Se il lavoro è “superusurante” la pensione arriva in anticipo

27/03/2001

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Se il lavoro è "superusurante"
la pensione arriva in anticipo

Pronto lo scivolo per le categorie a rischio, che potranno "risparmiare" sino a cinque anni

RICCARDO DE GENNARO


ROMA – Cari cavatori, cari palombari, audaci rappresentanti della fetta più old della old economy, uscite dal cuore delle montagne, risalite dal profondo dei mari. Arriva il decreto attuativo delle norme contenute nella Finanziaria con le quali, prima di chiudere i battenti, il Parlamento ha riconosciuto che, ai fini previdenziali, il vostro lavoro – laggiù dove il telefonino non prende e le telecamere non arrivano – è più faticoso dell’attività di un pubblicitario o di un agente di cambio: avrete la pensione anticipata e non dovrete lavorare, come vorrebbe Tony Blair, fino a cent’anni.
Si chiamano lavori usuranti, un tema previsto dalla legge Dini e mai affrontato fino in fondo. Ora, però, qualcosa si è mosso: per i lavori usuranti detti ++, doppio più, quelli cioè che più usuranti non si può (gli altri si dicono «normalmente» usuranti), la Finanziaria 2001 ha previsto uno scivolo anticipato alla pensione attraverso una «finestra» che fa risparmiare 16 mesi di lavoro senza aggravi contributivi per il lavoratore e per l’impresa. Il governo assicura poi che il decreti attuativo sarà varato prima di Pasqua.
Il bonus in Finanziaria è di 250 miliardi all’anno per tre anni, il che consente di coinvolgere quei primi lavoratori in uscita dall’industria pesante, che non avrebbero potuto godere dei benefici previsti dalla legge sui lavori usuranti: si stima che attualmente sono sottoposti a lavori usuranti «doppio più» oltre 50 mila lavoratori. Per la prima volta è passato – nel concreto – il principio secondo il quale i lavori non sono tutti uguali dal punto di vista della fatica, del rischio infortuni, del logoramento fisico. La legge dice che per ogni anno di attività, il lavoratore sottoposto a «usura» matura due mesi di pensionamento anticipato fino a un massimo di cinque anni: significa che per maturarli tutti e sessanta deve restare in cava o sott’acqua per 30 anni. A quel punto – se si troveranno i soldi per gli oneri sociali mancanti – chi ha sgobbato per bene nelle condizioni più impensate può salutare tutti a 60 anni, anziché a 65.
Oltre ai cavatori e ai palombari, la misura previdenziale riguarda fonditori, soffiatori del vetro, quelli che lavorano nelle celle frigorifere, che tolgono l’amianto dagli edifici, che volteggiano in aria su scale aree o attaccati a funi, che strisciano nei cunicoli di servizio, nelle fogne, nelle miniere o nei cassoni ad aria compressa. Le categorie che non hanno visto una lira, quelle dei lavori «normalmente» usuranti, non nascondono intanto la loro amarezza. «Tra le mansioni particolarmente usuranti doveva essere compreso anche il lavoro notturno e quello sulle linee di montaggio a ritmo vincolato, come peraltro prevede la tabella A del decreto del ‘93», protesta Gianfranco Tosi, responsabile sicurezza Fiom. Il traguardo verso il «concreto» riconoscimento dell’usura fisica per i lavoratori «normalmente usurati» è ancora lungo: bisogna definire la platea contributiva, stabilire le mansioni usuranti, trovare un meccanismo di rapida individuazione del lavoratore. A questo proposito, un incontro «tecnico» con le parti sociali è in programma la prossima settimana al ministero del Lavoro.