Se 5 milioni di firme vi sembran poche…

11/03/2003

            martedì 11 marzo 2003
            economia e lavoro

            Consegnate ieri ai presidenti di Camera e Senato. «È la più grande raccolta mai realizzata nella storia della Repubblica»
            Se 5 milioni di firme vi sembran poche…
            Epifani: un pezzo importante del Paese difende i diritti e contesta le scelte del governo

            Felicia Masocco

            ROMA Più di cinque milioni e centomila
            firme, praticamente un italiano su
            dieci si è unito alla Cgil nella battaglia
            per estendere le tutele e i diritti a tutti i
            lavoratori e per mettere un argine ai
            licenziamenti facili e alla precarizzazione
            del lavoro voluti dal governo con le
            sue deleghe e il Patto per l’Italia. Ieri il
            segretario generale Guglielmo Epifani
            le ha consegnate al presidente del Senato,
            Marcello Pera, e al vicepresidente
            della Camera, Fabio Mussi, segnando
            ufficialmente il taglio di un traguardo
            e allo stesso tempo una nuova partenza
            che intende coinvolgere il Parlamento
            dove le proposte di riforma dovranno
            «vivere». «Speriamo che sia così – ha
            dichiarato Epifani – e che possano
            essere considerate punto di riferimento
            per le politiche del lavoro. Abbiamo
            dimostrato che milioni di cittadini
            non condividono le scelte del governo
            su queste materie».
            Una nuova raccolta di firme, quelle
            sui dispositivi di legge, è già iniziata
            e ad essa si associa l’iniziativa di gruppi
            di parlamentari che presenteranno le
            proposte a loro nome. Trentasette deputati
            del centrosinistra hanno già dato
            la loro disponibilità. «Si tratta della
            più grande raccolta di firme mai fatta
            in Italia», ha detto Epifani a Pera; «Le
            inoltrerò tempestivamente alla commissione
            Lavoro del Senato, saranno
            un elemento aggiuntivo alla discussione
            del disegno di legge 848 bis», ha
            risposto il presidente di Palazzo Madama
            che poco prima si era reso protagonista
            di una piccola gaffe presentando
            Epifani come Sergio Cofferati: si è subito
            corretto addebitando all’età la «coazione
            a ripetere».
            Anche alla Camera il presidente
            Pierferdinando Casini ha trasmesso le
            firme alla commissione Lavoro; in sua
            assenza era stato Fabio Mussi a ricevere
            la delegazione cigiellina , «uno straordinario
            fatto democratico, non ci sono
            precedenti», è stato il suo commento,
            «è giusto che le Camere raccolgano
            questo documento con il dovuto rispetto».
            «Il dado è tratto» quindi, ed era
            questo lo slogan che ieri mattina campeggiava
            sulle scritte dei militanti del
            sindacato riuniti in piazza Navona per
            una sorta di cerimonia di chiusura delle
            campagna «Tu togli io firmo». Guglielmo
            Epifani ha preso la parola al
            termine ed ha subito rilanciato con la
            manifestazione per i diritti (del lavoro
            e di cittadinanza) e per la pace che si
            terrà sabato a Milano: tre cortei, mezzo
            milione di persone attese, un modo
            per dire che non è ancora il momento
            per la Cgil di tirare i remi in barca.
            Anzi: la battaglia in difesa dei diritti va
            portata avanti «costi quel che costi», e
            di tutto va fatto per il leader della Cgil
            per fermare una guerra «incomprensibile»:
            «Divide l’Europa, mi sembra più
            un’avventura. Ma noi non possiamo
            accettare un mondo in cui il più forte
            decide quando e come colpire i più
            deboli».
            La manifestazione di Milano sarà
            preceduta venerdì da uno sciopero unitario
            e simbolico (un quarto d’ora) di
            tutti i lavoratori italiani, cone loro si
            fermeranno i colleghi europei come voluto
            dalla Ces (confederazione dei sindacati
            europei) in una storica decisione
            presa pochi giorni fa ad Atene. All’unità
            contro la guerra, fa riscontro
            quella sulle pensioni (un documento
            comune di Cgil, Cisl e Uil sta per essere
            messo a punto), ci sono convergenze
            sulla politica industriale, le confederazioni
            sono poi unite contro il terrori-
            smo «nemico della democrazia, del sindacato
            della libertà dei lavoratori» ha
            detto Epifani «lo combatteremo in Italia
            e nel mondo in tutti i modi». Ma
            proprio sui diritti e sul Patto per l’Italia
            tra i sindacati restano le distanze
            più marcate. Se per la Cgil i 5 milioni
            di firme raccolte indicano la strada da
            seguire «con determinazione anche
            scontando il silenzio dei media», per la
            la Cisl Raffaele Bonanni afferma che la
            questione dell’articolo 18 è «acqua passata,
            non è più all’ordine del giorno»,
            archiviata con il Patto per l’Italia che la
            Cisl ha firmato. Un po’ anacronistico
            considerato che c’è un referendum alle
            porte su cui anche i sindacati sono
            chiamati a prendere posizione. La Cgil
            «deciderà a tempo debito», ha ribadito
            Epifani che però è incalzato dalla sinistra
            interna alla sua confederazione.
            Partendo dalle firme raccolte Giampaolo
            Patta non ha dubbi, «la Cgil si
            esprima per il sì, il successo ottenuto
            con quella campagna indica la grande
            sensibilità che su questi temi pervade
            ormai il Paese».
            Oggi poi scade il termine per la
            presentazione in commissione Lavoro
            del Senato degli emendamenti alla delega
            sui licenziamenti e gli ammortizzatori
            sociali contenute nel Patto per
            l’Italia. Per il sottosegretario al Welfare
            Maurizio Sacconi anche queste riforme
            dovrebbero vedere la luce entro
            giugno.