "Ma se vuole chiudere in bellezza con la Cgil, Sergio deve fare una cosa soltanto – dice qualcuno – Portarci allo sciopero generale. Anche senza Cisl e Uil. Deve avere il coraggio e la forza che ha avuto la Fiom". Ma queste sono solo parole in libert�, di chi � appena sbarcato da un altro mondo (possibile). Da Porto Alegre.