Scontro supermercati-industria

13/11/2007
    15 novembre 2007 – ANNO XLV N.46

    Pagina 159 – Economia

      Scontro supermercati-industria

        Prezzi & Polemiche – Federdistribuzione compra una pagina sui giornali per attribuire ai produttori la colpa dei rincari. E scatena la protesta delle imprese.

          Raffaella Galvani

            Che avrebbero gettato benzina sul fuoco alla Federdistribuzione lo sapevano benissimo. Per di più in un clima generale già caldo per la lotta tra la Coop e l’Esselunga, che sta scatenando una guerra dei prezzi e scuote gli equilibri del settore. Ma secondo Paolo Barberini, presidente dell’associazione che con 81,8 miliardi di fatturato nel 2006 rappresenta il 73 per cento di quota di mercato della grande distribuzione organizzata, bisognava «uscire allo scoperto per uscire dall’angolo». Così ha comprato tre paginoni su Il Sole 24 Ore, Corriere della sera e La Repubblica di mercoledì 31 ottobre per spiegare ai consumatori le sue ragioni.

              In sintesi: se i prezzi aumentano, al di là delle tensioni sui mercati delle materie prime, la colpa non è della distribuzione, ma dell’industria. La prova? I prodotti di largo consumo (quelli confezionati, non i freschi da banco) negli iper e super, secondo i conti della Federdistribuzione, sono aumentati dello 0,8 per cento tra gennaio e settembre 2007, mentre l’industria nello stesso periodo ha alzato i listini del 4.

                La mossa, per quanto risulta a Panorama, ha provocato l’immediata reazione di Ernesto Illy, presidente della Centromarca, associazione che rappresenta il gotha dell’industria di marca. Lo stesso 31 ottobre Illy ha scritto a Barberini per protestare contro una iniziativa che «attribuisce alla sola distribuzione il merito della bassa inflazione nei beni di consumo».

                  Ma cosa ha spinto la Federdistribuzione a dar fuoco alle polveri? In realtà sarebbe un contrattacco. Dice Barberini: «Rispondiamo innanzitutto alla Federalimentare guidata da Giandomenico Auricchio, che punta alla forte difesa delle politiche di prezzo dell’industria alimentare e al ridimensionamento di quello che chiama “lo strapotere della grande distribuzione”».

                    In effetti Auricchio ha dichiarato che «alla grande distribuzione va il 50 per cento del prezzo pagato dal consumatore, contro il 26 per cento dell’industria, il 13 dell’agricoltura e l’11 dei servizi».

                      E poi a preoccupare la Federdistribuzione c’è il governo: nella discussione del decreto 2 delle liberalizzazioni di Pier Luigi Bersani, esponenti dei Verdi, di Rifondazione e della Margherita hanno presentato due emendamenti per dichiarare nulli i contratti che prevedono contributi da parte dell’industria per entrare nella lista dei fornitori di un supermercato o per arrivare agli scaffali di vendita. Tema cruciale quello dei «fee d’ingresso» (una vessazione per l’industria, una condivisione del rischio per il commercio): compare anche nella lettera della Centromarca. Scrive infatti Illy che «si fa apparire l’industria responsabile degli aumenti in atto, trascurando che negli incrementi di listino una componente importante viene dalle richieste del commercio di contribuzioni sempre in crescita».

                        Alla Federdistribuzione non contestano, ma sono pronti alla replica. «Quei contributi servono per aiutarci a compensare le perdite causate dai nuovi prodotti che in misura crescente l’industria ci chiede di mettere sugli scaffali, ma che quasi sempre si rivelano un fallimento». Lo proverebbero i dati della AcNielsen, secondo cui nel primo semestre 2007 su 26.976 referenze esaminate solo l’1 per cento ha ottenuto successo (oltre 30 mila euro di vendite medie settimanali).

                          E poi, dice Barberini, il governo si deve decidere: se siamo un elemento scomodo della filiera, da ingabbiare con regole per noi penalizzanti, non ci può poi chiamare ai tavoli come alleato chiedendoci di bloccare i prezzi.

                            E l’industria? Alla Federalimentare, dopo l’iniziativa di Barberini, lanciano messaggi concilianti. «Siamo partner e non controparti, anche se, in uno scenario mondiale di rincari per le materie prime destinati a durare, dobbiamo scrivere nuove regole» dice Auricchio. E alla Centromarca suonano la stessa musica. «Industria e distribuzione devono collaborare e non farsi la guerra». Purché la pace, sperano i consumatori, sia anche a loro vantaggio.