Se il conflitto diventa souvenir – di G.Barlozzetti

11/04/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
086, pag. 24 del 11/4/2003
di Guido Barlozzetti


Il diario della (tele)guerra.

Se il conflitto diventa souvenir

Un grande dubbio attraversa i media dopo la caduta di Baghdad: ma è finita davvero la guerra? È come se, non fidandosi della clamorosa apparenza, tutto il sistema dell’informazione abbia allertato i suoi sensi per captare anche il minimo segnale, per intercettare l’indizio o la traccia apparentemente più irrilevante di una possibile sorpresa. Ed ecco, allora, i corrispondenti che, in una sorta di riflesso condizionato, segnalano subito i colpi che di prima mattina tornano a turbare la periferia della capitale. E che tornano ad arrovellarsi attorno al dilemma di Saddam Hussein: dove sta? Se n’è andato, magari con qualche figlio? Si è rifugiato nella nativa Tikrit? Si è nascosto in Siria? E se fosse già morto sotto uno dei missili che hanno centrato i palazzi presidenziali? Non basta, evidentemente, il simulacro del Raìs privato di ogni carica simbolica e abbattuto, lui sì, dal piedistallo: sbeffeggiato, oltraggiato con la bandiera stelle-e-strisce (che, peraltro, i comandi Usa hanno fatto prontamente rimettere in soffitta), tirato giù, colpito con ogni tipo di scarpe, trascinato nella polvere tra i lazzi degli iracheni esultanti… E, poi, comincia a circolare lo stupore. In qualche caso addirittura la delusione. Ma come, non ci aspettava la Madre di tutte le battaglie? Non c’era la guardia repubblicana ad attendere a piè fermo i malcapitati marines di Tommy Franks? No, quella che abbiamo visto è stata una scaramuccia. Qualche colpo di cannone è bastato a squagliare l’armata di Saddam e a far saltare fuori un popolo osannante ai militi americani. Gli inviati, in questa situazione, finiscono quasi per sembrare dei turisti. La città si offre alle loro esplorazioni e alla loro curiosità. Inerme, indifesa. Così, capita che Lilli Gruber si ritrovi nella residenza di Tarez Aziz. E, mentre visitatori non proprio disinteressati non vedono l’ora di impadronirsi delle spoglie del potere, lei esibisce alla telecamera l’album personale del ministro: Tarek con sua moglie e con quella di Saddam, Tarek con Saddam, Saddam… La guerra in diretta finisce nel souvenir, nella pornografia televisiva, moderna gogna elettronica, in cui mostrare al popolo degli spettatori ciò che resta di un potere che non c’è più.