Se il lavoro atipico arriva in cima al Colle

09/01/2001



09 Gennaio 2001

Se il lavoro atipico arriva in cima al Colle
Una "cooperativa" disinvolta e un registratore: voci dal vivo sulla realtà del lavoro
FRANCESCO PICCIONI

Il responsabile della "cooperativa" che ha preso l’appalto delle pulizie delle "scuderie papali" del Quirinale incontra i lavoratori che fin qui erano alle dipendenze di un’altra ditta. Il suo scopo è esplicito: devono iscriversi come "soci lavoratori", altrimenti non verranno assunti. Qualcuno l’aveva previsto, e il nastro, paziente, registra. Mezzi poco ortodossi? Dipende sempre da chi hai di fronte.
"Voi non avete neanche il nullaosta dell’ispettorato che voi effettivamente lavorate là alle scuderie. Certo, dite che ci sono i registri delle presenze. Ma non contano niente. Qui ci muoviamo in un contesto cooperativo. Il mondo va così, una mano lava l’altra. Ormai si fanno le gare e si abbassano i prezzi, si manda la gente in mezzo alla strada. Ed è inutile dire ‘ma c’è la legge’; il contratto nazionale non è stato firmato neppure dalla Lega dei lavoratori (probabilmente un lapsus,
ndr).
"Quindi come soci o niente…", traduce una voce.
"Non c’è nessuna legge che obbliga la società ad assumere certe persone. Voi fate una normale richiesta di essere assunti come soci, e nessuno vi nega il lavoro".
"Ma, in pratica, è uguale a prima?"
"Beh, una differenza c’è. Se lavori guadagni, se non lavori non guadagni. Le cose cambiano, in Italia in particolare. Perché c’è la privatizzazione? Perché la gente è stanca. C’è chi sta 4-5 mesi in malattia, il malcontento… Da dipendenti ce se ne approfitta. Questo è ormai il futuro del lavoro, le cooperative. Si fanno società che non superano i 15 dipendenti e ogni volta che il lavoro diminuisce voi vi attaccate al tram. [...] Però, quando vi ho chiamati, è arrivata la lettera del sindacato Fatemi capire".
"Noi l’avevamo mandata ai sindacati prima che voi ci chiamaste. Pensavamo che non ci avreste chiamato".
"Non è carino. Chiariamo, perché…"
"Abbiamo cercato di tutelarci. Lei che diceva che avrebbe assunto nessuno".
"Noi cerchiamo lavoro e diamo lavoro. Ci sono dei clienti che ci pagano. Le cose devono quadrare, non possimao fare beneficienza. Se poi c’è il sindacato che millanta che c’è un contratto, non è che noi possiamo fare la parte dei fessi e cattivi. Le scuderie papali, nel fattempo, ci hanno detto che ci sono persone gradite e altre no, qui lo dico e qui lo nego. Però lo dobbiamo dire, noi lavoriamo per qualcuno. Ci andasse il sindacato a pulire le scuderie. Uomo avvisato, mezzo salvato. Il sindacato deve stare solo zitto".
"Ma non è automatico che dovete prendere tutti (quelli che già lavoravano lì)?"
"Non è detto. Dipende dai lavori. Questa è una cooperativa, non possiamo assumere dipendenti; non abbiamo obblighi che possano venire dal sindacato. Il sindacato detto tra noi, è espressione delle cooperative rosse. L’andasse a dire ai loro di prendere qualcuno. Fanno gli arroganti, ci mandano lettere che verremo convocati all’ispettorato del lavoro, minacciano di parlare col presidente della repubblica… Con tutto il rispetto, si metteranno a ridere. Pure un giornale dovrebbe stare attento a scrivere certe cose. Ma nel frattempo dobbiamo lavorare. La convocazione di stamattina è per dirvi: abbiamo piacere di vedervi nell’organico della cooperativa che vi dà i lavori, in qualità di soci lavoratori. Non vi chiederemo soldi, dovete pensare solo a lavorà. E quindi, se volete aderire ci mettiamo a lavorare. Normalmente sì, quando c’è il cambio appalti si mantengono i posti. Ma qui stiamo parlando di una cosa delicatissima. Qui preferiscono rischiare di avere una vertenza, da chiarire in un anno o due, piuttosto che rischiare di fare una brutta figura in un lavoro così importante. Questo è quanto".