Se Bonanni Fa I Conti Della Crisi: 200 Mila A Rischio

19/05/2010

Non fa sconti a nessuno «Il settimo rapporto industria», presentato ieri dalla Cisl. I numeri dalla crisi sono lì, nero su bianco: 350 mila posti di lavoro persi dall’inizio di quella che viene chiamata col suo nome, «recessione»; circa 600 mila persone coinvolte negli ammortizzatori sociali, 150-200 mila lavoratori a forte rischio occupazionale. Pur non perdendo una visione prospettica positiva, il sindacato guidato da Raffaele Bonanni, traccia uno scenario crudo e impressionante: «Nei prossimi due, tre anni – si dice – per carenze strutturali preesistenti, solo una parte dell’industria, circa un terzo delle imprese, appare in grado di agganciare la ripresa internazionale con un rilancio consistente delle esportazioni». Interessante, tra l’altro, l’analisi delle Regioni più in sofferenza: confrontando le quote regionali di occupati dipendenti nell’industria manifatturiera sul totale nazionale, con le relative quote di cassa integrazione per i primi quattro mesi del 2010, le Regioni più colpite sono il Piemonte e la Lombardia, al Nord, il Lazio al Centro, la Puglia e la Basilicata al Sud. In queste stesse Regioni la crisi sta distruggendo il tessuto produttivo, come testimonia il maggior ricorso alla Cassa integrazione straordinaria. Anche i distretti soffrono un po’ tutti: fanno un po’ meglio quelli alimentari e del vino. Alla fine, si spiega, a reagire positivamente ci sono 5 mila imprese, pari al 30% del sistema produttivo, altre 6 mila invece rischiamo grosso. Poi c’è una «terra di mezzo», dove conterà la capacità di riposizionamento.