SD COMMERCE Working Group

L’EUROPA , IL PANE E LE ROSE .

appunti e riflessioni di una lavoratrice del commercio e delegata sindacale in
“ missione “ europea

Il 25 Gennaio 2012 si è svolto a Bruxelles il Working group meeting of the sectoral social
dialogue in commerce cui grazie all’invito della Filcams CGIL Nazionale ho avuto il privilegio di
partecipare.
L’argomento Commercio e i capitoli ad esso annessi posti in sede Europea hanno di certo un impatto assai
differente su chi partecipa , mi spiego , è il confronto in realtà , è questo che a quei tavoli si pone
fortemente . Esempio : l’applicabilità delle leggi internazionali o le differenti statistiche sull’impiego in Europa
le contrattazioni presenti in ciascuna nazione e quindi il diritto al lavoro e le possibilità che un intero popolo
ha di ribellarsi rispetto ad una crisi mondiale che sta devastando ogni tipologia di mercato in relazione
all’assetto politico del paese in questione .
E’ stata la mia prima esperienza in quel contesto e di certo ciascuna argomentazione mi è sembrata
inesauribile ed eternamente argomentabile sebbene alcune cose fossero statisticamente specifiche alcune
altre ho percepito riguardarmi fortemente da vicino come lavoratrice e soprattutto come donna .
L’argomento donna e lavoro è infatti emerso come preponderante nella discussione , in che modo le
multinazionali del commercio collocano la donna che lavora come dipendente per le medesime in relazione
alle dinamiche di vita quindi la famiglia e al tempo per la socialità ?
Da subito è comprensibile che per rispondere a questo quesito dobbiamo necessariamente ricordare che
siamo in Europa e che esiste nero su bianco una Carta Dei Diritti Fondamentali Dell’ Unione Europea che
sancisce al capo III :
Uguaglianza
Art.21
è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore
della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le
convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una
minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.
Parità tra uomini e donne
Art. 23
La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di
occupazione, di lavoro e di retribuzione.
Si, lo so visti così sembrano piccoli concetti posti secondo geometrie precostituite su un foglio
dall’ inchiostro di un tipografo eppure …
Eppure, in alcuni paesi in Europa non esiste applicabilità alcuna di questi diritti e quello che mi
ha posto in atteggiamento assai contrariato è stato il fatto che il mio paese in quel momento
non potesse segnare il passo nell’emancipazione .
Il mio paese in Europa millanta una democrazia nelle politiche femminili che è di fatto una
pratica puramente utopica e questo è fortemente discriminatorio e contravviene dunque a
quanto sancito dalla Carta Dei Diritti Fondamentali Dell’ Unione Europea e al più comune senso
del rispetto . L’ Italia è uno degli stati membri , siamo nell’ euro ma quello che manca è la capacità di
acquisizione della consapevolezza delle responsabilità comportate dall’essere in Europa e questo ci pone in
fondo alla classifica con paesi in cui lo status democratico è di breve spazio storico .
Per rispondere al quesito di cui sopra tranne per qualche piccola eccezione ( Inghilterra,
Francia, Ungheria e Germania ) posso affermare che le risposte date sono state di una
sequenzialità da manuale e assolutamente tutte identiche : le donne sono ancora
discriminate sui posti di lavoro .
Le lavoratrici del commercio quasi tutte assunte con contratti fuori da ogni certezza oggettiva
in termini di continuità , vengono ricattate dalle multinazionali rispetto alla turnazione inoltre in
alcune parti dell’ Europa, di tale fenomeno ovviamente l’ Italia ne è rappresentativa nella
peggiore delle accezioni , ancora esistono le dimissioni in bianco.
La possibilità e il desiderio di una donna di voler diventare madre è ancora paradossalmente un
vincolo per l’assunzione . Per le multinazionali del commercio se intendi fare la madre non puoi
lavorare questo è il messaggio che passa durante i colloqui o durante e le discussioni settoriali
dentro minuscoli uffici aziendali .
Le multinazionali incriminate sono giganti come Carrefour , Auchan , Lidl , Tesco il cui organico
è composto per l’80 % da donne, statistica che stride certo con gli eventi discussi in materia di
discriminazione.
Dalla discussione è emersa una riflessione divenuta poi una proposta e cioè la costituzione di
una commissione di vigilanza in merito al fattore discriminazione delle donne lavoratrici nel
commercio , richiesta immediatamente inserita nell’ordine del giorno .
Ho osservato durante la messa al voto i volti delle donne presenti , tutte ci sostenevamo con lo
sguardo e con un sorriso che suscitava tenerezza qualunque fosse la nostra provenienza
qualunque fosse la nostra lingua abbiamo compreso che qualcosa di buono stava per essere
fatto grazie alle testimonianze portate in quella sede e grazie ad una tenacia tutta al
femminile.
Le multinazionali del commercio evadono la risposta in fatto di “ politiche discriminatorie “ nei
confronti del soggetto donna trincerandosi dietro minuzie legislative o alzando muri di silenzio
stampa .
Una delle rappresentanti italiane ha affermato che la situazione delle donne e dei lavoratori
tutti del commercio nel nostro paese ha subito l’ennesimo colpo rispetto al varo del decreto
salva Italia . Si è affermato che le aperture senza regole temporali legittima di fatto il mercato
del lavoro precario e la disgregazione dell’ istituto della famiglia escludendo ogni valore umano
necessario alla funzione aggregativa dell’individuo in termini sociologici .
La risposta dei presenti non è certo stata uniforme. La Germania per esempio ha affermato che
l’ Italia deve adeguarsi al mercato. Io, forse un po’ da profana in termini di dialogo sociale
europeo ma da profonda conoscitrice delle aziende tedesche, essendo dipendente di una di
queste, ho pensato che sarebbe stato opportuno alzarsi e urlargli in faccia le modalità con cui
io e le mie colleghe siamo state trattate per anni prima di trovare il coraggio di non
“ adeguarci “ e di denunciare !!! e che per le aziende tedesche la parola adeguamento si
traduce in sottomissione il più delle volte senza sinonimi .
Le rappresentanti dell’ Austria e dell’ Ungheria hanno risposto ponendo la questione economica
anche sotto il profilo etico e cioè esplicitando che il governo italiano non dovrebbe far pagare ai
lavoratori questa crisi e ancor più dovrebbe tutelare la famiglia dalla dissoluzione per assenza
di tempo ! Qualcuno ha ancora del buon senso mi sono detta !
Ho ascoltato e scritto molto, ho partecipato interfacciandomi con persone che fino a quel
momento per me erano assolutamente sconosciute, ho compreso che esiste la possibilità di
una compartecipazione degli intenti così forte da poterne ottenere un’ azione reale e concreta
utile non solo a promulgare un proposito .
Ho capito che a stare sedute dietro ad una cassa c’è di più se poi le ingiustizie subite ti portano
ad alzarti e ad alta voce indignarti , fino a decidere che la tua faccia e il tuo impegno sono
necessari perché il silenzio non prevede percorsi utili rispetto invece alle voci dei molti che
come te si aggregano e denunciano. Certo , lo so è un rischio , questa è stata la mia
consapevolezza immediata, potrebbero licenziarmi potrei perdere tutto è vero ma se stessi
zitta e mi lasciassi sopraffare perderei me stessa e il comune senso della giustizia che
dovrebbe pervadere ciascuno di noi. Molti penseranno che sono presuntuosa e sciocca e che se
perdo il lavoro perdo davvero tutto.
Io penso invece che una donna che lavora oggi e che desidera o ha già una famiglia può
volere e lottare perché nessuno mai possa portarle via il diritto di porre radici al proprio essere
femminile concedendosi di concepire crescere e dare sussistenza al percorso vitale e da questo
emanciparsi senza mai perdere se stessa il pane e le rose.
M.Cinzia Gatto – rsa Filcams Cgil Venezia